Idee per il governo delle comunità

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Documento approvato dal Consiglio delle Acli Milanesi del 15 di aprile 2019

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Il documento delle Acli Milanesi per le elezioni amministrative.

Il 26 maggio i cittadini di 99 Comuni del nostro territorio della città metropolitana di Milano e della provincia di Monza e Brianza (tra cui 11 città sopra i 15.000 abitanti dove siamo presenti come Acli in 10 di queste) saranno chiamati ad eleggere i propri rappresentanti nei governi locali. Questo importante avvenimento democratico è  un’occasione per riflettere sulle azioni che le Acli hanno  intrapreso per “collaborare (con) e vigilare su” le amministrazioni comunali.

Il 26 maggio 2019 – contemporaneamente alle elezioni per il Parlamento europeo, alle quali come associazione ci stiamo avvicinando da alcuni mesi consapevolmente e attivamente grazie alla Campagna “L’Europa che vogliamo” –  i cittadini di 99 Comuni della città metropolitana di Milano e della provincia di Monza e Brianza (tra cui 11 città sopra i 15.000 abitanti) saranno chiamati ad eleggere i propri rappresentanti nei governi locali.

Questo importante avvenimento democratico è per noi un’occasione per riflettere sulle azioni che abbiamo intrapreso per “collaborare (con) e vigilare su” le amministrazioni comunali.

Un rinnovato impegno per la democrazia

In questi anni in cui la democrazia sostanziale è sempre più in crisi, in cui le radici e le ragioni antifasciste e costituzionali (ed in particolare, tra queste, quelle del popolarismo e del municipalismo che hanno caratterizzato il cattolicesimo democratico) dell’impegno civico sono sempre più misconosciute ed in cui la politica è venuta meno alla propria vocazione pedagogica, l’impegno delle Acli milanesi è stato profuso nel pensare (ispirandoci all’insegnamento sociale cristiano) e nell’attuare concrete azioni a tutela del bene comune e del buon amministrare nonché per la formazione di molti tra coloro (ragazze e ragazzi, adulti e persone mature) che hanno maturato il desiderio e la volontà di prendersi cura dei propri territori dimostrando sincera e disinteressata passione civile.

L’”azione di base”, la prima cioè a essere sviluppata, è stata “Il Bene Comune ha bisogno di te”: una serie di percorsi tematici con lo scopo di alfabetizzare o fornire utili approfondimenti di supporto e di ausilio all’amministrazione delle comunità locali.

Fra le proposte in questo ambito sono anche da evidenziare gli itinerari svolti in favore degli aclisti (e non solo) impegnati come amministratori locali che hanno avuto lo scopo di creare una rete di scambio di saperi e buone prassi. Ma anche i molti percorsi di educazione civica ai valori della Carta realizzati nelle scuole.

A corredo e supporto di tutti questi momenti formativi sono stati pubblicati tre “quaderni” contenenti approfondimenti e studi specifici su aspetti relativi al governo delle nostre città. Con questo documento vogliamo mettere a frutto questo lavoro cercando di offrire alla preziosa azione dei Circoli uno strumento sintetico, una sorta di “distillato” di un lavoro pluriennale, nell’auspicio che essi, nella loro preziosa azione sociale, possano trarne spunto o ancor meglio “adattarlo” alle realtà locali.

Alcune proposte programmatiche

Consapevoli che le misure “settoriali” che proporremo devono essere parte di una visione complessiva ed integrata del governo delle nostre città proviamo ad avanzare alcune proposte.

In materia di politiche sociali riteniamo di dover sottolineare come in un tempo, che vede un continuo calo dei fondi destinati al welfare a fronte di un aumento del disagio (il nostro Paese è secondo al mondo per l’invecchiamento della popolazione), è necessario mettere in campo soluzioni non tradizionali, quale quella di un welfare generativo capace di dare vita a risorse proprie all’interno delle comunità, favorendo la conoscenza e l’integrazione delle reti locali, ma ponendosi l’obiettivo strategico di riformulare, nei tempi e con le modalità che il quadro generale e la volontà politica consentiranno, un nuovo welfare europeo, modello di equità e riequilibrio sociale, che Richard Sennet definì “il primo fattore della civiltà europea”.

