Autorizzati a pensare. Visione e ragione per il bene comune

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Alla vigilia della festività del Santo patrono, presiedendo nella Basilica di Sant’Ambrogio il rito dei Primi Vesperi, l’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ha pronunciato il Discorso alla Città e alla Diocesi dal titolo “Autorizzati a pensare. Visione e ragione per il bene comune” alla presenza delle autorità istituzionali della Regione, della Provincia e del Comune per proporre la riflessione sui temi di maggiore attualità civile e sociale

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Alla vigilia della festività del Santo patrono, presiedendo nella Basilica di Sant’Ambrogio  il rito dei Primi Vesperi, l’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ha pronunciato  il Discorso alla Città e alla Diocesi dal titolo “Autorizzati a pensare. Visione e ragione per il bene comune”.

«E’ un invito alla serietà e alla responsabilità quello che ci viene dall’Arcivescovo mons. Mario Delpini in questa vigilia di Sant’Ambrogio, tanto più pressante in quanto il degrado del dibattito pubblico appare ogni giorno di più come il riflesso di un degrado nei rapporti fra le persone – ha detto il presidente delle Acli Milanesi, Paolo Petracca dopo aver ascoltato il discorso alla città».

«Come giustamente rileva l’Arcivescovo– ha continuato Petracca- “La pretesa non è il far valere i propri diritti, ma è mancare di comprensione nei confronti degli operatori e delle regole che essi devono rispettare, esigere di essere serviti e ascoltati come se si fosse soli al mondo, insinuare una malizia e una colpevole disattenzione là dove il servizio non è prestato secondo le proprie aspettative. Si può forse dire che la “cultura post-moderna”, se si può usare il termine “cultura” in questa accezione, esalta l’emozione, lo slogan gridato, stuzzica la suscettibilità e deprime il pensiero riflessivo.” Da qui deriva  “il rischio di lasciarsi dominare da reazioni emotive e farle valere come se fossero delle vere e proprie ragioni su cui fondare le nostre scelte e avanzare rivendicazioni. Questa confusione tra ragioni ed emozioni spesso può complicare gravemente la convivenza civile.”

Da molti anni come ACLI milanesi – ha spiegato il presidente – lavoriamo per instaurare un rapporto corretto fra la società civile e la dimensione politico-istituzionale, che non sono separate (l’una, in verità , è il riflesso dell’altra), ma spesso procedono in parallelo e faticano ad incontrarsi e a riconoscersi. Per questo, con le parole dell’Arcivescovo, riteniamo necessario condividere “pensieri e non solo emozioni, informazioni obiettive e non solo titoli a effetto, confronti su dati e programmi e non solo insulti e insinuazioni, desideri e non solo ricerca compulsiva di risposta ai bisogni.”

Il fine di questo percorso educativo condiviso – ha affermato Petracca- non può che essere quello di un maturo senso di responsabilità  “che ci impegna a un esercizio pubblico dell’intelligenza, che si metta a servizio della convivenza di tutti, che sia attenta a dare la parola a ogni componente della città, che raccolga l’aspirazione di tutti a vivere insieme, ad affrontare insieme i problemi e i bisogni, a recensire insieme risorse e potenzialità.”

In questo senso i credenti in questa fase storica devono condurre un serio esercizio di pensiero critico rispetto alla società e alle sue tendenze, laddove la critica non è mai disgiunta da uno sguardo solidale, ma deve discernere con attenzione le tendenze in atto, comprendendo quanto in esse sia positivo e quanto sia invece nocivo per la vita sociale. Sicuramente nocivo è “il pensiero asservito all’utilitarismo” che  “si riduce a calcolo, quindi a valutare risorse e mezzi in vista di un risultato per lo più individuale o corporativistico piuttosto che di un fine comune e condiviso.” L’Arcivescovo fissa inoltre due priorità che ci sentiamo di condividere totalmente: la prima è quella di “dare volto all’Unione Europea dei popoli e dei valori, che pensi i suoi valori e le sue attese nella concretezza storica del tempo presente e di quello a venire, e che non si occupi di beghe e di interessi contrapposti”.

La consapevolezza del passaggio fondamentale rappresentato dalle elezioni europee del 2019, nel momento in cui tendenze nazionaliste, populiste, xenofobe e razziste si affacciano a livello internazionale e nel nostro Paese sono diventate forze di Governo spinge le ACLI – ha aggiunto Petracca – ad approfondire le ragioni dell’Unione europea e a contribuire ad un suo ripensamento che non deve in alcun modo diventare occasione di ripiegamento su scenari antistorici e nostalgici quanto piuttosto di un rilancio che privilegi l’approccio ai problemi sociali e alle paure diffuse nelle società europee.

La seconda priorità è quella rappresentata dalle quattro emergenze sociali puntualmente richiamate nel messaggio: “– la crisi demografica che sembra condannare la popolazione italiana a un inesorabile e insostenibile invecchiamento; – la povertà di prospettive per i giovani che scoraggia progetti di futuro e induce molti a trasgressioni pericolose e a penose dipendenze; – le difficoltà occupazionali nell’età adulta e nell’età giovanile e le problematiche del lavoro; – la solitudine il più delle volte disabitata degli anziani.”

L’impegno delle ACLI sia attraverso la propria attività formativa e sociale sia attraverso i loro servizi sia nei rapporti con le altre associazioni aderenti al Forum del Terzo settore, all’Alleanza contro la povertà, alla campagna Ero straniero, al coordinamento Pace in Comune e al Forum delle famiglie – ha concluso il presidente – è stato costantemente quello di rafforzare e consolidare il progetto di un nuovo modello di welfare che sia aderente alla fase storica che stiamo attraversando.

Le parole del nostro Vescovo sono quindi per noi un mandato ed uno stimolo a fare sempre meglio, ispirati dall’insegnamento sociale della Chiesa nella costruzione di una città dell’uomo a misura d’uomo».

Lo speciale sul Portale Chiesa di Milano