Attraversare la storia con la speranza di cambiarla

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Giovanni Bianchi, scomparso cinque anni fa, fu Presidente regionale delle Acli Lombarde e successivamente presidente nazionale dal 1987 al 1994

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Se si potesse fermare il tempo e tornare indietro di qualche anno, non avremmo la pandemia, la siccità, l’inflazione, la guerra in Europa e la cavallette in Sardegna, ma continuando a vivere dovremmo comunque affrontare nel futuro altre avventure ancora sconosciute e forse altrettanto drammatiche.

Conviene quindi restare nella nostra epoca con gli occhi aperti sulla realtà che ci circonda, senza sogni di evasione, per affrontare invece, “strada facendo”, gli ostacoli da superare per creare  coesione e comunità, oltre la tentazione del cavarsela da soli, offrendo il contributo dei talenti che ognuno ha avuto in dono per coltivarli al servizio del prossimo.

E’ l’eredità che ci lasciano i “santi della porta accanto” e i testimoni che hanno attraversato la loro epoca con il cuore aperto alla fede e alla speranza di riuscire a seminare idee e progetti per camminare insieme con l’obiettivo di animare la storia con la fraternità vissuta e la solidarietà operante.

La riscoperta della vita e delle opere di Giovanni Bianchi, indimenticabile amico e compagno di viaggio nelle Acli, in politica e in spazi teologici, culturali e poetici, avviata nell’appassionante giornata trascorsa alle Acli regionali con la moglie Silvia e interventi di varie personalità, da Mattarella e Natoli, da don Colmegna a padre Costa, da Prodi a Pizzinato, da Salvi a Villa, Manfredonia e Troncatti, ci ha fatto riaprire molte pagine ancora da sfogliare e interpretare.

C’è l’invito ad andare oltre i confini, con la fede in Dio, per affrontare con intelligenza e coraggio le diverse situazioni e per cambiare le prospettive di azione nella Chiesa e nella società, in sintonia con le attese dei cittadini e delle nuove generazioni, sulla spinta della testimonianza personale vissuta con coerenza e passione al servizio di una politica aperta al bene comune.

E’ un intreccio di radici, vocazioni e visioni, che parte dagli oratori e dalle parrocchie, con la condivisione delle speranze  della generazione del Concilio, fra maestri e testimoni, da Turoldo a Martini, nel clima di rinnovamento della Chiesa e di apertura alla trascendenza, in campo aperto nella società secolarizzata, fra l’impallidire delle ideologie  e la crisi delle rappresentanze.

Dalla scuola alla società e all’esperienza parlamentate, il percorso diventa naturale per trasferire nelle istituzioni le esperienze maturate nella militanza aclista, con l’obiettivo della riforma dei partiti e della politica, sull’ispirazione del personalismo cristiano, vissuto fra spiritualità e impegno, nella prospettiva del superamento delle lacerazioni del tessuto sociale.

C’è un cammino interrotto da riprendere, nella realtà dei processi e nella società della rete, con “la militanza missionaria” e il volontariato, la pedagogia sociale per non smarrire la testimonianza, la spiritualità e la fede, in un orizzonte di attualità e uno stile di vita appassionato e coerente, senza perdere la speranza di farcela, coltivando pensieri di condivisione e di azione contro le discriminazioni, le disuguaglianze e le ingiustizie.

Emergono le storie delle presidenze regionali e nazionali delle Acli, i rapporti con don Franco Fusetti e don Aldo Farina, don Tonino Bello a Mostar, padre Dominique Chenu e Carlo Maria Martini, accanto alle missioni parlamentari per gli italiani all’estero, la remissione del debito dei paesi poveri, le guerre in Iraq e nella Jugoslavia, oltre che alle campagne per la riforma del sistema elettorale, fra rappresentanza e governabilità, e per la rifondazione dei partiti dopo la scomparsa delle formazioni politiche nate nell’immediato dopoguerra.

Si costruivano rapporti con slancio profetico, per guardare lontano e farci innamorare delle Acli, con particolare attenzione ai giovani da coinvolgere nelle  ricerche, attenti alle trasformazioni della società, alla cura della democrazia e alle riforme istituzionali, aprendo con speranza lo sguardo sul futuro.

Dalla teologia alla poesia, per trovare un progetto nelle incognite del cambio d’epoca e per governare le crisi con la radicalità dell’essere credenti, nella valorizzazione delle convergenze dell’associazionismo cattolico, contro le disaffezioni all’impegno politico, riprendendo il dialogo con le forze sociali sulla traccia dell’esperienza originale dell’Ulivo.

C’era un modo cristiano per stare in politica, sullo stile di La Pira, con una testimonianza generativa, fra responsabilità e partecipazione, con la riscoperta del ruolo dei laici nel clima conciliare, da sperimentare nell’azione quotidiana, valorizzando la dimensione contemplativa della vita.

Da Sesto S.Giovanni con le prime esperienze amministrative e di dialogo senza frontiere ideologiche sui diritti dei lavoratori al Parlamento, passando dalla dimensione lombarda e internazionale delle Acli, per una avventura umana radicata sul messaggio evangelico e sul coraggio della libertà.

Ci resta la possibilità, sull’esempio del Centro S.Fedele con la vasta opera del card. Martini, di avviare anche alle Acli lombarde la raccolta dei libri e della poliedrica produzione letteraria di Giovanni Bianchi, per realizzare una proposta di studio e approfondimento delle nuove sfide del mondo che cambia.