In questo quadro è necessario promuovere una coprogrammazione ed una coprogettazione dei servizi tra ente locale, terzo settore, e imprese, una comune formazione tra gli operatori del pubblico e del non profit, una costante promozione dell’attivazione dei cittadini per la cura e la presa in carico dei beni comuni, siano essi materiali o relazionali. Occorre attivare forme nuove di collaborazione tra operatori per saper cogliere le solitudini e le fragilità e accompagnare le persone verso una riattivazione sociale, perché lo sviluppo delle relazioni sia “antidoto” contro una vulnerabilità sociale crescente. Occorre altresì fare rete tra i comuni negli ambiti stabiliti dopo l’approvazione della Legge 328 e riuscire a trovare la giusta dimensione dei medesimi all’interno del lavoro di revisione, che la Regione sta operando in questi mesi proprio in ragione della suddetta normativa.

L’introduzione prima del REI ed ora del Redito di Cittadinanza hanno potenziato il ruolo e gli strumenti a disposizione dei comuni nelle politiche sociali. La difficile sfida per le amministrazioni è quella di potenziare e riqualificare la propria capacità di presa in carico delle persone più povere e più vulnerabili a risorse di personale invariate.

Il Comune è sempre al primo posto tra i punti di riferimento istituzionali delle famiglie. Per questo è importante che ogni azione a supporto delle famiglie parta a livello locale. E’ sempre più necessario che le Amministrazioni Comunali facciano propria un’evoluzione delle politiche familiari, abbandonando progressivamente le modalità di intervento legate allo stato di bisogno per abbracciare una nuova filosofia basata sulla promozione.

Le politiche familiari non devono quindi interessare esclusivamente i nuclei familiari in difficoltà, ma le famiglie in quanto tali, intese come soggetto protagonista della vita sociale, economica e culturale di una comunità. Ma perché abbiano successo, le politiche familiari necessitano di un’applicazione costante di quel principio di sussidiarietà orizzontale, capace di coinvolgere tutti i soggetti (formali e informali) che affiancano le famiglie nel quotidiano, oltre all’introduzione di una nuova politica fiscale “a misura di famiglia”.

Nasce da questi presupposti la proposta di far divenire le amministrazioni locali “Comuni del Fattore Familiare”, ovvero di adottare un nuovo indicatore reddituale che nell’erogazione dei servizi valuti non soltanto la sfera economica, ma soprattutto i reali carichi di cura e assistenza presenti nei nuclei familiari.

Le nostre comunità sono divenute e saranno sempre di più società multietniche e multireligiose: si tratta di un fenomeno storico inarrestabile (uno dei tratti fondamentali del cambiamento d’epoca continuamente evocato da Papa Francesco). Occorre dunque lavorare perché prevalga la fiducia sulla paura, l’inclusione sulla marginalizzazione, e perché il “multi divenga sempre più inter”.

Accogliere è un dovere, ma è anche un interesse strategico per le nostre città. Accogliere significa mantenere aperti i progetti SPRAR (oggi denominati SIPROIMI, cioè Sistema di protezione per i titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati) ed anzi spingere perché i progetti in essere possano ampliarsi. Questi progetti, che vedono gli enti locali come i diretti responsabili e le cooperative sociali come i gestori, sono quelli che danno più garanzie di trasparenza nella rendicontazione, di interventi su più fronti (acquisizione della lingua italiana, assistenza psicologica e legale, mediazione culturale, formazione professionale e tirocini lavorativi) e di minore impatto sociale (solitamente si basano su una accoglienza diffusa in appartamenti distribuiti nel territorio), anche se il decreto sicurezza (ora Legge 132/2018) prevede che soltanto i rifugiati e i minori non accompagnati ne possano usufruire.

Sarà necessario che gli enti locali seguano da vicino l’evolversi delle strutture dei CAS, i più penalizzati in termini economici dalla Legge 132/2018, per i quali diventa sempre più urgente una rete ampia di sostegno – tra enti locali, terzo settore e società civile – per sopperire in termini di servizi aggiuntivi ai tagli previsti dalla legge.

Un altro compito importante, di cui gli enti locali dovranno farsi carico, sarà quello di riconoscere la residenza e quindi l’iscrizione all’anagrafe, anche ai richiedenti asilo, così come già si è espressa una parte della magistratura. Ciò è particolarmente importante per poter garantire ai richiedenti asilo alcuni dei diritti di cittadinanza fondamentali (iscrizione alla medicina di base, ai centri per l’impiego, apertura di un conto corrente, ecc.).

