Il lavoro di prossimità per dar vita ai quartieri e alle periferie

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Il prossimo Congresso “Per una città sostenibile, aperta e inclusiva” si colloca naturalmente nel dibattito aperto sul futuro metropolitano, con una particolare attenzione alla dimensione della coesione sociale e alla valorizzazione delle imprese sociali e cooperative.

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L'8 febbraio alle Acli il convegno sul Green new deal

Nella città che sale e nella metropoli ormai senza confini, c’è il rischio che la complessità faccia emergere squilibri territoriali e disuguaglianze sociali nella fruizione della modernizzazione e dello sviluppo, con la conseguenza di alimentare tensioni e ingiustizie da affrontare in un rapporto dialettico e costruttivo fra le istituzioni e la società civile.

I tradizionali flussi migratori nazionali e attualmente anche da ogni parte del mondo, in conseguenza degli squilibri della globalizzazione e delle dinamiche della rivoluzione digitale, stanno generando opportunità e conflittualità da gestire con l’obiettivo condiviso del bene comune e della coesione sociale, per evitare l’ingovernabilità e favorire la “convivialità delle differenze”.

Se l’avventura dell’Expo ha aperto spazi all’internazionalizzazione degli scambi,  al turismo culturale e ai consumi etici contro gli sprechi alimentari e per il risanamento ambientale, il tessuto urbano rischia tuttavia di subire lacerazioni a causa della delocalizzazione delle attività produttive e della progressiva scomparsa delle botteghe commerciali e artigianali che favorivano i rapporti di comunità e la socializzazione della convivenza.

Il convegno al Savini del Comune di Milano, con Cristina Tajani e Aldo Bonomi, sulle imprese innovative e sui negozi di vicinato per la crescita delle periferie, ha evidenziato il ruolo delle star up innovative, degli incubatori di imprese e delle attività manifatturiere, nella creazione di lavori alternativi nell’ecosistema cittadino, con l’attivazione dei talenti e delle risorse umane radicate sul territorio, per una città vivibile e sostenibile.

Si tratta della crescita di un tessuto artigianale, commerciale e sociale,  ramificato a Quarto Oggiaro, dove già operano le Acli nello Spazio Agorà, e a Villa Pizzone, Bovisa,  Bovisasca, Comasina, Bruzzano, Dergano, Affori e Niguarda, con l’aggancio ai finanziamenti dei bandi pubblici che favoriscono l’avvio dei percorsi di accompagnamento alle professioni e di sperimentazione dei nuovi mestieri per rivitalizzare i quartieri e le relazioni di prossimità.

Le testimonianze dei giovani imprenditori sui progetti avviati nelle varie realtà periferiche, con il commercio online, gli spazi di coworking, le aziende femminili, le manifatture digitali, gli atelier artistici, l’economia circolare, spalancano spazi di emulazione e di socializzazione, che evitano il degrado ambientale e stimolano a leggere i territori per individuare potenzialità operative e creare opportunità occupazionali.

Di fronte alla tentazione diffusa di andare a cercare lavoro oltre i confini nazionali, il radicamento sul territorio con le imprese sociali e la riscoperta delle radici delle tradizioni artigianali, fra la ricerca e l’innovazione, alimenta il circuito delle relazioni e favorisce la ricostruzione della comunità locale, i rapporti di partenariato e la valorizzazione della creatività delle reti del mondo  associativo e del volontariato solidaristico.

Dal censimento delle imprese, presentato dall’Istat a Palazzo Mezzanotte, emerge infatti che il “sistema Milano”, fra start up e multinazionali, processi di digitalizzazione e sostenibilità ambientale nell’ottica dell’internazionalizzazione, si articola fra servizi, commercio e turismo, con passaggi generazionali in un sistema polverizzato di manifatture e attività aperte al futuro.

C’è un gap fra domanda e offerta di lavoro, fra formazione e professionalità richieste dalla rivoluzione tecnologica, fra saperi, ricerca e cultura d’impresa.

L’acquisizione delle competenze nella dialettica fra scuola e industria, diventa fondamentale per entrare nel circuito lavorativo e nel sistema produttivo, con “imprese resilienti” e diffuse, vicine ai cittadini e ai territori, con investimenti sul mercato domestico, aperte alla riconversione a alla continuità aziendale per favorire l’economia locale, nella naturale prospettiva della proiezione oltre la dimensione cittadina e metropolitana.

La sinergia fra pubblico e privato, istituzioni e società civile, diventa essenziale nel cambio d’epoca, per riavviare le infrastrutture nel tracciato cittadino, con l’obiettivo della ripresa delle attività nelle aree degradate e periferiche che possono rinascere sulla spinta della creatività delle nuove generazioni e della condivisione con gli abitanti dei quartieri.

Il Convegno alle Acli del “Green new deal” europeo, con Ricotti, Majorino, Patrizia Toia, Maran e Pizzul, sui profondi cambiamenti che investono anche le aree metropolitane, ha infatti fatto emergere i processi di riqualificazione delle città sulla questione ambientale e le iniziative di recupero urbano, con le inevitabili ricadute sui livelli occupazionali e sui mestieri da riconvertire e rilanciare per offrire occasioni di imprenditorialità diffusa e sostenibile.

Il Congresso aclista “Per una città sostenibile, aperta e inclusiva” si colloca naturalmente nel dibattito aperto sul futuro metropolitano, con una particolare attenzione alla dimensione della coesione sociale e alla valorizzazione delle imprese sociali e cooperative, per sperimentare nuovi mestieri finalizzati alla creazione di opportunità lavorative e di attività di servizio alla popolazione.

Green new deal (VIDEO)