Il lato nascosto del sottocosto

Il lato nascosto del sottocosto email stampa

In occasione del Primo Maggio le Acli Milanesi e Acli Terra denunciano il problema delle vendite scontate dei prodotti nella grade distribuzione che strangola i lavoratori agricoli.

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Il sottocosto è un tipo di vendita diffuso in tutto il mondo. In Italia è regolato da una precisa normativa (d.lgs. 114/1998, Regolamento CdM del 23/2/2001). che definisce “sottocosto” la vendita al pubblico effettuata ad un prezzo inferiore a quello risultante dalle fatture. E’ subordinato alle seguenti condizioni: può essere effettuato al massimo tre volte all’anno, il periodo di sconto non può superare i 10 gg, i prodotti sottocosto non possono essere più di 50 per ogni vendita.
Come si vede questo tipo di vendita è ben normato, anche se occorrerebbe limitarne l’uso. Viene spesso utilizzato dalle catene dei supermercati (GDO, grande distribuzione organizzata) per i prodotti civetta (olio, pomodoro, pasta, …) oppure per smaltire i prodotti deperibili in scadenza, riducendo così lo spreco (è il caso di frutta, verdura, latte e derivati).
In realtà il vero problema è un altro, ed è molto grave. Occorre avere presente che tramite la GDO viene venduto quasi il 75% del cibo consumato in Italia, e questo significa che ha un enorme potere contrattuale: è la GDO infatti che stabilisce il prezzo da dare ai produttori, e lo stabilisce al momento dell’acquisto. Con le attuali politiche di approvvigionamento i produttori vengono letteralmente “strangolati”, specialmente quelli piccoli. Uno dei metodi più utilizzati è quello delle cosiddette “aste al doppio ribasso”: le centrali d’acquisto della GDO chiedono ai fornitori di avanzare un’offerta per la vendita di uno stock di prodotto. Raccolte le proposte, lanciano una seconda asta, nuovamente al ribasso, partendo dal prezzo inferiore raggiunto durante la prima. In pochi minuti, su un portale web, il fornitore è chiamato a competere selvaggiamente con altri che non conosce, per aggiudicarsi la commessa. Chi si aggiudica la fornitura spesso si è spinto talmente al limite che, per garantirsi un esiguo margine, deve rivalersi sui produttori da cui acquista la merce. Per i produttori l’unica alternativa a queste continue richieste di ribassi e di sconti è quella di vedersi eliminare dalla vendita i propri prodotti, con evidente rischio di fallimento. Fra i produttori, sono gli agricoltori quelli più vulnerabili a queste pratiche commerciali che li costringono, a volte, a vendere in perdita pur di non essere scartati. In ogni caso il loro guadagno è minimo.
E’ pur vero che il Parlamento si sta muovendo: esiste un disegno di legge, a prima firma Susanna Cenni, dal titolo “Limitazioni alla vendita sottocosto di prodotti agricoli e divieto di aste al doppio ribasso”. Purtroppo questo d.d.l. , già approvato alla Camera nel 2019, è tuttora in corso di esame in commissione al Senato (S.1373) e non vi sono purtroppo previsioni di completamento dell’iter parlamentare.
Ma la situazione degli agricoltori italiani è sempre più intollerabile: nel 2016 i loro compensi sono scesi del 13% rispetto all’anno precedente. Questo spinge l’azienda agricola, per sopravvivere, a ridurre drasticamente i costi interni in ogni modo, anche ricorrendo a sfruttamento della manodopera, riduzione della protezione ambientale, abbassamento della qualità del prodotto. Si tratta perciò di un processo che genera pratiche illecite in agricoltura, diffuse in molte regioni italiane, sia al nord che al sud. Qui i braccianti, spesso immigrati ma anche italiani, lavorano 12-15 ore al giorno, in condizioni molto dure con paghe da fame, senza alcuna copertura assicurativa e sanitaria. L’organizzazione che gestisce i braccianti arriva spesso a ricattarli o a “schiavizzarli”: si tratta del triste fenomeno del “caporalato”. Il rapporto “Agromafie e Caporalato”, realizzato nel 2016 dall’Osservatorio Placido Rizzotto, quantifica in oltre 400 mila le persone soggette a sfruttamento e in circa 15 miliardi di euro l’economia generata illegalmente. Si tratta di cifre veramente allarmanti, difficili da contrastare o sradicare, nonostante la recente legge 199/2016 che aumenta le pene per l’intermediario (cioè il caporale) e le estende anche al datore di lavoro.
A questo punto, avendo di questo fenomeno una chiara percezione, non possiamo più chiudere gli occhi e far finta di nulla. Coloro che rincorrono offerte di pomodori a meno di 1 euro al chilo dovrebbero domandarsi come questo sia possibile e chi paga lo scotto sociale e ambientale del sottocosto. I cittadini hanno il potere di portare la legalità anche nel mondo agricolo e di modificare le situazioni di ingiustizia nella nostra società. Per fare questo occorre un approccio generale ad approfondire le condizioni di produzione delle merci acquistate. Molte informazioni si possono trovare semplicemente leggendo le etichette e acquistando prodotti identificati da marchi che assicurano il rispetto di alcuni valori etici (ad es. Fairtrade, Ecolabel, SA 8000, AIAB). Altre forme di consumo virtuoso sono quelli della filiera corta e del commercio equo e solidale praticabili anche partecipando a Gruppi d’Acquisto Solidale, che facilitano l’acquisto di prodotti di qualità direttamente dai produttori, sostenendoli nella loro attività e pagando loro il giusto prezzo. Anche le Acli promuovono e sostengono con convinzione queste forme di solidarietà, che richiedono mediamente costi superiori ma garantiscono la giusta retribuzione e condizioni dignitose a chi produce.
In generale occorre indirizzare le proprie scelte sempre verso prodotti e servizi di imprese che promuovono la sostenibilità sociale e ambientale, la legalità, il rispetto dei diritti umani e di un’equa retribuzione del lavoro: si tratta del “voto col portafoglio”, proposto ormai una dozzina d’anni fa dal prof. Leonardo Becchetti, professore di Economia Politica all’Università di Tor Vergata a Roma e da lui rilanciato nel 2019 insieme al prof. Enrico Giovannini (portavoce di ASVIS).
AcliTerra Milano-MB, AcliTerra Lombardia e le Acli Milanesi:

  • si schierano contro le pratiche illegali e vessatorie in uso nella produzione agricola, nella trasformazione dei prodotti agroalimentari e nella loro commercializzazione;
  • sollecitano il Parlamento a varare in tempi rapidi la legge contro le aste al doppio ribasso;
  • spronano le catene dei supermercati a pagare il giusto prezzo ai fornitori;
  • incoraggiano i cittadini a premiare sempre, con i loro acquisti, le aziende virtuose e sensibili.
    AcliTerra Milano-Monza e Brianza – AcliTerra Lombardia – ACLI Milanesi
    1° maggio 2021