Ma accogliere non è sufficiente. Gli enti locali possono e devoono avere un compito importante nel favorire il processo di integrazione. Integrare – come scrive Papa Francesco – significa “permettere a rifugiati e migranti di partecipare pienamente alla vita della società che li accoglie, in una dinamica di arricchimento reciproco e di feconda collaborazione nella promozione dello sviluppo umano integrale delle comunità locali”. In questo ambito diverse sono le azioni si possono realizzare, sempre in collaborazione con gli enti del terzo settore: sostenere le associazioni che organizzano corsi di lingua italiana; fornire informazioni per i servizi in più lingue; informare e chiedere la collaborazione dei cittadini sui progetti di accoglienza; favorire la partecipazione alla vita sociale degli stranieri promuovendo progetti specifici (per esempio attingendo ai bandi delle fondazioni sulla coesione sociale); coinvolgere direttamente le comunità migranti in Consulte intese come luoghi di ascolto e di raccolta di bisogni specifici; sostenere interventi nelle scuole sia per aiutare gli studenti neo-arrivati nell’acquisizione della lingua italiana, sia per migliorare il clima di accoglienza nelle classi con percorsi di sensibilizzazione e di educazione alla gestione dei conflitti; inserire nei programmi culturali previsti anche eventi, spettacoli, proposte artistiche che allarghino lo sguardo sulle culture di cui sono portatori gli stranieri che abitano i nostri territori.

Integrare significa partire da regole chiare e condivise che costituiscano la base di un progetto di cittadinanza comune a “nativi” come a nuovi residenti.

La sicurezza delle nostre città è un tema che sta sicuramente a cuore a molti cittadini e tra i più dibattuti oggi nel nostro paese. Nonostante le statistiche rilasciate dal Ministero dell’Interno forniscano dati più che rassicuranti (dal 2014 al 2017 gli omicidi sono scesi del 25,3%, i furti del 20,4% e le rapine del 23,4%) sembra invece crescere la percezione di insicurezza dei cittadini.

Sociologi e psicologi sono concordi nel ricondurre le cause di questa situazione al complesso momento storico che stiamo attraversando caratterizzato da mutamenti sociali sempre più rapidi e complessi, nonché dal crescente isolamento individuale legato al processo di individualizzazione della società. Il problema quindi è particolarmente complesso e diverse esperienze internazionali dimostrano che una sua soluzione passa principalmente dall’adozione di strumenti che migliorano la socialità e la coesione all’interno delle comunità.

In questo senso una strategia che cerchi di affrontare il problema della sicurezza urbana non può prescindere dalla promozione di azioni concrete che mirino al rafforzamento dello spirito di solidarietà e del senso di comunità che in questi ultimi decenni sono affievoliti.

Accanto a queste considerazioni va anche sottolineato il fatto che la sicurezza urbana non è mai il problema di un singolo comune. Se da una parte investimenti in impianti di video sorveglianza (spesso sostenuti da finanziamenti  regionali-ministeriali) possono avere un certo effetto di deterrenza, va anche detto che la ricerca di soluzioni “egoiste” al problema difficilmente risulta efficace. Vanno invece cercate sinergie tra comuni limitrofi, sinergie quali ad esempio: convenzioni per la gestione in forma associata della Polizia Locale (molto utile per comuni che dispongono di forze esigue) oppure la sottoscrizione di patti  locali per la sicurezza urbana  per la condivisione tra più corpi di PL, di professionalità, strumenti e competenze.

In materia di abitare e custodire il territorio è opportuno discernere tra politiche abitative e politiche urbanistiche di interesse pubblico a servizio della persona, che collaborano alla costruzione del sistema di welfare cittadino, da quelle che invece inseguono logiche di finanziarizzazione del mercato abitativo operando sulla rendita fondiaria delle aree.

