Fare della Carta di Milano un cammino di cambiamento

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di Paolo Petracca – 28/04/2015

Va dato atto al Governo Renzi del forte impegno perché il nostro Paese arrivasse all’apertura dei cancelli di EXPO con una posizione chiara sul tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, impegno per il quale oggi si è giunti a presentare l’azione di global citizenship denominata Carta di Milano.

La Carta di Milano, il cui processo di redazione è stato affidato dal Governo Italiano ad un gruppo di lavoro, coordinato Salvatore Veca con la Fondazione Feltrinelli, passerà ora al vaglio del Parlamento, sarà poi proposta alla libera sottoscrizione da parte di milioni di cittadini del mondo – a partire dai visitatori di Expo – e infine sarà consegnata il 16 di ottobre nelle mani di Ban Ki Moon (segretario generale delle Nazioni Unite), presso il sito dell’Esposizione Universale, all’interno del percorso di “aggiornamento” degli Obiettivi del Millennio.
«Salvaguardare il futuro del pianeta e il diritto delle generazioni future del mondo intero a vivere esistenze prospere e appaganti è la grande sfida per lo sviluppo del 21° secolo. Comprendere i legami fra sostenibilità ambientale ed equità è essenziale se vogliamo espandere le libertà umane per le generazioni attuali e future», l’esergo – tratto dallo Human Development Report dell’ONU del 2011 – che è stato il monito e l’obiettivo che ha caratterizzato gli impegnativi, intensi e partecipati lavori che hanno guidato la realizzazione della Carta di Milano.
Il documento auspicatamente – e auspicabilmente a nostro avviso – “storico” costituisce secondo le parole del Ministro Martina “l’eredità culturale di Expo” ma soprattutto propone ai cittadini, alle organizzazioni della società civile, alle imprese ed alle istituzioni politiche locali nazionali e sovrannazionali un percorso che – se intrapreso e realizzato da tutti – porterà ad un nuovo e migliore sviluppo per l’umanità e per il pianeta.
Il testo è frutto di una “mediazione alta”, cui personalmente ho avuto il piacere e l’onore di prendere parte in quanto Vicepresidente della Fondazione Triulza, attorno al tema del diritto al cibo, tra gli interessi ed i punti di vista di un insieme di soggetti molto diversi e potenzialmente tra loro configgenti e divergenti: il governo italiano, alcune istituzioni sovrannazionali e internazionali, il mondo accademico, il terzo settore e il mondo delle imprese agro-alimentari.

Per dare un’idea dell’afflato e dello spirito che anima il documento desidero ricordare le prime righe dell’”appello”, contenuto nell’introduzione: «Noi donne e uomini, cittadini di questo pianeta, sottoscriviamo questo documento, denominato Carta di Milano, per assumerci impegni precisi in relazione al diritto al cibo che riteniamo debba essere considerato un diritto umano fondamentale.
Consideriamo infatti una violazione della dignità umana il mancato accesso a cibo sano, sufficiente e nutriente, acqua pulita ed energia.
Riteniamo che solo la nostra azione collettiva in quanto cittadine e cittadini, assieme alla società civile, alle imprese e alle istituzioni locali, nazionali e internazionali potrà consentire di vincere le grandi sfide connesse al cibo: combattere la denutrizione e la malnutrizione, promuovere un equo accesso alle risorse naturali, garantire una gestione sostenibile dei processi produttivi.
Sottoscrivendo questa Carta di Milano affermiamo la responsabilità della generazione presente nel mettere in atto azioni, condotte e scelte che garantiscano la tutela del diritto al cibo anche per le generazioni future e ci impegniamo a sollecitare decisioni politiche che consentano il raggiungimento dell’obiettivo fondamentale di garantire un equo accesso al cibo per tutti».

Speriamo – e noi faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità perché sia così – perché non sia solo retorica ma l’inizio di un corale – e al tempo stesso personale – cammino di cambiamento.