Gaudete ed Exultate: Papa Francesco: si diventa santi aprendosi alla grazia di...

Gaudete ed Exultate: Papa Francesco: si diventa santi aprendosi alla grazia di Dio email stampa

2008
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Rallegratevi ed esultate, è la terza esortazione apostolica di papa Francesco. Il testo è stato reso pubblicoil 9 aprile

Già nel titolo, ma poi con evidenza anche nei contenuti, la recente Esortazione apostolica “Gaudete et exultate” di papa Francesco si collega alle due esortazioni precedenti, “”Evangelii gaudium” e “Amoris laetitia”: il vangelo è fonte di gioia e di amore, se ce ne dimentichiamo il cristianesimo diventa dottrina astratta o arido impegno moralistico. E tuttavia che il vangelo sia fonte di gioia non va dato per scontato, altrimenti non si capirebbero tante dinamiche che hanno attraversato e ancora attraversano la chiesa: purtroppo, anziché essere persone gioiose, non di rado i cristiani esibiscono delle “facce da funerale”, per citare un’espressione più volte utilizzata dal papa.

“Gaudete et exultate” pone in stretta correlazione la gioia del vangelo e la santità. Va subito detto che i santi non sono superuomini o supereroi. I santi non sono persone prive di difetti e di limiti, e questo per il semplice motivo che nessun cristiano è perfetto: tutti siamo peccatori e come tali sempre bisognosi della misericordia di Dio. Ecco quindi una prima indicazione in ordine alla ricerca della santità: occorre avere gli occhi attenti a vedere i “santi della porta accanto”, ossia quei cristiani che, pur senza venire elevati agli onori degli altari (ma anche senza dimenticare che il vangelo non insegna la ricerca di titoli e onori, fossero anche di natura ecclesiale…), senza gesti clamorosi conducono un’esistenza in autentica sintonia con la parola del Vangelo.

Di qui le due parole-chiave che percorrono la parte iniziale dell’Esortazione apostolica: umiltà e servizio. Essere santi significa accogliere con umiltà, senza inutili orgogli o false esasperazioni, quanto il Vangelo ci chiede nella condizione presente. E sicuramente il servizio nei confronti degli altri, perché da qui – come insegna il cap. 25 del Vangelo di Matteo, ultima pagina prima del racconto della Passione – si evince il metro di giudizio con cui saremo giudicati. Il “Giudizio finale” costituirà per ciascuno un esame estremamente semplice, di cui conosciamo già con precisione le domande; ma al contempo sarà un esame estremamente difficile, dal momento che non esiste metro di giudizio più rigoroso di quanto lo siano le esigenze del servizio e dell’amore.

I santi, come detto, non sono dei super-uomini; non sono però neppure dei meno-uomini. La via della santità, sottolinea papa Francesco, non è la via che conduce alla rinuncia ad una vita piena e gustosa. Tutt’altro. Il Vangelo, se accolto in pienezza, ha la capacità di renderci più vivi, più umani: è questa la sfida – non sempre compresa – che Gesù ha lasciato agli uomini e alle donne del suo tempo, e che nel corso dei secoli continua ad interpellare il cuore di quanti ascoltano la sua Parola. Pienamente umani perché pienamente cristiani, e viceversa: è questo il senso ultimo della chiamata alla santità.

In tutto ciò vi è davvero poco di moralistico. Non ci si sforza di acquisire la santità, si diventa santi aprendosi alla grazia di Dio. Una accentuazione unilaterale delle esigenze morali condurrebbe anzi nella direzione di quel “nuovo pelagianesimo” cui papa Francesco ammonisce, in piena sintonia con la tradizione cristiana e non da ultimo con i valori fondativi della Riforma protestante, di cui si è appena concluso il 500° anniversario. All’opposto della giustificazione per fede, ricorda infatti il papa, sta la “giustificazione mediante le proprie forze”, tipico esempio di quanti pretendono di salvarsi a prescindere dalla grazia di Dio. Il pelagianesimo, nelle sue variegate forme storiche, è agli antipodi rispetto alla via della santità; questa è tracciata da Dio ed è dono salvifico, al punto di poter trasformare anche gli errori in strumenti di grazia.

E’ qui che grazia e misericordia si congiungono, mentre al pelagianesimo è sottesa l’arroganza di voler diventare santi senza mai sbagliare. Ed è per questo motivo che il papa richiama l’importanza di un pizzico di umorismo: chi ne è privo si prende troppo sul serio, finendo per esasperare esigenze e doveri. Un po’ di umorismo non toglie serietà alle cose, ma ci ricorda che Dio è uno solo, e noi non siamo Dio. Ci ricorda però anche che siamo nelle mani di Dio e che quindi possiamo camminare con serenità verso le mete che Dio stesso ha in serbo per noi.