Come l’11 settembre ha cambiato il mondo e noi

Come l’11 settembre ha cambiato il mondo e noi email stampa

Il mondo della globalizzazione è più complesso di quanto come occidentali avessimo pensato, e l'attentato alle Torri gemelle è stato un colpo mortale alla “semplicità” che credevamo di poter controllare

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L’11 settembre ha cambiato il mondo perché ha mostrato un mondo in cambiamento. Da un punto di vista generale, dopo la Guerra fredda è lo Stato a dover ripensare il proprio perimetro e la propria azione. Secondo alcune letture, tutto quanto era già in fieri dagli anni ’90, quando:
– una condizione di equilibrio tra Stati è terminata a seguito del crollo dell’Unione sovietica, rendendo il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite un “sistema” non più al passo coi tempi;
– l’impostazione verticistica e gerarchica proposta, formulata e attuata dagli Stati Uniti d’America sul mondo ha mostrato i suoi limiti ed è finita per tramontare (per citare fatti noti, basti fare riferimento a Somalia, Jugoslavia e 11 settembre, appunto);
– una rete, come quella terroristica, ha inferto danni inestimabili ad una gerarchia, come gli Stati Uniti d’America e l’Ordine internazionale delle Nazioni Unite così come immaginato negli anni ’90.
Le lezioni che si possono trarre sono molteplici. Il mondo della globalizzazione è più complesso di quanto come occidentali avessimo pensato, e l’11 settembre è un colpo mortale alla “semplicità” che credevamo di poter controllare. Oggi il mondo è sempre più popolato di attori diversi da quelli statuali (senza, tuttavia, sostituire gli Stati) e che, spesso, trovano la propria forza dall’organizzarsi in reti. Non a caso alcune delle realtà più efficaci sono oggi le città, con le loro organizzazioni di rete, così come le organizzazioni regionali e i network di aziende private. La tanto vituperata Unione europea è ancora lì, nonostante tutti i foschi presagi, e trae la propria forza più dall’essere una rete di Regioni piuttosto che un super-Stato (come molti, purtroppo, ancora non comprendono). Anche le organizzazioni di Terzo Settore potrebbero essere più efficaci, quando capiranno che devono “fare rete”.
Si è inaugurata con l’11 settembre una stagione di “crisi ricorrenti” (con la crisi economica del 2008, la pandemia del 2020 e la crisi climatica giusto giusto alle porte) che deve ancora trovare una stabilità, ma che non può più prescindere dalle possibilità di “fare e gestire reti” (in tutte le forme offerte oggi, anche, dalla tecnologia informatica). In questo grande ripensamento, che riguarda tutte le entità dallo Stato all’individuo, è quanto mai opportuno lavorare sulla propria “individualità” e proporla per fare rete. Possiamo partire dal coltivare dubbi, dal porci domande e spiegando, in primis a noi stessi, con che mezzi intendiamo raggiungere i fini di cui spesso chiacchieriamo in astratto. Sia che siamo Stati, organizzazioni di lavoratori o semplici cittadini.