Ero straniero e mi avete accolto

Ero straniero e mi avete accolto email stampa

Una testimonianza importante. Ancora una volta Silvia Maraone ci racconta la cruda realtà dei campi profughi, con umanità e sensibilità

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«...la vera storia non è quella del Male che emerge. La storia qui, tra questi stati d’animo così cupi, è la capacità dell’essere umano di andare avanti lo stesso, cercando la Speranza».

 

Quante facce non saprei riconoscere tra la folla, tra le persone che sono passate in questi mesi nel piccolo campo profughi di Bogovadja, dimenticato da qualche parte nella Serbia occidentale? Con quante persone non mi sono nemmeno scambiata un saluto, con quanti mi sono invece stretta la mano dicendo good morning, selam?
Quanti sono quelli che sono stati qui, per pochi giorni, per poi tentare il “game”, l’attraversamento illegale dei confini? Chi di loro è riuscito a evitare i manganelli, i cani, i fili spinati ungheresi? Chi ha raggiunto la sua famiglia nella tanto agognata Germania, chi invece ha già cercato per la terza, quarta, quinta volta di attraversare i boschi ed è stato catturato e rimandato indietro?

La vita nel campo profughi è un’infinita ripetizione di giornate tutte identiche, all’interno della quale ognuno di noi recita una sua parte, cercando di tenere sotto controllo stress, tensione, follia che inevitabilmente ti bussano alla porta nel momento in cui siamo tutti prigionieri dello stesso spettacolo, un truman show senza soluzione di continuità. Operatori delle organizzazioni, responsabili del campo, migranti, cuochi, profughi, donne delle pulizie, ci troviamo insieme, tutti i giorni, inventandoci ogni giorno storie nuove, racconti nuovi, scherzi nuovi. Se non sei dotato di fantasia, questo lavoro, o questa vita, non la puoi proprio fare.

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Silvia Maraone, cooperante di Ipsia (l’Ong delle Acli)  si trova in Serbia nel campo profughi di Bogovadja, per il progetto di ACLI, Caritas Ambrosiana, Caritas Italiana, Caritas Serbia, finanziato da ACLI (fondi 5×1000 anno irpef 2014), Caritas Italiana e Caritas Ambrosiana.

 

A fronte della drammatica situazione  che investe la Rotta Balcanica e l’Europa da circa due anni, il progetto vuole intervenire parallelamente sulla realtà italiana, attraverso le reti Acli e Caritas, con l’obiettivo da una parte di mantenere alta l’attenzione sul tema delle migrazioni e in particolare delle condizioni nei campi profughi in Europa, dall’altra offrire supporto alla Caritas Serbia che sta fronteggiando l’emergenza attivando percorsi formativi e di capacity building per gli staff locali e supporto a interventi di tipo psico-sociale in alcuni dei campi.