Alberto Guzzetti: una vita per il prossimo con discrezione e umiltà

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Il campanile era la sua bussola di riferimento e l'etica e l'impegno erano le sue priorità, lo si comprendeva dai piccoli gesti come la raccolta delle offerte tutte le domeniche alla Messa delle 18.

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L'impegno di Guzzetti nelle Acli si concretizzò anche come fondatore di una delle prime cooperative edilizie delle Acli

Giovanni Bianchi, parlamentare e presidente delle Acli nazionali da poco scomparso, amava definirli santi minori: si tratta di quegli aclisti (e non solo) che hanno dedicato e offerto la loro vita al prossimo con dedizione e umiltà.

Tra questi sicuramente ricordiamo Alberto Guzzetti. Alberto, nato a Milano il 15 marzo 1935 in via Giusti nel burg di scigulatt, iniziò sin da adolescente a frequentare la parrocchia della SS. Trinità e, nonostante provenisse da una famiglia di tradizione laica, si avvicinò presto alla Fede che non lo abbandonò mai e gli diede conforto sempre, specialmente negli ultimi anni di vita connotati da una lunga e spietata  malattia. Alberto diplomatosi ragioniere ed effettuato il servizio militare nei Granatieri, cosa di cui raccontava con fierezza, iniziò subito la sua opera di attenzione verso l’Altro impegnandosi in particolare dalla seconda metà degli anni cinquanta nel patronato delle Acli che operava, oltre che in zona Paolo Sarpi e nella sua parrocchia, anche  nelle campagne del Milanese dove, da vero pioniere, aiutava a prendere coscienza dei propri diritti  in luoghi , come amava raccontare, dimenticati dove le persone erano abbandonate  a sé stesse . Continuò  il suo impegno nelle Acli anche in seguito come fondatore di una delle prime cooperative edilizie delle Acli, portando a termine la costruzione dei due caseggiati dove poi andò lui stesso ad abitare in via dei Ciclamini, 6 nel 1966 in zona Inganni.

Divenuto a tutti gli effetti parrocchiano de “La Creta” iniziò contemporaneamente la sua collaborazione con l’allora parroco Padre Marcellino e in particolare con l’indimenticabile Fra Martino: se la periferia della città dava spazio ai sogni di una borghesia emergente che vedeva la sua realizzazione in abitazioni più confortevoli e agiate, allo stesso tempo continuava sempre a più a ospitare sacche e zone di forte e differente disagio sociale.

La sintonia tra il l’allora trentenne aclista e Fra Martino era inevitabile: entrambi erano fortemente dediti alla carità francescana vista come attenzione verso gli ultimi  da aiutare senza pregiudizio, entrambe persone pratiche, concrete nella Fede e nell’aiuto verso l’altro ma al contempo schive, mai amanti delle ribalte e dei protagonismi, rigorosamente dedite all’altro con discrezione e umiltà.

La loro operatività spaziava a tutto campo dal primo aiuto per le famiglie emigrate che si inurbavano, a quelle devastate dalle tossicodipendenze, ai semplici poveri, dagli anziani abbandonati, ai disoccupati, alle famiglie di carcerati sempre sapendo che ogni intervento era unico e andava fatto con un’analisi lungimirante ed empirica dei bisogni e delle necessità nel rispetto innanzitutto della persona aiutata.

I fratelli bisognosi andavano seguiti con costanza, mai abbandonati, andavano conosciuti con visite anche a sorpresa per capire al meglio il quadro del loro disagio, della loro reale situazione di bisogno e non importava che vivessero nelle case minime di Forze Armate, in quelle popolari di via Inganni, Piazza Tirana, del Giambellino o in qualche nuovo condominio: fondamentale era aiutarli non solo con un piccolo supporto economico ma anche con l’attenzione che desse loro quella centralità persa o mai avuta.

Durante gli anni Settanta in lui prese coscienza l’importanza fondamentale di strutturare e organizzare tutti questi aiuti e decise quindi, di evolvere il suo volontariato di credente e aclista in una forma più articolata fondando la sezione locale della Società San Vincenzo De’ Paoli, naturalmente con l’aiuto di tanti altri parrocchiani  da lui coinvolti: Alberto era la colonna portante ed il riferimento ma dando sempre importanza e spazio a tutti.

Nel frattempo la sua carriera professionale avanzava  e lo portava ad essere amministratore delegato di una serie di aziende, cosa che teneva nascosta per la sua modestia proverbiale, e il suo ruolo dirigenziale non veniva attuato come espressione di potere bensì come l’ennesima occasione per aiutare il prossimo, era infatti un vero e proprio ufficio di collocamento di zona.

Alberto mi diceva “sun strac fioeu! Ghe stu pù cun la testa” si rendeva purtroppo conto dell’avanzare della sua malattia e per questo già vent’anni fa aveva individuato quello che sarebbe stato dal 2008 il suo degno e preparato successore alla guida della san Vincenzo della Creta: si trattava di Vincenzo (nomen omen) Cecere che così lo ricorda:” La prima volta che ci siamo visti mi ha detto: “ ci vediamo da Lui” …io non capivo ma per Guzzetti significava che prima di ogni azione e iniziativa caritativa bisognava passare a dire una preghiera davanti al Santissimo per poi agire!” e poi aggiunge: ”molte volte ero preoccupato perché non sapevamo come coprire certe spese importanti per alcuni dei nostri assistiti e Alberto mi diceva” non ti preoccupare c’è sempre la Provvidenza che ci aiuta” e come per miracolo i soldi apparivano! Con la sua fede e il suo impegno ci ha insegnato tanto!”

Alberto aveva scelto di condurre una vita sobria quasi monacale, viveva con la madre Angela per tutti la “Nonna Guzzetti” e l’amato gatto Fufi, è stato il mio padrino di Battesimo e la persona che mi ha letteralmente fatto camminare a due anni di età, oltre a consigliarmi in tanti momenti della mia esistenza.

Il campanile era la sua bussola di riferimento e l’etica e l’impegno erano le sue priorità, lo si comprendeva dai piccoli gesti come quando ogni sabato alla messa delle 18 raccoglieva le offerte in umiltà.
Ecco perché Fra Paolo nella sua accorata orazione funebre ha parlato di Alberto come di un confratello dei frati della Creta alla luce anche del suo impegno, tra gli svariati, nella Commissione affari economici della parrocchia svolto a lungo.

Ecco perché ha saputo preparare la sua successione, formando tanti volontari sempre con il pudore di non volere apparire ma facendo in modo che in sua assenza non venisse meno l’aiuto ai più bisognosi. Ancora una volta Alberto ha agito con la misericordia e la carità nel cuore, sulle orme di Sant’Ambrogio, operoso nell’ombra mai in prima fila.

Silvio Ziliotto