Il presidente delle Acli Milanesi, Villa: “Lombardia svegliati e fatti aiutare”

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Le Acli Milanesi non pongono una questione ideologiche ma si oppongono strenuamente a che incapacità e disorganizzazione gestionale influiscano su un legittimo diritto di salute pubblica come diritto universale, tutelato dall’art.32 della Costituzione

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Molte le promesse da parte della Regione Lombardia in questi mesi, ma ad oggi nessuna è stata mantenuta” questa la denuncia che arriva forte e chiara dalla conferenza stampa che si è tenuta questa mattina, promossa da molte associazioni e movimenti della società civile, tra cui le Acli Milanesi.

Un cambio di passo è oggi più che mai necessario e urgente: ne sono convinte le Acli Milanesi.

«Non poniamo questione ideologiche – afferma il presidente delle Acli Milanesi Andrea Villa, a margine della conferenza stampa – ma ci opponiamo strenuamente a che incapacità e disorganizzazione gestionale influiscano su un legittimo diritto di salute pubblica come diritto universale, tutelato dall’art.32 della costituzione.

Le politiche e l’organizzazione sanitaria lombarda – spiega Villa – determinano la vita o la morte di quella parte più fragile della nostra società: ad oggi infatti solo poco più di un terzo di cittadini ultraottantenni, tra le categorie prioritarie, è stato vaccinato.

Il sistema sanitario lombardo – continua il presidente delle Acli Milanesi – è stato costruito intorno al concetto di assistenza centrata sul paziente, ma questa epidemia ci ricorda che occorre un cambiamento di prospettiva verso un concetto di assistenza centrata sulla comunità per la tutela del bene comune di tutti i cittadini.

Come Acli – prosegue Villa – ribadiamo la necessità della tutela dei più fragili e chiediamo, in ossequio al principio di sussidiarietà di essere parte attiva, insieme a tutti gli attori della società civile e agli enti locali, di fornire supporti, strutture, volontari che in unico sforzo corale possano far fronte alla risoluzione dei problemi».

Le Acli Milanesi auspicano inoltre che venga al più presto realizzato un vero piano vaccinale lombardo in osservanza del piano nazionale: e che sia data attuazione alla riforma della legge regionale n. 23/2015, cosiddetta legge Maroni, ripristinando l’ormai depauperata medicina territoriale. «Il generale Figliuolo ha affermato di voler visitare tutte le regioni italiane per capire come stanno procedendo le vaccinazioni: Chiediamo – ha concluso il presidente delle Acli – che inizi dalla Lombardia».