Far ripartire Milano sulla spinta della tradizione ambrosiana

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Ci vorrà ancora molto tempo per uscire dalla spirale della “grande paura”, con un radicale cambiamento degli stili di vita, ma intanto si deve continuare a vivere la quotidianità con una creatività personale e comunitaria, aperta a rapporti di vicinato necessari per uscire dall’isolamento e dalla precarietà generata dall’incertezza.

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L’improvviso annuncio della ricandidatura del Sindaco Sala nella sfida già avviata per le prossime elezioni amministrative e le attese tradizionali manifestazioni di Sant’Ambrogio, con il discorso alla città dell’Arcivescovo Delpini, la consegna delle Benemerenze civiche e il concerto straordinario alla Scala per tornare “a riveder le stelle”, ci consentono di tentare l’uscita dalla paralisi fisica e psicologica generata dall’interminabile minaccia della pandemia.

Sembra infatti riemergere dal mondo virtuale degli zoom e dagli streaming, che ci hanno coinvolto in un universo di solitudini e di incomunicabilità, la voglia di tornare a pensare un futuro possibile, da progettare insieme oltre gli schieramenti e le appartenenze, alla ricerca di testimoni e buone pratiche da socializzare nella concretezza delle azioni di condivisione e solidarietà.

Il riferimento a “Milan l’è on gran Milan” della Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nell’intervento all’Università Bocconi, ci stimola a rivivere l’avventura dell’Expo e il rilancio internazionale di Milano, con l’intreccio delle relazioni fra le grandi metropoli continentali e mondiali, che speriamo siano solo temporaneamente congelate in attesa dell’arrivo dei nuovi vaccini e della definiva sconfitta della circolazione del virus.

Ci vorrà naturalmente ancora molto tempo per uscire dalla spirale della “grande paura”, con un radicale cambiamento degli stili di vita, ma intanto si deve continuare a vivere la quotidianità con una creatività personale e comunitaria, aperta a rapporti di vicinato necessari per uscire dall’isolamento e dalla precarietà generata dall’incertezza per un futuro indecifrabile.

La consegna, nella riconvertita Sala Alessi del Comune, degli annuali Ambrogini con medaglie d’oro e attestati a cittadini e associazioni, ha fatto emergere, ancora una volta, la naturale vocazione dei milanesi di varia origine geografica, ad agire “cont el coer in man”, per opere di filantropia e di aiuto al prossimo, con azioni e imprese umanitarie e sociali di forte impatto sulla coesione sociale.

Ci sono i malati da assistere e i caduti sul lavoro, i minori abbandonati e le famiglie affidatarie. le persone fragili e con disabilità, gli immigrati e le pratiche di inclusione, le patologie e le azioni di prevenzione, i drammi e le speranze del sud del mondo, i diritti all’istruzione e al pluralismo educativo, le aree verdi da curare e le energie rinnovabili, le storie della gente comune e di chi vive nel disagio, gli eventi culturali, artistici e musicali, le esperienze di sussidiarietà.

Alle spalle delle diverse iniziative e solidarietà ci sono i Circoli e le diversificate organizzazioni del volontariato e del terzo settore che con coraggio, dedizione e senza tregua, nonostante i tempi difficili che viviamo, operano un campo aperto con sperimentazioni innovative per promuovere il bene comune, dare voce alla città, assistere le “vite spezzate”, affrontare le marginalità, diffondere la cultura della legalità, sperimentare la resilienza.

Si tratta di tornare ad essere protagonisti delle azioni di vicinato e prossimità, ognuno con i suoi talenti, per “vivere sulla stessa barca”, con l’obiettivo di non perdere nessuno e di approdare in un mondo migliore e più giusto, nonostante gli squilibri generati dalle devastazioni della crisi sanitaria mondiale.

L’evento online “The economy of Francesco” di Assisi, che ha coinvolto i giovani di tutti i Continenti per far fiorire il benessere umano e ambientale, con uno sviluppo sostenibile in un mondo digitalizzato e interconnesso, può favorire un modello di fraternità per orientare le politiche e le sfide esistenziali.

Cosi come le encicliche “Laudato sì” e “Fratelli tutti”, sulla cura della casa comune, sulla fraternità e l’amicizia sociale, con la “triologia” dell’Arcivescovo Delpini, da “autorizzati a pensare, a benvenuto futuro e a tocca a noi, tutti insieme”, possono  far allargare lo sguardo, attraversare i confini, partendo dalla realtà con il dialogo e l’ascolto, l’accoglienza e la difesa dei diritti.

Anche il riferimento alla vita di Ambrogio, patrono della “città di mezzo”, pastore ambrosiano e cittadino d’Europa, è un invito a riscoprire e proiettare la tradizione del cristianesimo milanese sull’attualità contemporanea, per vivere l’emergenza drammatica del virus, con una visione della missione della Chiesa e delle istituzioni fondata sulla carità del popolo di Dio verso il prossimo.

Per “vivere il presente e costruire il futuro”, mentre siamo invitati a “stare a casa”, i canali facebook e youtube, ci consentono di partecipare ai convegni per aggiornarci e intervenire nei dibattiti online, ma ci manca purtroppo la fisicità degli incontri e quindi si ha l’impressione di non riuscire ad incidere sulla realtà che ci circonda e nei processi di cambiamento.

Si deve tuttavia insistere nel progettare e nel fare, per uscire dall’isolamento, facendo intanto il possibile nelle comunità parrocchiali, nei quartieri e nella società, per alimentare la condivisione e la solidarietà operante, in ascolto della città e dei bisogni emergenti, per affrontare le marginalità e le povertà, con gesti di amicizia e di aiuti concreti alle persone particolarmente colpite nel lavoro e nei redditi, a causa delle conseguenze dell’epidemia.

Se tutto “non sarà più come prima” e sembra di dover ripartire dall’anno zero per “ricominciare a pedalare”, non si deve tuttavia smettere di stare in pista e di allenarci per un futuro possibile, da fondare sui valori costituzionali della convivenza, del lavoro, dello sviluppo, della partecipazione.

C’è da sperare di poter riprendere, nel più breve tempo compatibile con la sconfitta degli effetti devastanti del virus, le tradizionali attività politiche e sociali per una nuova stagione di costruzione di una città più giusta e solidale.