4 marzo: chi ha vinto e chi ha perso

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Dall'analisi del voto e dal confronto dei dati delle tornate elettoral si evince che la geografia del voto è cambiata molto (slide di Ipsos)

«Una campagna elettorale che ha guardato indietro, che ha insistito molto sugli anziani e parlato poco ai giovani» è la sintesi che Luca Comodo ha presentato al Consiglio Provinciale della Acli Milanesi il 12 marzo scorso durante il quale, il direttore del Dipartimento Politico-sociale di ‎Ipsos, ha illustrato l’Italia del post voto.
Un esito elettorale influenzato dalle modalità con cui l’elettorato si informa. Secondo il Censis infatti negli ultimi dieci anni i quotidiani cartacei hanno subito un crollo della diffusione del 31,2%, con gli elettori sempre più propensi ad informarsi sui social network.

Anche una percezione sbagliata dell’entità delle questioni che affliggono il nostro Paese ha contribuito all’esito del 4 marzo, così come testimoniato dalle ricerche di Ipsos sulla percezione che gli italiani hanno della presenza degli immigrati e sul tasso di disoccupazione nel Paese. Gli immigrati ad esempio, secondo le risposte della media del campione intervistato, rappresenterebbero il 30% della popolazione, a fronte del dato reale del 7% registrato nel 2014, mentre il tasso di disoccupazione percepito è del 49%, a fronte del reale 12% del 2014. Un paese quindi, secondo Comodo, «che ha votato sulla base di un Paese che non esiste».

In questa tornata i vincitori delle elezioni sono stati i partiti e i candidati che hanno saputo utilizzare meglio degli altri i social network, con Lega e M5S rispettivamente al primo e al secondo posto, a cui si aggiunge la sorpresa di Casa Pound che si colloca in quarta posizione, subito dopo il PD. Tra i leader politici, a mobilitare con più efficacia i propri follower, troviamo Matteo Salvini la cui figura ha prevalso e ha trascinato il partito verso il risultato, segue Luigi Di Maio, trainato, invece dalla forza del Movimento di cui è il leader. L’ex segretario dem, Matteo Renzi, e il leader di Leu, Pietro Grasso, invece sui social si equivalgono coi propri partiti e non riescono a spiccare su di essi.

Parlando di flussi elettorali, rispetto alle politiche 2013, il centrosinistra perde 2,5milioni di voti mentre la Lega ne guadagna 4 milioni, molti dei quali sottratti al partito di Berlusconi. Il M5S invece conquista ben 2 milioni di elettori.

Il M5S quindi è il primo partito tra tutte le fasce di età, eccezion fatta per quella più elevata: mantiene il suo picco di gradimento tra i più giovani e cresce nettamente nella fascia centrale. Netta anche la sovra rappresentazione della Lega tra le fasce di età più mature, superata da FI solo tra gli over 65.

Analoga alle politiche del 2013 la situazione del voto per titolo di studio: anche in questo caso il M5S si attesta come primo partito trasversalmente tra tutti i titoli, il centro sinistra mantiene i migliori risultati tra gli elettori con titolo di studio più basso (secondo Ipsos, qui ad incidere è la base storica del Pd costituita da pensionati mobilitati dalla tradizione delle ‘zone rosse’) e tra i laureati. La Lega e FI mantengono la loro prevalenza tra gli elettori con titolo studio medio basso.

Se si esclude la categoria dei pensionati, il Pd si attesta invece come primo partito tra i ceti elevati, il resto è egemonizzato dal M5S che ottiene i migliori risultati tra operai, disoccupati, impiegati e casalinghe. La Lega cresce tra i lavoratori autonomi e i commercianti. Fa riflettere il dato dei dipendenti pubblici, elettorato storicamente orientato verso il centro sinistra, spostatosi nettamente sul M5S con il 41,6% dei consensi. In quest’ultimo caso, secondo Ipsos, a pesare sono riforme come la “buona scuola” e quella della Pubblica Amministrazione.

Rispetto alle precedenti consultazioni politiche cambia nettamente il quadro tra i cattolici. Anche in questo caso il M5S si attesta come primo partito, attraendo un elettorato tradizionalmente appannaggio di partiti più moderati come PD e FI. Si registra inoltre anche un aumento del consenso per la Lega dei cattolici.

Geograficamente ne esce un’Italia divisa in due: con un Sud a maggioranza M5S (salvo rare eccezioni in Calabria e Campania) e un Nord a maggioranza centro destra. Il centro sinistra mantiene il suo nucleo tra le cosiddette ‘regioni rosse’, ma in modo molto più sbiadito rispetto al passato dove, a sorprendere oggi, è l’aumento del consenso per la Lega.

Venendo alle elezioni regionali invece, secondo Comodo in Lombardia non si evidenziano anomalie rispetto al voto passato se non un “travaso” di voti da FI alla Lega. I rapporti di forza quindi non sono mutati.

In generale un risultato che per il direttore di Ipsos si inquadra nei processi di globalizzazione in atto: «La globalizzazione sta marginalizzando l’Occidente e nonostante l’Italia stia crescendo, nessuno ha saputo prendere in mano la crescita per farla diventare un progetto sul medio periodo, e su questo, grande responsabilità è del centrosinistra». Uno scenario molto complesso quello che esce dalla tornata elettorale, scenario di cui le forze politiche, che nelle prossime settimane formeranno il governo, dovranno tenere in considerazione.