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25 marzo: Giornata internazionale in memoria delle vittime della schiavitù e del commercio degli schiavi transatlantici. email stampa

La Giornata Internazionale mira anche a sensibilizzare sui pericoli del razzismo e del pregiudizio dei giorni nostri

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Charleston, luglio 1769

Il 25 marzo viene celebrata la Giornata internazionale in memoria delle vittime della schiavitù e del commercio degli schiavi transatlantici. Istituita nel 2007 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, tale ricorrenza si pone l’obiettivo di ricordare e onorare la memoria di oltre quindici milioni di donne, uomini e bambini che, dal XVI al XIX secolo, furono vittime del crudele commercio transatlantico degli schiavi.

Si tratta della più imponente migrazione forzata della storia e occupa uno dei capitoli più bui della storia del genere umano.

Si trattò di persone originarie del continente africano che furono strappate dalle loro terre e vendute come schiavi nell’America del nord, colonia inglese, nell’America del sud, colonia spagnola e portoghese e nelle Isole caraibiche.

In questo scenario, il ruolo principale fu occupato degli Europei e, in particolare, dai principali Stati dell’epoca: Gran Bretagna, Spagna, Portogallo e Olanda.

La tratta era, infatti, divisa in tre tappe. La prima consisteva nel passaggio dall’Europa all’Africa, dove gli schiavi venivano barattati con prodotti europei, come oggetti di cuoio, oggetti in vetro, armi, alcol e tessuti.

La seconda tappa vedeva il passaggio dall’Africa all’America, dove gli schiavi trasportati dalle navi erano venduti e usati per lavorare nelle piantagioni e nelle case di ricchi proprietari terrieri. Furono, però, impiegati anche nelle miniere del Sud America, soprattutto in quelle di oro e argento in Perù e di rame in Cile.

La terza tappa prevedeva il ritorno delle navi dall’America all’Europa, con le stive cariche di prodotti lavorati dagli schiavi tra cui tabacco, cotone e zucchero.

In quest’ottica, l’Africa rappresentò un tesoro da depredare. La tratta dei neri segnò, infatti, l’inizio di una decelerazione, di un ristagno e, infine, dell’arresto della storia africana.

L’economia africana iniziò a girare attorno al beneficio esclusivo dell’economia europea, proprio attraverso il meccanismo del “commercio triangolare”.

Secondo Angelo Turco, docente di geografia e specialista della storia africana, la popolazione africana tra il 1600 e il 1900 crollò dal 10% al 30%; la causa di questo calo demografico va attribuita alla deportazione degli schiavi ed alle malattie, spesso, importate proprio dagli europei.

Per oltre tre secoli, l’Africa ha subito una perdita demografica ingente, causando un danno permanente alla società. Gli schiavi venivano catturati nell’entroterra dai negrieri che assaltano i villaggi con fulminee razzie; i predatori erano anche Africani, che approfittavano delle guerre tribali per fare prigionieri e rivenderli ai mercanti europei. Le donne, gli uomini ed i bambini che venivano venduti come schiavi, nell’attesa della partenza per le Americhe, restavano rinchiusi in dei magazzini anche per due o tre mesi, in condizioni insopportabili.

Queste persone erano trattate alla stregua di un qualsiasi tipo di merce, senza nessuna pietà.

Una volta imbarcati sulle navi dirette alle Americhe, le condizioni di viaggio si rivelavano disumane. Per la traversata, le navi impiegavano dai trenta ai novanta giorni; gli schiavi restavano incatenati nelle stive delle navi per tutta la durata del viaggio. In base ai pesi, per stabilizzare la nave, erano sistemati in modo da potersi muovere per spazi limitatissimi. Molti morirono durante le traversate e accadde anche che, in mancanza di acqua per tutti, venissero buttati in mare, vivi, centinaia di schiavi.

Si stima siano stati effettuati circa ventisettemila viaggi e che siano nove milioni e mezzo gli Africani sopravvissuti alla tratta.

La tratta si protrasse, di fatto, fino alla conclusione della Guerra di secessione statunitense nel 1865 quando il 16° presidente degli Stati Uniti d’America Abraham Lincoln ratificando il preesistente XIII emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America sancì l’abolizione permanente della schiavitù.

Dal 1865 al 2020 è trascorso ben più di un secolo e il mondo, da allora, si è evoluto ad una velocità, esponenziale. Ma non possiamo dire che i crimini legati a comportamenti ed azioni schiaviste, siano stati eliminati e sconfitti.

Voglio, a tale proposito, ricordare le parole di Papa Francesco che, in più occasioni ha ribadito come anche al giorno d’oggi si debbano elencare nuove forme di schiavitù a cui sono sottoposti milioni di persone. Uomini, donne e bambini sono vittime di tante forme di violenza, dalla prostituzione alla droga sino a subire un’umiliazione personale; come accade a milioni di immigrati, vittime di interessi altrui, strumentalizzati e privati di solidarietà ed uguaglianza. È responsabilità di tutti denunciare le ingiustizie e contrastare con fermezza questi vergognosi crimini.

Non dimentichiamo il passato e apriamo gli occhi a quanto accade nel presente.