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Andrea Villa: Nel messaggio alla città per la festa di Sant’Ambrogio l’Arcivescovo ci invita alla lungimiranza, alla fierezza e alla resistenza email stampa

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Ha per titolo “… con gentilezza – Virtù e stile per il bene comune”, il discorso alla città e alla diocesi che l’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ha pronunciato nella serata di lunedì 6 dicembre, durante la celebrazione dei Vespri votivi in onore del patrono Sant’Ambrogio, nella basilica a lui dedicata. La riflessione è tradizionalmente rivolta in particolare ad amministratori pubblici, politici e responsabili del bene comune che vivono e operano nel territorio della Diocesi di Milano.

Qui l’intervento del presidente delle Acli Milanesi, Andrea Villa, dopo aver ascoltato le parole dell’Arcivescovo:

«Nella solennità di Sant’Ambrogio l’Arcivescovo Delpini ha voluto parlare alla città e indicarle i cammini possibili in questa fase di incertezza, che dura ormai da quasi due anni, ed insieme cercare di trovare il modo di vivere questa incertezza in spirito cristiano di fede, speranza e carità. Il richiamo alla “gentilezza”, presente fin dal titolo, non ha nulla di astratto o di idilliaco: semplicemente – e mons. Delpini lo rimarca fin dall’inizio- è un modo per ricordare, con le parole dello stesso Ambrogio, “quale vantaggio abbia recato la gentilezza di un’accattivante affabilità ,o, al contrario , quale danno la superbia e la tracotanza nel parlare, così da mettere in pericolo gli stessi regni e distruggerne la potenza”. E questo è particolarmente vero, pensando a quanto poco, nella lotta contro la pandemia, abbia giovato il linguaggio autoritario e impositivo e quanto di più abbia giovato una comunicazione rispettosa e convincente.

Più in generale mi sembra che ci siano almeno tre, fra i tanti, gli spunti della riflessione del nostro Vescovo che intersecano direttamente l’attività delle ACLI milanesi: il primo, nell’ambito di quella che mons. Delpini definisce “lungimiranza” (cioè la capacità di guardare lontano ed in prospettiva), viene dall’appello a tenere insieme la tutela dell’ambiente e quella del lavoro secondo le indicazioni della settimana sociale svoltasi nell’ottobre scorso a Taranto. Dice l’Arcivescovo: “La nostra terra è in grado di mostrare come i due beni da custodire e promuovere si possano conciliare. Le buone prassi diffuse chiedono di essere conosciute e valorizzate non come laboratori specifici e appartati, ma come una metodologia per bonificare l’intero sistema produttivo e una sollecitazione a stili di vita personali e comunitari adeguati. (…) È necessario promuovere nell’opinione pubblica una sensibilità che con l’apprezzamento incoraggi le buone pratiche e con la critica e con stili di vita più coerenti disapprovi i comportamenti che sono di danno al bene comune”».

Da molti anni le ACLI milanesi infatti hanno legato la loro tradizionale attenzione alle esigenze e agli sviluppi delle dinamiche interne al mondo del lavoro e all’economia  alla ricerca e alla promozione di stili di vita coerenti con la tutela dell’ambiente nella prospettiva di quella transizione ecologica che ormai è riconosciuta come una necessità da parte di tutti i principali Governi e dalle principali organizzazioni internazionali: è una strada necessaria ed irreversibile, sulla quale vogliamo proseguire con tutte le altre forze consapevoli delle sfide di oggi e di domani, senza inutili forzature polemiche ma con la piena consapevolezza della necessità di questo percorso.

Il secondo spunto è nell’ambito che l’Arcivescovo indica come quello della “fierezza”, ossia della consapevolezza del proprio valore e della necessità di metterlo al servizio di un progetto più grande. Mons. Delpini ci ricorda che: ” La scarsa partecipazione degli elettori nelle elezioni amministrative da poco celebrate in alcuni comuni è un segnale allarmante e l’opera educativa e la sensibilità sociale di molti devono essere un invito, una sollecitazione per tutti. I cittadini non sono clienti, e nessuno deve solo essere aiutato o essere tollerato. L’attenzione alle persone fragili non è soltanto beneficienza: anche chi è fragile ha risorse da offrire e doni da condividere. L’accoglienza di persone che vengono da altri Paesi non è solamente accoglienza: ogni cultura, ogni persona, ogni tradizione offre un contributo per la società di domani, la Chiesa di domani, la comunità di domani”. Come ACLI riteniamo che soprattutto coloro che sono usciti vincitori dalle recenti elezioni debbano considerare come il mandato loro affidato, per quanto assolutamente legittimo, sia però reso tenue da una partecipazione al voto così modesta, indice di una sfiducia di fondo nei confronti delle istituzioni e delle forze politiche che non ha ancora stimolato una seria riflessione. Il nostro Movimento continuerà a farsi promotore di percorsi di cittadinanza attiva mirati all’inclusione sociale, alla fraternità delle genti, alla crescita della democrazia intesa nel suo senso più ampio, istituzionale e non, in modo da contribuire alla formazione di cittadini consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri ed aperti alle esigenze dei tempi nuovi.

Il terzo spunto è nell’ambito di ciò che mons. Delpini chiama “resistenza” a cui sono chiamati gli “artigiani del bene comune”, che si facciano presenti nelle realtà più complesse del vivere umano. Infatti “la nostra società ha bisogno di abitare i territori dell’umano, allorquando si sbilancia su e con un nuovo umanesimo; la nostra società ha bisogno di presidiare le relazioni interpersonali, a fronte di una deriva delle stesse nelle interminabili connessioni virtuali (relazioni tascabili e liquide); di lasciarsi interpellare dagli ultimi della fila, dai vuoti a perdere, dalle vite da scarto”».

«Nei giorni in cui papa Francesco con le sue parole forti ad Atene e a Lesbo ha ricordato il valore di tutte le vite e di ogni vita, anche l’Arcivescovo di Milano  dunque ci richiama alla necessità dell’attenzione agli ultimi, ai piccoli e ai poveri.  Come le ACLI da tempo stanno facendo all’interno dei percorsi di promozione umana e sociale che hanno aperto nel corso degli anni, sia a livello locale sia a livello di cooperazione internazionale. In questa prospettiva, dal Discorso alla Città si conferma un’impostazione magisteriale e pastorale attenta alla persona umana fatta ad immagine e somiglianza di Dio, ed emerge un profilo di Chiesa realmente in uscita alla ricerca di chi sta nell’oscurità e nel bisogno: una Chiesa di cui le ACLI si sentono parte attiva ed integrante».

Il testo integrale del Discorso alla città (QUI)