Francia 1965: la prima elezione diretta del presidente

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Nelle elezioni presidenziali francesi del dicembre 1965 al generale De Gaulle che si presentava per un secondo mandato si affiancava la giovane figura del leader politico socialista François Mitterand.

Cinquant’anni fa, il 5 dicembre 1965, la Francia si apprestava ad eleggere, per la prima volta, il presidente della Repubblica a suffragio universale cominciava così una nuova era, centrata più che mai sulla gara per l’Eliseo, agognata meta di tutta la politica francese.

Cinquant’anni fa eravamo nel mezzo degli anni Sessanta: i Beatles vivevano il loro miglior momento, si stava chiudendo il Concilio e cominciava invece l’escalation americana in Vietnam. Proprio verso la fine dell’anno, il 5 dicembre 1965, la Francia si apprestava ad eleggere, per la prima volta, il presidente della Repubblica a suffragio universale. L’elezione diretta era stata introdotta nell’ottobre 1962, con un referendum, voluto da De Gaulle, che aveva trovato d’accordo quasi il 60 per cento dei francesi.

Tre anni dopo, con il mandato di De Gaulle giunto a scadenza, arrivò il momento di eleggere il capo dello Stato. Il Generale per un po’ parve riluttante all’idea di ricandidarsi; poi, ai primi di novembre, respinse ogni dubbio, decidendo di tornare a chiedere la fiducia dei francesi per un secondo mandato di sette anni. Aveva 75 anni (ne avrebbe avuti 82 al termine del settennato) e la questione dell’età balenò più volte durante la campagna elettorale. D’altronde i suoi avversari, che spaziavano dalla sinistra social-comunista all’estrema destra nostalgica di Vichy, erano davvero più giovani di lui, e di parecchio.

Il più accreditato del gruppo dei contendenti era un brillante avvocato 49enne, originario della Charente e trapiantato nella Nièvre. Si chiamava François Mitterrand. Un nome già ben noto ai francesi essendo stato più volte ministro nella Quarta repubblica, per poi finire ai margini della vita politica con l’avvento della repubblica gollista. Nel 1959 era stato addirittura implicato in uno sconcertante episodio. Uno sconosciuto gli aveva sparato nei pressi dell’Osservatorio, in pieno centro di Parigi, poi, nelle settimane successive, qualcuno mise in giro la voce che l’agguato era stato una montatura. Mitterrand ovviamente contestò questa tesi, ma resta il fatto che i retroscena della vicenda non vennero mai del tutto chiariti.

La candidatura presidenziale del 1965 fu dunque assai preziosa offrendogli la possibilità di tornare, a pieno titolo, nell’arena politica. Fu anche un colpo di fortuna perché il deputato della Nièvre, appartenente alla Convenzione repubblicana, piccola formazione di centro-sinistra, si trovò candidato dell’intero campo progressista perché sia il Partito comunista che quello socialista (all’epoca denominato Sfio) non credevano nell’elezione diretta del presidente. Temevano, oltretutto, di esporsi, contro De Gaulle, ad una sicura sconfitta e dunque preferirono puntare su un uomo al di fuori degli apparati.

Il secondo avversario del Generale era il centrista e democristiano Jean Lecanuet, che giocò l’intera campagna sulla giovane età (45 anni), in uno stile vagamente kennediano. L’estrema destra, che considerava De Gaulle il massimo responsabile dell’indipendenza algerina, schierò Jean-Louis Tixier Vignancour, brillante principe del foro al servizio dell’Oas (Organizzazione per l’Algeria francese), capace di coagulare attorno a sé tutto il nazionalismo nostalgico. Completavano il quadro due candidature di pura testimonianza: il giurista liberale, Pierre Marcilhacy, e il cristiano-sociale, Marcel Barbu.

Sin dall’inizio parve ben chiaro che la vera contesa si sarebbe giocata tra De Gaulle e Mitterrand, anche se il Generale e larga parte dell’opinione pubblica, ritenevano che la partita potesse chiudersi già al primo turno. La sera del 5 dicembre avvenne invece la sorpresa: De Gaulle aveva raggiunto il 44 per cento, tallonato però da un sorprendente Mitterrand attestato al 32. Si rendeva necessario il turno di ballottaggio. E a quel punto cominciò la vera campagna elettorale con il Generale, che smise di snobbare la competizione e il suo sfidante pronto a raccogliere sul suo nome tutto il malcontento antigollista.

Due settimane dopo, il 19 dicembre, De Gaulle vinse largamente la contesa, staccando il rivale di undici punti. Rimaneva così all’Eliseo per altri sette anni, mentre Mitterrand da quel momento iniziò la sua lunga marcia verso la presidenza, coronata sedici anni dopo. Quella sera di dicembre la Francia si appassionò all’elezione diretta del capo dello Stato, smentendo i tanti detrattori del presidenzialismo. Cominciava così una nuova era, centrata più che mai sulla gara per l’Eliseo, agognata meta di tutta la politica francese.