Circoli: allenarsi con energia e passione attraverso buone pratiche quotidiane

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Durante l’incontro tematico del 12 maggio sono stati approfonditi alcuni aspetti che hanno riguardato i circoli e le reti territoriali in questo ultimo anno interessato dall’emergenza pandemica

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La rigenerazione tra creatività e digitale, questo il tema dell’incontro online di mercoledì 12 maggio promosso dalle ACLI milanesi. A discuterne insieme sono stati Gabriele Suffia, studioso del digitale e presidente del Circolo ACLI Geopolitico ed Eva Martucci, attrice e formatrice teatrale attiva nel circolo ACLI La Gobba, insieme con Agostino Cullati, animatore di comunità delle ACLI milanesi.

Durante l’incontro tematico sono stati approfonditi alcuni aspetti che hanno riguardato i circoli e le reti territoriali in questo ultimo anno interessato dall’emergenza pandemica. Tra questi, il tema dei mezzi di comunicazione online che hanno permesso di mantenere i contatti con i soci e i volontari, ma anche talvolta di raggiungere persone nuove, che altrimenti non sarebbe stato possibile intercettare.

Come la maggior parte dei media di comunicazione, anche quelli online hanno un doppio statuto, come il fármacon della classicità greca. Possono cioè svolgere una funzione positiva, di integrazione con le attività associative e animative che vengono organizzate tradizionalmente, aiutando i circoli e le reti territoriali ad allargare il pubblico partecipante, stimolando l’emersione di idee nuove (si pensi ad esempio alla possibilità di affrontare temi di importanza locale, di un quartiere o di un comune, che ben si prestano ad essere discussi e proposti ad una platea più vasta di quella consueta). Parimenti, occorre saper vigilare consapevolmente sui vincoli che i medesimi strumenti digitali pongono: riduzione del contatto umano, richiesta di mantenere l’attenzione più alta rispetto a eventi in presenza, necessità di tempi ristretti.

Ecco che risulta fondamentale saper scegliere quali attività si prestano ad essere svolte a distanza, in modalità mista (in presenza e online) e quali, invece, con l’auspicabile ritorno alla quotidianità pre-Covid, è bene che restino solo in presenza: è per esempio il caso delle attività artistico-teatrali, espressive, dove è fondamentale l’interazione fisica tra le persone, ma anche ad alcune proposte formative che prevedano uno scambio esperienziale forte tra i partecipanti.

Un altro tema che è stato affrontato durante l’incontro è stato quello della creatività. Talvolta è una parola che viene guardata con un certo timore: “Sarò io capace di essere creativo?”, oppure: “No, preferisco continuare a fare quello che finora ho fatto”. In questo modo, in realtà, stiamo ponendo a noi stessi dei limiti condizionanti, che impediscono al nostro potenziale creativo di emergere e di contagiare le altre persone, la comunità in cui viviamo. In realtà, la creatività è l’ordine naturale della vita, che è pura energia creativa in costante trasformazione: senza l’una non c’è l’altra. Occorre allora imparare a entrare in contatto con la nostra creatività, che è profondamente connessa con i nostri desideri e, perché no, i nostri sogni. Come ci ricorda il filosofo Ralph Waldo Emerson, “…ciò che sta vicino a noi e ciò che sta prima di noi è ben poca cosa rispetto a ciò che sta dentro di noi”.

La creatività possiamo pensarla come un muscolo che possiamo allenare con energia e passione attraverso delle buone pratiche quotidiane: al risveglio mattutino, scriviamo su un foglio quello che ci sovviene, senza censure, solo per noi; ogni tanto, proviamo a mettere nero su bianco alcune attività che ci piacerebbe fare e, accanto ad ognuna di esse, da quanto tempo non proviamo a realizzarle. Da qui possiamo partire per nutrire la nostra energia creativa.

Interconnesso con la creatività, la capacità immaginativa e i nostri sogni, è il piacere, inteso come “il provare piacere, piena autorealizzazione” nello svolgimento di attività anche semplici e quotidiane, come fare una torta, leggere una poesia e condividerne le suggestioni che questa ci provoca, guardare un paesaggio, camminare in un parco, giocare a bocce. Gli esempi possono essere molteplici e non c’è un’attività migliore di un’altra. Quello che conta è riscoprire il potenziale contagioso del piacere. Se vediamo una persona che si diverte nel fare qualcosa, anche noi saremo attratti, incuriositi e, spesso, saremo spinti a unirci a lei. Se è fondamentale e preziosa la capacità di entrare in empatia che ci permette di condividere le sofferenze degli ultimi, di chi fa fatica, è altrettanto importante rimettere al centro il tema del piacere, riserva inesauribile della creatività, capace com’è di diffondersi con naturalezza tra le persone. Non è forse anche questo un ingrediente imprescindibile per un volontariato in grado di rigenerare e rigenerarsi davvero, potenziando al massimo le risorse che i nostri circoli, comunità e reti già esprimono?