Etica in economia il pensiero di Amartya Sen

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Il premio Nobel per l'Economia nel 1998 Amartya Sen.

di Paolo Petracca – 13/11/2014

Questo articolo vuole essere una breve introduzione al pensiero del Premio Nobel per l’economia del 1998 perché se è vero che dalla crisi si esce ripartendo innanzitutto con l’etica, chi ha dedicato la sua intera esperienza di studioso ad includere questo “fattore” fondamentale nella teoria economica può esserci d’aiuto nel cambiamento culturale che stiamo vivendo.

La sterilità dell’utilitarismo
Il pensiero del professore indiano prende le mosse dalla constatazione della sterilità, sotto il profilo teorico, della prospettiva utilitarista (alla base del cosiddetto “mainstream” economico), affermando la necessità di mediare tra quest’ultima e una dottrina fondata su una reale possibilità di esprimere la libertà individuale nel pieno rispetto della dignità di ogni persona umana.
Sen osserva che per l’utilitarismo ciò che conta sono gli “stati di cose” e che tale approccio non si rivela quindi sensibile a come le utilità siano di fatto distribuite, ma si concentra esclusivamente sull’utilità complessiva, tralasciando l’importanza della persona come tale che diviene un ‘tramite per progetti collettivi’.
Sen è d’accordo con John Rawls, il quale richiede l’uguaglianza dei diritti e doveri fondamentali e sostiene in contrapposizione all’utilitarismo che le ineguaglianze economiche e sociali sono ammesse, cioè sono giuste, ma non se avvantaggiano pochi, molti o anche i più, tralasciando coloro che si trovano nelle situazioni più precarie.
L’esistenza degli svantaggiati è un dato di fatto ma è necessario che le istituzioni usino dei criteri che risultino compensativi rispetto a tali situazioni, egli valuta quindi il miglioramento del benessere sociale non in base allo sviluppo del benessere generale, ma soprattutto in base a quello dei più svantaggiati, senza alcuna polemica per il fatto che questo possa portare anche al miglioramento delle posizioni più avvantaggiate.

Il capabilities approach
Per provare a costruire una “teoria alternativa ma compatibile” con l’approccio utilitarista Amartya Sen sviluppa il concetto di capacitazione (capabilties approach) che si concentra sull’accrescimento delle capacità delle persone.
Questo modello può essere usato per valutare sia le situazioni individuali sia il potenziale, l’efficienza e la sufficienza delle strutture sociali e degli accordi collettivi. Il suo potenziale raggio è dunque molto ampio. In questa prospettiva, il benessere umano dovrebbe essere valutato su un’allargata “base di principi” non ridotta a criteri monetari o convenienza, e nemmeno ad utilità soggettiva o soddisfazione. In altre parole, le capacità non coincidono col possesso di beni o con la felicità. Piuttosto, la capacitazione propone che la valutazione individuale dovrebbe riguardare ciò che le persone sono veramente in grado di essere e fare.
Se una persona non è in grado di convertire le proprie risorse in reale libertà, allora le capacità che dovrebbero essere il vero obiettivo dell’azione pubblica vengono a mancare. Il classico esempio della bicicletta lo dimostra efficacemente: se uno possiede una bicicletta, ma allo stesso tempo non sa andarci, o non gli è permesso farlo (a causa di parametri socio-culturali, religiosi, o d’altra natura), oppure non può (per via dell’assenza di strade adeguate o altre infrastrutture), allora il possesso della bicicletta non si traduce in reale libertà o capacità di muoversi. Di conseguenza, Sen rivendica che ciò che dovrebbe essere parificato al fine di promuovere sviluppo in forma di libertà non è solo denaro contante o risorse materiali, bensì un’intera gamma di parametri che comprendono risorse e fattori di cambiamento sociali e individuali. Solo un intervento sull’intera struttura renderà possibile l’effettivo incremento dell’insieme delle capacità dell’individuo.

Capacitazione e teoria dello sviluppo
In tale ottica il fine dello sviluppo è “creare una situazione, un ambiente in cui le persone, individualmente e collettivamente, siano in grado di sviluppare pienamente le proprie potenzialità e abbiano ragionevoli probabilità di condurre una vita produttiva e creativa a misura delle proprie necessità e dei propri interessi”. Lo sviluppo deve garantire la libertà di scegliere in modo consapevole e di ottenere lo stile di vita corrispondente ai propri ideali e alle proprie potenzialità; deve consentire alle persone di acquisire attivamente quelle modalità di essere e di fare cui esse attribuiscono valore.
Premessa necessaria allo sviluppo umano, è la formazione di un “adeguato” complesso di aspettative, di ambizioni, di desideri, di valori e ideali da parte delle persone; promuovere lo sviluppo significa dunque preoccuparsi anche di stimolare la formazione di una coscienza critica, significa contribuire alla costruzione di una soggettività complessa, in grado di definire le proprie mete e i propri valori.
Lo stesso Sen afferma che: “promuovere lo sviluppo umano non significa solo soddisfare i bisogni degli esseri umani, ma significa contribuire attivamente a crearli”. Il valore aggiunto dell’approccio delle capabilities e del concetto di human development (sviluppo umano) che si fonda su di esso, consiste dunque, non solo nel riconoscere l’importanza della soggettività, e nel garantire la sua libera espressione, ma consiste anche nell’affermare il ruolo attivo delle collettività e delle Istituzioni nel concorrere a formarla Da questo punto di vista, risulta evidente come preoccuparsi esclusivamente di garantire un reddito adeguato alle persone non sia sufficiente.

Lo sviluppo umano e l’importanza della qualità
Partendo da queste considerazioni emerge come la prospettiva teorica dello sviluppo umano, adottata dall’ONU ed in particolare dal UNDP (United Nations Development Program), si fondi su un nuovo concetto di equità sociale, e di uguaglianza, un concetto correlato non tanto, e comunque non solo, alla distribuzione personale del reddito e della ricchezza, quanto alla distribuzione effettiva delle capacità fondamentali e delle opportunità.
I principi di giustizia sociale che generano lo sviluppo umano sottolineano l’importanza di mettere la persona al centro del processo di sviluppo, in modo tale da assicurare empowerment e partecipazione, uguaglianza di opportunità tra uomini e donne, assenza di discriminazione, equità nella distribuzione del reddito prodotto.
Gli economisti di scuola seniana, impiegati dal Palazzo di Vetro, hanno da molti anni sviluppato e utilizzato i cosiddetti ISU (indicatori di sviluppo umano) che, molto più del PIL, riescono a descrivere il “reale progresso” delle nazioni.
Il merito di Sen è di aver usato nuove categorie, capaci di superare i limiti delle analisi economiche tradizionali. Grazie agli studi di Sen si viene infatti a delineare un nuovo concetto di sviluppo che si differenzia da quello di crescita. Lo sviluppo economico non coincide più con un aumento del reddito ma con un aumento della qualità della vita. Ed è proprio l’attenzione posta sulla qualità, più che sulla quantità, a caratterizzare gli studi di questo economista.

Da: “Progettare, dirigere,costruire collaudare” n. 5-2014.