A Canegrate l’iniziativa per riscoprire il pensiero di Don Milani

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Proponiamo il testo distribuito in occasione della rappresentazione lo scorso 16 settembre dello spettacolo “La Parola fa eguali” alla presenza tra gli altri del Parroco e del Sindaco di Canegrate a cura di Carlo Mozzoni.

Nei 44 anni di una vita che ha attraversato il ‘900, tra i suoi 18 e i 20 il giovane Lorenzo Milani Comparetti dismette per sempre lo stile del ceto facoltoso in cui è cresciuto, per vestire fino all’ultimo giorno l’abito nero del prete.

Dal 1941 prende lezioni di arte ed estetica a Firenze, studia la liturgia e i Vangeli, poi ecco gli incontri decisivi con Don Raffaele Bensi, che attesta così: “La sua anima mi si spalancò, capii di aver davanti un uomo molto diverso da quelli che conoscevo. Per tutto l’autunno si ingozzò di Vangelo e di Cristo. Quel ragazzo partì subito senza vie di mezzo. Trasparente e duro come un diamante, doveva subito ferirsi e ferire. E così fu”.

Conversione e vocazione coincisero: l’impeto del passaggio dall’agnosticismo al seminario identifica un senso del tempo annullato nel fastidio per l’indugio, nella predilezione assoluta per scelte decisive.

La libertà, in una lettera del ’44 alla madre “…io non ne sento punto la mancanza.

Quando uno liberamente regala la sua libertà è più libero di uno costretto a tenersela.”

La speranza, in una lettera del ’47: “Anche ai tempi delle invasioni barbariche sembrava la fine, invece è nato un mondo nuovo, così oggi…io sono attento a vedere dove piega il disegno di Dio, pronto ad aiutarlo a incarnarsi anche lì, come ha fatto in tutte le civiltà, nazioni, tempi, lingue”.

La fede, in una lettera del ’59: “…se la scoperta del male deve prender tanto posto da non saper più guardare con un sorriso affettuoso tutte le cose buone che esistono nel mondo e nella Chiesa, allora vuol dire che non crediamo in Dio e nella Provvidenza… combattivi fino all’ultimo…ma senza perdere il sorriso sulle labbra e nel cuore”.

Don Milani e Don Primo Mazzolari: Papa Francesco li ha commemorati insieme, nel 2017. Una sintesi del loro insegnamento è che la vera gerarchia del Vangelo incomincia dagli ultimi e che è adesso il tempo di soccorrere chi ha bisogno: è bene amare oggi prima di lavorare per un mondo migliore di domani.

Nei rapporti tra fede e politica, secondo lui i laici cattolici dovrebbero occuparsi di leggi, governi e giornali, per avvicinarsi all’ideale cristiano ma senza troppa presunzione di successo; i sacerdoti, invece, dovrebbero sempre dire parole in cui l’ideale cristiano non si pieghi mai alla ricerca conformistica del “prudente” e del “male minore”.

Fede e ragione si intrecciano e si richiamano: i portati più alti della ragione umana, il

pensiero e il linguaggio per esprimerlo, hanno la potenzialità di costruire un ponte tra parola umana e Parola divina, perché, come amava dire, bisogna voler bene alle parole.

L’esperienza alla parrocchia di Barbiana rappresenta, a partire dal 1954, il seme più fecondo del suo apostolato.

La scuola, come Vangelo attivo per migliorare la condizione di vita dell’uomo, è il luogo autentico della sua opera: in quanto educatori, bisogna credere nella capacità creativa dell’insegnamento – attraverso il rapporto circolare tra maestro e discepolo- e nell’istruzione degli emarginati come prima via per l’emancipazione materiale e spirituale. Questi rappresentano gli elementi più originali del ministero pastorale, del messaggio pedagogico e dell’analisi sociologia di Don Milani.

Nella Lettera ai cappellani militari toscani del 1965 esprime pensieri favorevoli ad una forma di obiezione di coscienza alla leva che gli procurò gravi problemi da parte dell’autorità, sia civile che religiosa. Un passo illuminante: “Quando è l’ora non c’è che pagare di persona… chi lo fa testimonia che ama la legge più di altri… questa tecnica di amore costruttivo per la legge l’ho imparata, insieme ai ragazzi, leggendo la vita del Signore nei 4 Vangeli, il Critone e l’ Apologia di Socrate, l’autobiografia di Gandhi… Vite che sono venute tragicamente in contrasto con l’ordinamento legale dei loro tempi, non per scardinarlo ma per renderlo migliore”.

E’ stato detto di lui che ha avuto vita e parole per spiriti liberi.

Ecco, con l’intelligenza della sua parola, la determinazione ad attivare le coscienze, il pensiero e la giustizia, il suo incondizionato esempio di amore evangelico per l’ultimo della fila, sempre manifestati nel turbinio irruente di un’indole senza chiaroscuri, Don Lorenzo Milani sembra attendere ancora nel nostro futuro.