E’ necessario saper interpretare la metamorfosi delle nostre città avendo come principi di riferimento la rigenerazione urbana, la riqualificazione del tessuto urbano consolidato (in luogo di un ulteriore ed improponibile consumo di suolo), e delle ampie aree dismesse come gli scali ferroviari, le aree industriali e militari, puntando alla costruzione di spazi urbani che diventino luoghi generativi di relazioni e occasioni di socialità, di cultura e benessere, promuovendo iniziative di housing sociale e architetture che rendano più “belle” le nostre città.

Il cambiamento climatico in atto, determinato da un forte e progressivo inquinamento, dovuto all’attività umana e l’enciclica “Laudato Sì” (capitolo V, paragrafo II: “il dialogo verso nuove politiche nazionali e locali”, ai numeri 179, 180 e 181) ci richiamano da diversi anni ad attuare urgenti e responsabili politiche ecologiche ambientali locali. Esse consistono nel: proteggere le specie animali e vegetali per la tutela della biodiversità; sostenere e sviluppare l’agricoltura biologica sul territorio comunale; sviluppare sistemi comunali ed intercomunali di piste ciclabili; aumentare la raccolta differenziata dei rifiuti urbani; attuare politiche amministrative comunali atte a modificare i consumi per lo sviluppo di un’economia circolare e del riciclo dello scarto e sostenere il sistema dei negozi di vicinato, oggi in crisi; investire risorse per un’educazione ecologica integrale (che superi la sola informazione) che richiede una presa di coscienza personale e comunitaria di un vero cambiamento dello stile di vita; promuovere sulle aree strategiche ed ancora libere, forme di tutela e di promozione dei corridoi ecologici, attraverso l’istituzione di nuovi parchi comunali ed intercomunali o allargamento di quelli metropolitani e regionali già esistenti; programmare un’agenda locale delle buone pratiche, sia a livello comunale sia sovraccomunale, per attuare i 17 obiettivi di Agenda 2030 sottoscritta nel 2015 da 193 paesi ONU per lo sviluppo sostenibile.

È infine opportuno sfruttare al meglio le grandi potenzialità ecologiche ed economiche che “buone” politiche di risparmio, efficienza e produzione dell’energia oggi possono offrire alle comunità locali.

Amministrare le finanze comunali, attuare delle politiche di bilancio eque e di sviluppo, soprattutto in tempi di scarse risorse economiche, di oneri di urbanizzazione giustamente inutilizzabili per coprire la spesa corrente e di debole crescita è un’impresa molto complicata. Le nostre municipalità sono chiamate a scelte innovative, ad innescare processi virtuosi, a mettere in campo un approccio culturale diverso ai problemi.

Occorre saper tagliare gli sprechi, chiedere la collaborazione e la partnership delle forze economiche e sociali, saper creare economie di scala nella gestione dei servizi collaborando con gli altri enti locali (creando associazioni intercomunali di servizi) così come nella progettazioni di interventi che richiedono l’intervento di risorse regionali, nazionali o europee o messe a disposizione dal sistema delle fondazioni bancarie. Innescare meccanismi partecipativi dei cittadini e dei lavoratori delle amministrazioni che oltre ad individuare le azioni migliorative sappiano poi prendersi cura dei processi (spesso micro) che si decide di mettere in atto.

A questo proposito riteniamo necessario porre seriamente a tema anche nel nostro territorio il tema delle unioni e successivamente delle fusioni di Comuni, un reale strumento di efficientamento delle P.A. che, se ben pianificato, fornisce anche un miglior servizio ai cittadini in termini di accessibilità ai servizi.

Occorre sviluppare maggiori capacità di “rendicontazione sociale”, di trasparenza e precisione delle comunicazioni sociali e di coinvolgimento delle forze produttive e sociali per amministrare meglio anche dal punto di vista della gestione, dell’accountability e dell’efficace uso delle risorse del territorio.

I giovani sono oggi paradossalmente la parte più penalizzata della società: fare oggi delle politiche per la gioventù vuol dire favorire opportunità di lavoro e di protagonismo delle ragazze e dei ragazzi delle nostre comunità, che sono la vera forza propulsiva verso il cambiamento.

