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Ac e Acli insieme per costruire la società multiculturale che dobbiamo essere nel prossimo futuro email stampa

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Silvia Landra, scelta dall’Arcivescovo tra una rosa di nomi segnalata dal Consiglio diocesano, è la terza donna a guidare l’Azione Cattolica ambrosiana, dopo Valentina Soncini (2008-2014) e Maria Dutto (1976-1983).

 

Sua Eminenza il Cardinale Angelo Scola ha nominato Silvia Landra nuovo Presidente di Azione Cattolica ambrosiana per i prossimi tre anni. La Landra è al suo secondo mandato ed è stata scelta dall’Arcivescovo tra una rosa di nomi segnalata dal Consiglio diocesano. Direttore presso la Casa della Carità a Milano, Silvia Landra ha 48 anni, vive a Sesto San Giovanni. La sua è una storia associativa molto ricca: responsabile adulti di Decanato e vicepresidente diocesano dei giovani durante la presidenza Zucchetti, negli anni 1993 – 2005. Prima di guidare l’associazione, ha presieduto la commissione per la formazione.

Silvia è al secondo mandato come presidente dell’Azione Cattolica Ambrosiana. Quali pensa siano le priorità sulle quali nel prossimo triennio l’Ac, e in particolare l’Ac ambrosiana dovrà insistere?

L’AC dovrà insistere soprattutto sulla centratura della formazione dei laici nella vita quotidiana con particolare attenzione ai luoghi dove si trascorrono più ore nell’ordinarietà e alle relazioni più prossime e significative. C’è il rischio, particolarmente in un clima ancora denso e operoso come quello ambrosiano, che le difficoltà di partecipazione – che inevitabilmente si registrano nei contesti dell’impegno ecclesiale in tutti i territori della diocesi- siano letti dai soci di AC come un richiamo a mantenere affannosamente i ritmi di un calendario pastorale ormai non più sostenibili. Va riscoperto un modo nuovo e attuale di essere appassionati alla chiesa locale, sinceramente al fianco dei pastori, ma assolutamente più coinvolti dalla sfida del Vangelo vissuto nella vita e dalla missionarietà negli ambienti familiari, civili, culturali, sociali, politici.

Da molti anni ormai l’azione Cattolica e le Acli si impegnano insieme per favorire il senso di responsabilità dei cittadini verso un’autentica cittadinanza. Cosa pensa si debba ancora fare per conseguire l’obiettivo? Ci sono dei percorsi non ancora intrapresi insieme?

Ci sono alcuni amici non conoscitori delle dinamiche ecclesiali – mi ha colpito che siano stati più di uno – che tre anni fa mi hanno detto “complimenti per quel tuo incarico a capo delle ACLI”. Quando li ho corretti, mi hanno detto: “ma non è la stessa cosa?”. Non è irrilevante che persone non avvezze ordinariamente alle nostre sigle e linguaggi ecclesiali abbiano in memoria che c’è un nesso forte tra ACLI e AC. Condividiamo una storia densissima che ci ha fatto camminare al fianco in modi anche molto differenti. A noi e voi insieme oggi tocca di capire qual è il modo attuale per continuare ad essere una alleanza che favorisce percorsi fruttuosi per il laicato cattolico e per la nostra società civile. Lei dice una parola chiave: cittadinanza. Credo anch’io che in questo campo possiamo unire davvero le forze per continuare a radicare messaggi che riguardino l’importanza degli impegni sociali e politici diretti secondo una precisa visione di città che si realizza con le politiche intelligenti e con logiche di accoglienza pensata e creativa, verso quella società multiculturale che dobbiamo essere con fierezza nel prossimo futuro.

Fra qualche settimana giungerà la tanto attesa visita di Papa Francesco. Al di là del grande evento che rappresenta questo per la città, quale pensa debba essere il modo migliore per attenderlo e cosa spera possa lasciarci?

Ci prepariamo alla venuta del Papa accogliendo innanzitutto i suoi stimoli e provando a rifletterci secondo la nostra sensibilità ambrosiana, non accontentandoci di “raccogliere slogan”, ma ricavandone percorsi significativi per la nostra chiesa e le nostre vite. Mi aspetto (ma non ho dubbi!) che non si affievolisca il richiamo all’incontro con il povero e la sfida di mettere al centro la fragilità come cifra interpretativa della realtà personale e sociale. La città come luogo nel quale si compongono sensibilità molto diverse può trovare in un percorso riflessivo così innovativo e trasversale come quello del l’enciclica Laudato sì’una mappa per andare in profondità nelle sue principali questioni che riguardano tutti i cittadini e le condizioni possibili di una convivenza davvero pacifica e qualificata.