Coronavirus-cittadini-corpi intermedi: è il momento di unirsi attorno alle istituzioni

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Nei primi momenti di questa emergenza, il nostro Paese non si è dimostrato né unito, né solidale

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La connessione globale ha una grande influenza sulla cultura del nostro tempo. Possiamo descrivere molti esempi globali di economia, di comunicazione, di migrazioni, di linguaggi, di mode, ma certamente con il propagarsi del fenomeno coronavirus, abbiamo preso coscienza anche della globalizzazione sanitaria.

Un’infezione letale se trascurata, nata in Cina, in pochi mesi è diventata un problema mondiale. Anche l’OMS, l’organizzazione mondiale della sanità ne è convinta e sta registrando la sua progressiva espansione per classificare l’epidemia del covid-19 come una vera e propria pandemia. Un fenomeno quindi che coinvolge tutto il pianeta, come altri mali: l’inquinamento dei mari, dell’aria, l’aumento globale della temperatura, la povertà ancora diffusa, il cibo che manca, le guerre che non smettono…

Questo scenario planetario, si ribalta sulla nostra dimensione nazionale e le sue istituzioni mettendole a dura prova.

In una democrazia già in crisi come quella Italiana, ci è caduto addosso una tegola imprevista. Lo scoppio dell’epidemia Coronavirus ci fa misurare un aspetto negativo della globalizzazione che insieme ad altri settori ed ai mercati globalizzati, riesce a farci condividere anche questi nuovi aspetti sanitari inediti.

Come paese e come territori, non eravamo preparati ad affrontare un’emergenza rilevante di queste dimensioni.

Tuttavia, anche nell’affrontare la straordinarietà dell’evento coranavirus, (dove si auspica a parole l’unità Politica ed Istituzionale del Paese), registriamo un diverso  posizionamento delle forze politiche in campo. Ci risulta infatti che alcuni partiti responsabili abbiano un approccio più vicino ai valori popolari e pur riconoscendo e sottolineando i valori dell’economia, mettano prima di tutto le  persone e le loro relazioni.

Altri partiti, purtroppo, fanno ancora leva sulle paure, la rabbia e le disfunzioni per mettere la croce sulle parti avverse al fine di aumentare irresponsabilmente il proprio consenso.

Purtroppo alle prime notizie del fenomeno coronavirus, la confusione istituzionale ed il narcisismo dei politici hanno cancellato la gloriosa impresa delle ricercatrici dello Spallanzani, e la loro bravura di aver isolato il virus Covid-19. Come spesso succede, siamo stati bravissimi a farci del male da soli e poi incolpare gli altri Paesi di considerarci poco credibili.

Nei primi momenti di questa emergenza, l’Italia non è stata né una, né solidale. Anche i mass media in questi casi dovrebbero astenersi dal dare spettacolo con interviste a chiunque; c’è l’organo istituzionale ufficiale, l’Istituto Superiore di Sanità cui affidarsi. Se delegittimiamo le istituzioni dedicate, a chi ci appelliamo? Per quanto possano essere difficili le situazioni, la vita normale del Paese si consolida se ciascuno continua nei propri compiti e doveri. Non tocca a un Presidente di Regione sostituirsi al Ministro della Pubblica Istruzione o della Salute. Ma è istituzionalmente obbligatorio applicare i decreti ministeriali concertati e condivisi.

Purtroppo il coronavirus porta con se’ una catastrofe economica, che toccherà presumibilmente l’intero pianeta. Tra le tante morali che dovremo trarre a fine emergenza se ne impongono due: la sanità è un investimento, e la globalizzazione non ha bisogno di essere accettata o negata, c’è e va governata.

Noi siamo convinti che in questa grave situazione, le forze politiche nazionali devono vivere questa straordinarietà socio-sanitaria come un segnale sulla vera emergenza della politica. Dopo anni di chiacchiericcio e di posizioni strumentali, bisogna capire che c’è in gioco una dimensione sostanziale della democrazia. Il pilastro fondamentale della struttura statuale (per una convivenza più armonica e produttiva delle istituzioni più vicine ai cittadini), consiste nel rimettere al centro la persona, le sue relazioni e la preziosa mediazione dei corpi intermedi.

È il momento di assumere comunitariamente la solidarietà, come valore di base per la stessa convivenza civile della società. Mentre non dovrebbe essere il momento degli allarmismi ingiustificati, e peggio ancora, delle strumentalizzazioni politiche.

Tuttavia, oltre agli eccessi sociali riscontrati: presa d’assalto dei supermercati e dei treni ed esempi di isterismo collettivo, registriamo anche delle nuove forme di socialità interessanti. Scuole che organizzano lezioni, interrogazioni e verifiche via on Line. Aziende che attraverso il telelavoro, recuperano continuità lavorativa dei dipendenti. Riunioni delle realtà associative, gruppi informali e di volontariato via Skype ecc…

Ben venga l’uso degli strumenti della comunicazione a distanza per periodi straordinari e determinati, ma non dobbiamo perdere di vista gli itinerari che spingono alla socialità, che và comunque ripensata e aggiornata alla luce di questo nuovo evento emergenziale.

Stiamo vivendo un momento straordinario. Il nostro Paese, è impegnato a fronteggiare un’emergenza sanitaria senza precedenti dal dopoguerra. Questa nuova realtà impone a tutti una particolare attenzione per collaborare con le istituzioni e metterle nelle condizioni di svolgere al meglio il proprio ruolo di garanti della salute e della sicurezza dei cittadini. Non è il momento delle divisioni e delle polemiche.

Abbiamo e avremo molto da dire sul modo in cui è stata affrontato il contrasto della diffusione  del coronavirus.  Tuttavia, oggi tutti i cittadini, le parti sociali ed i corpi intermedi devono il pieno supporto e la piena vicinanza alle istituzioni, per tutto ciò che si renderà necessario a consentire il superamento di questa difficile fase.

A loro volta, tutti i livelli istituzionali, a prescindere dalla propria provenienza politica, devono garantire la massima capacità di coordinamento e di collaborazione, perché in un’epoca in cui purtroppo si è diffusa la disaffezione per la politica e per l’impegno pubblico sarebbe intollerabile assistere a divisioni e veti incrociati.

È venuto il momento di una presa di coscienza collettiva: “le istituzioni sono l’espressione della cultura di un popolo, basta demolirle e screditarle. È giunto il momento di ricostruirle migliori”.

Ci permettiamo solo di sottolineare come questa emergenza dimostri il valore inestimabile della sanità pubblica e dei presidi locali a difesa della salute dei cittadini.

Occorrerà riflettere seriamente sul funzionamento delle istituzioni sanitarie nel corso di questa crisi, perché è evidente la percezione che la coperta sia drammaticamente corta, soprattutto nei territori più decentrati. Un’ultima parola di ringraziamento per tutti gli operatori sanitari che in queste ore sono impegnati al servizio dei cittadini bisognosi di supporto, informazioni e rassicurazioni.

Natalino Stringhini
Francesco Prina
di “Persona e Comunità”