Acli- Il Decreto lavoro non affronta le urgenze vere

Acli- Il Decreto lavoro non affronta le urgenze vere email stampa

342
0
SHARE

“Il Governo, in un momento nel quale le aziende assumono e crescono soprattutto i tempi indeterminati, si concentra su come agevolare il lavoro non stabile – ha dichiarato Stefano Tassinari, Vicepresidente Acli – ed è davvero un paradosso che non va certamente  a vantaggio delle imprese ma di chi tra loro vuol competere sulla bassa qualità del lavoro. Inoltre le boccate di ossigeno di fringe benefit e del taglio del versamento dei contributi sono provvisorie e fatte dentro un aumento del debito e allo specifico scopo di evitare quegli aumenti salariali che spetterebbero ai lavoratori. Siamo fanalino di coda in Europa dove paesi come Francia e Germania, negli ultimi 30 anni, hanno visto aumentare i salari di oltre il 30%”.

Il decreto non è sufficiente specie di fronte a un’inflazione spesso dettata dalla speculazione e dal costante aumento dei costi che i cittadini privatamente devono sostenere per il dimagrimento progressivo di sanità, istruzione, welfare e servizi pubblici. Una spesa  privata che già oggi si può stimare arrivi a quasi 1000 euro al mese in media per una famiglia di 4 persone.

“Il tutto –  prosegue Tassinari – mentre si evita di affrontare non solo il lavoro povero, ma l’impoverimento sempre più ampio dei redditi da lavoro, con salari o compensi sempre più vicini alla povertà  e che con la loro esiguità poco o nulla contribuiscono alla spesa pubblica, a finanziare le pensioni presenti e a garantire quelle future. Impoverimento e crescita delle diseguaglianze andrebbero invece affrontate con proposte più radicali, come quelle da noi lanciate in occasione del 1 maggio (qui per approfondire), in particolare servono maggiori controlli contro il sommerso; un indice statistico che misuri quale sia la soglia di salario o compenso che garantisce un lavoro libero e dignitoso per portare la contrattazione verso salari dignitosi; Salario minimo con riferimento ai minimi dei contratti collettivi delle organizzazioni maggiormente rappresentative. Accanto al Salario minimo andrebbero individuate anche soglie di Guadagno Massimo Consentito per limitare gli esagerati compensi, oltre a rendite e super profitti, di manager e speculatori, che sottraggono, anche per i forti e crescenti privilegi di cui godono grazie a un fisco sempre meno equo, risorse al lavoro e a una corretta distribuzione della ricchezza che esso crea”.