Acli: Ora corridoi umanitari per soccorrere gli Afghani

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Foto di David Mark da Pixabay

Il ritorno al potere dei talebani in Afghanistan ha riportato al centro del dibattito internazionale un paese che in questi anni ha vissuto una guerra lontana dai riflettori. Nel silenzio dei media, da molto tempo le ONG che operano nelle rotte dei profughi dal Medio Oriente, denunciano la presenza di afgani che fuggono dal loro paese: già oggi sono intorno 30% in Bosnia ed il 45% in Grecia.
L’analisi della cronaca delle ultime settimane fino alle immagini di una città in fuga nel terrore di ritorsioni e della restaurazione dell’oscurantismo è importante: con le armi non si avviamo processi di cambiamento sociale e culturale. Ma non è la priorità in questo momento. Prima vengono le vite delle persone a cui deve essere permesso, come loro diritto, di uscire dal Paese e di essere accolti come rifugiati. Il Coordinamento donne delle Acli chiede inoltre che venga posta attenzione sulla condizione delle donne che rischiano, con l’arrivo dei talebani, di perdere tutte le conquiste degli ultimi anni.
Il richiamo all’Europa e, più in generale, alla comunità internazionale di farsi carico dei rifugiati afgani è lo stesso che da troppo tempo facciamo per le situazioni disumane per le persone che si trovano a Lipa, a Lesbo che chiedono umanità e accoglienza.
Quello che sta succedendo in Afghanistan deve smuovere le coscienze di tutti, a partire dalle istituzioni europee, e spingerci prima di tutto a garantire dei corridoi umanitari per salvare più vite possibile e per garantire un futuro alle donne e agli uomini di una terra martoriata. Solo dopo verrà il momento di capire quali siano state le responsabilità e soprattutto quali azioni mettere in campo perché nel nuovo Afghanistan si rispettino i diritti umani.

Le Acli aderiscono all’Appello in difesa della popolazione civile afgana