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#PrimoMaggio Andrea Villa: «Non è possibile pensare ad una ripresa che valga solo per qualcuno» email stampa

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«E’ complicato quest’anno pensare un augurio per la Festa dei Lavoratori – afferma Andrea Villa, presidente delle Acli di Milano, alla vigilia del Primo maggio».

«Il lavoro – spiega Villa –è mutato radicalmente nel quotidiano: ha invaso lo spazio delle famiglie, ci ha rinchiuso e distanziato, ci ha preoccupato per le prospettive incerte e per molti ha già significato la perdita del posto di lavoro e grandi difficoltà economiche. Problemi, fatiche e drammi che non hanno colpito tutti nella stessa misura. Ancora una volta si è evidenziata la fragilità di un mondo del lavoro fatto di inclusi ed esclusi, di tutelati e non tutelati e la crisi ha colpito più duramente le fasce più deboli della popolazione: donne, giovani, precari, autonomi e chi un contratto di lavoro non l’aveva».

Oggi sarà presentato alla Commissione Europea il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, un investimento di risorse straordinarie che l’Europa metterà in campo per il rilancio dell’economia. «Sarà l’occasione – prosegue il presidente –per costruire un nuovo modello di vita, un Sistema Paese orientato alla sostenibilità ambientale e sociale, alla professionalizzazione e competitività delle imprese e soprattutto dei lavoratori nella nuova economia digitale e tecnologica.

Nel contesto nazionale, per il presidente «sarà necessario che Milano riprenda il suo ruolo di traino e siamo sicuri che questo potrà avvenire a condizione, – come ci ricorda l’Arcivescovo Mario Delpini nel messaggio per il Primo Maggio- che si crei una vera alleanza tra la pubblica amministrazione, il mondo delle imprese, il lavoro e la scuola.

Come Acli – sottolinea Villa – siamo però preoccupati per l’immediato futuro: se gli investimenti che saranno stanziati serviranno ai nuovi lavoratori per un progetto professionalizzante che li renda capaci di competere in un mondo globalizzato, occorrerà farsi carico del rischio di chi vedrà in pericolo il posto di lavoro.

Se un insegnamento ci lascia questa pandemia – conclude il presidente delle Acli – è la consapevolezza che non ci si salva da soli: non è possibile pensare ad una ripresa che valga solo per qualcuno. Occorrono politiche, investimenti, riforme immediate che consentano a chi perde il lavoro di poterlo ritrovare e che accompagnino efficacemente le persone e le famiglie, proteggendole dal rischio di cadere in una spirale di povertà, nella consapevolezza- come ci insegna papa Francesco – che il lavoro è parte determinate della dignità della persona. Buon primo maggio!»