Gli enti locali anche in questo caso possono cercare alleanze e convocare tavoli, realizzare servizi innovativi che possano valorizzare le potenzialità delle nuove generazioni, mutuare buone pratiche da progetti e realizzazioni che il terzo settore ed il pubblico hanno messo in campo in questi anni sia con i drop out o i neet ma anche per il protagonismo dei giovani cittadini che pur avendo un lavoro hanno scarse opportunità di esercitare un impegno civico. L’orientamento allo studio ed al lavoro per i giovani sono due compiti non tradizionalmente svolti dal territorio e sul territorio ma che nella situazione di grave difficoltà e di grande disagio che stiamo vivendo devono necessariamente aggiungersi ai compiti dei comuni e delle loro comunità, in collaborazione con le altre istituzioni e con le forze vive della società. Ma c’è di più. Non bastano politiche per la gioventù, occorre che le politiche di ogni Comune, così come quelle nazionali assumano anche (e soprattutto per certi aspetti) il punto di vista dei più giovani: solo così le nostre comunità saranno capaci di futuro.

La legalità è il presupposto essenziale perché la politica sia credibile e la società riconosca il valore dell’etica pubblica e privata ed insieme è la battaglia da vincere ogni giorno perché il rispetto ed il valore delle regole venga agito nelle nostre comunità rubando spazio alla criminalità organizzata, all’evasione fiscale e ad altri pessimi comportamenti. Dai momenti educativi, ad un intelligente contrasto a chi non fa il proprio dovere di contribuente, dalla lotta al gioco d’azzardo, fino al reimpiego per usi sociali dei beni sequestrati alle mafie, dal sostegno alle reti di comuni per la legalità, ai severi controlli sui comportamenti innanzitutto della pubblica amministrazione sono molte le iniziative di cui i comuni possono essere attori o capofila.

La cultura come leva di cambiamento e come elemento di costruzione della bellezza, è la duplice accezione con cui intendiamo le politiche che le amministrazioni possono realizzare in questo ambito. A fronte di risorse decrescenti, l’unico modo per invertire la tendenza in uno dei “giacimenti” per il futuro del Paese è investire su idee che fungano da catalizzatore di energie. Illuminanti intuizioni che valorizzino le eccellenze e le “biodiversità” culturali delle nostre comunità possono avere una funzione trainante ed attrattiva e molti sono gli esempi di micro azioni e di ambiziose iniziative in tal senso. Riteniamo che valorizzare i talenti e la ricchezza artistica (in ogni sua forma ed espressione), a partire dall’enorme patrimonio che il nostro Paese possiede sia la via da seguire e perseguire con estro e determinazione.

Provando infine a dare una chiave di lettura unitaria dell’agire civico e civile riteniamo fondamentale l’impegno per affermare la nonviolenza come stile politico, come Acli siamo convinti che il compito di un’amministrazione locale sia quello di governare il territorio che rappresenta, avendo a cuore la gestione dei propri conflitti e problemi interni, con lo sguardo aperto e con la mano tesa verso i problemi ed i conflitti del pianeta; come amava dire il sindaco “santo” Giorgio La Pira: “il buon amministratore è colui che si preoccupa contestualmente dell’illuminazione delle strade e dalla pace nel mondo”. Per questa ragione accanto al già richiamato impegno per l’integrazione e per un welfare, un’urbanistica, una cultura e un’amministrazione delle risorse che mettano al centro la persona e la cura della casa comune, riteniamo che le nostre comunità debbano promuovere nei limiti del possibile la cooperazione internazionale decentrata, il volontariato internazionale, gli scambi quali strumenti di confronto tra comunità di diversi luoghi del pianeta, ispirato a principi di reciprocità e solidarietà.

A poco più di un mese dalle amministrative

In queste settimane molti circoli stanno promuovendo i confronti tra i candidati alla carica di Sindaco. L’augurio è che le nostre proposte possano essere d’aiuto per sviluppare meglio i dibattiti che si svolgeranno ed i programmi che andranno a definirsi.

Il nostro compito non si esaurisce tuttavia il 26 maggio o il 9 di giugno. La fase più impegnativa sarà quella successiva, in cui sarà fondamentale comprendere le eventuali difficoltà che gli amministratori locali incontreranno nel corso del loro mandato; ai circoli è chiesto di essere attenti, vigili, critici e propositivi facendo loro avvertire la presenza di una realtà pronta a prendersi a cuore i problemi, insieme a loro e alle altre forze della società civile; senza rinunciare anzi rilanciando le opportunità formative, perché il servizio al “bene comune” sia svolto nel migliore dei modi.

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