I servizi educativi promossi dalle Acli Milanesi durante l’emergenza Coronavirus

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Cura, vicinanza e condivisione sono alcune delle parole che l'area educazione delle Acli milanesi ha messo in campo per reagire in questo grave momento di crisi perché, oggi più che mai, è necessario essere in rete con le altre realtà pubbliche e private del territorio, attraverso un dialogo e confronto aperto e costante.

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Spazio Agorà, hub polifunzionale delle Acli milanesi, chiuso a causa dell'emergenza Covid-19

La condizione inedita e straordinaria che la grave emergenza sanitaria ci ha posto davanti, oltre a sconvolgere e modificare radicalmente le nostre vite, ci ha portato a non trascurare una specifica situazione, ossia quella del forzato distanziamento scolastico di tutti i bambini e ragazzi, lontani dalle loro scuole dallo scorso 25 febbraio. Questa grave situazione ha imposto anche la chiusura di tutti i centri e di tutte le attività realizzate in orari extrascolastici, è il caso di centri educativi, sportivi, assistenziali e sociali. Ne sono un esempio i nostri Centri Educativi Fuoriclasse e Punto Luce (progetti di contrasto alla dispersione scolastica e alla povertà educativa) di Save The Children che, come Acli Milanesi gestiamo nella zona 8 di Milano: chiusi, anche questi ultimi, dallo scorso 25 febbraio.

Quella che stiamo vivendo (tutti quanti, nessuno escluso) è una condizione davvero inedita, strana e difficile che ci ha richiesto fin da subito un grande sforzo, di creatività e professionalità, per rimodulare tutte le nostre progettualità supplendo all’attuale fase di chiusura. È questa la principale sfida su cui ci siamo misurati e concentrati. Da subito abbiamo capito che non potevamo rinunciare ai nostri compiti: che dovevamo mantenere una costanza nel nostro “esserci” per tutti i bambini, ragazzi e famiglie che seguiamo rimanendo in contatto costante con loro. Capire, decidere e organizzare come farlo non è stata impresa semplice e non lo è tuttora; lo strumento principale della nostra azione, la relazione educativa (“In presenza”?) è venuto meno e con lui il nostro modo di fare comunità, lavorando costantemente alla tessitura di legami generativi con tutti gli attori protagonisti delle nostre azioni: scuole, famiglie e minori stessi.  L’ordinario è stato radicalmente sconvolto, quello che prima funzionava ora non funziona e non vale più, ci troviamo costretti a stare chiusi in casa e ogni relazione e contatto sociale è sempre mediato da un oggetto, che sia un pc o uno smartphone. E, così, di colpo, ci troviamo a trasformare le nostre attività per adattarle a questo nuovo modo di comunicare e relazionarci “a distanza”. Come prima cosa siamo partiti da una mappatura delle singole situazioni delle nostre famiglie per monitorare la loro possibilità di accesso alla rete e il possesso di attrezzature adeguate per partecipare alla didattica online. Così procedendo, è emerso che molti ragazzi non avevano un’attrezzatura adeguata e, grazie ad un intervento di Save The Children, stiamo consegnando a tutte le famiglie che ne avevano bisogno un tablet che permetta loro di accedere ai contenuti e incontri multimediali della scuola. Contemporaneamente, abbiamo definito alcune modalità e linee guida per affrontare il nostro nuovo modo di operare. Prima di tutto nel ricordarci che, con una videochiamata, stiamo entrando nell’intimità delle case e proprio per questo è necessario “bussare”, chiedere il permesso di entrare e farlo in punta di piedi. In un certo senso, abbiamo invertito il movimento di ingresso ai centri: non sono più i ragazzi che vengono al centro educativo ma il centro educativo che va a casa dei ragazzi.  Siamo consapevoli che tutto quello che stiamo mettendo in campo lo facciamo in via sperimentale, procedendo per tentativi ed ipotesi, aggiustando il tiro giorno dopo giorno. Per questo tutti i referenti dei nostri progetti educativi, grazie al coordinamento dell’area educazione delle Acli Milanesi, si incontrano e coordinano in modo costante ed integrato, riunendosi settimanalmente per confrontarsi sulle buone prassi sperimentate e trovare delle modalità di azione sempre più efficaci.

Tra le attività rimodulate troviamo il supporto allo studio a distanza, organizzato attraverso videochiamate e piattaforme online, i video di saluto che gli educatori confezionano per i ragazzi, le telefonate costanti alle famiglie, le attività ludiche e creative (come disegnare o ascoltare la radio), che permettono ai ragazzi di evadere dall’essere sempre connessi. Cura, vicinanza e condivisione sono alcune delle parole che abbiamo messo in campo per reagire e difenderci da questo grave momento di crisi, perché, oggi più che mai, sentiamo il bisogno di non sentirci soli, di essere in rete con le altre realtà pubbliche e private del territorio, attraverso un dialogo e confronto aperto e costante. Come educatori ed operatori sociali sentiamo, da un parte, un senso di impotenza e frustrazione per i vincoli oggettivi di questo nuovo modo di operare in cui la dinamica relazionale è sempre mediata da un oggetto, dall’altra, l’importanza e la riconoscibilità del nostro supporto e della nostra vicinanza, riconosciutoci dai minori e dalle famiglie stesse.