In campo aperto nei quartieri e nei municipi della città di Milano

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Un momento dei lavori del Consiglio Provinciale residenziale dell'anno scorso

Con la celebrazione del 25° Congresso nazionale, si sono ormai concluse le manifestazioni per il 70° anniversario dalla fondazione delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, che hanno alimentato la riscoperta delle radici di “una storia di solidarietà aperta al futuro” e la scelta delle Acli di “attraversare il cambiamento” d’epoca al servizio del bene comune.
C’è quindi la necessità di ritornare a pensare per “aggiornare i mestieri” dei Circoli, sulla spinta dell’ispirazione cristiana, con percorsi di accoglienza e inclusione, di radicamento sul territorio, di lotta alla povertà e all’esclusione, di condivisione e di convivialità, di promozione del dialogo ecumenico e interculturale, di sviluppo dei servizi alle persone e delle imprese sociali, di riconoscimento del diritto al lavoro e della cittadinanza.

Sulla tracce indicate dalle Acli milanesi per “accogliere, aggregare e innovare”, si stanno già avviando e sperimentando, con sensibilità, professionalità e “passione popolare”, le nuove iniziative e le attività legate alle domande e ai bisogni emergenti dal mondo della marginalità e delle disuguaglianze, per fronteggiare la cultura “dell’indifferenza e dello scarto”, con una azione creativa e solidale nelle Parrocchie, nei quartieri e nei Comuni dell’area metropolitana, allargata alla partecipazione e all’incontro con le comunità locali.
Con la “trasferta” dei Consiglieri provinciali, dei Presidenti di Zona e di Circolo a Diano Marina, documentata ampiamente da “Il Giornale dei lavoratori”, è iniziato un cammino di comunicazione e di socializzazione delle “buone pratiche” sviluppate a Masate e Novate Milanese, a Trecella e a Quarto Oggiaro, alla Comasina e a Lambrate, al Gallaratese e al San Luigi, dal Circolo Geopolitico a Terre e Libertà.

Per la specificità dell’area urbana milanese, a contatto con il “meticciato” di popoli, civiltà e identità etniche, oltre che con un flusso migratorio intenso che coinvolge le periferie della città creando difficili rapporti di convivenza, come ha potuto sperimentare Papa Francesco nella sua rapida visita a Milano al quartiere delle “case bianche”, sembrava però necessario un supplemento d’indagine per elaborare proposte specifiche di formazione e di azione sociale.
E’ stato quindi elaborato un Programma formativo per un “rinnovato protagonismo dei Circoli di Milano”, con la concretezza dell’agire, la rigenerazione associativa, il confronto con la società che cambia, la progettazione condivisa e la risposta ai bisogni reali, che si è articolato in incontri seminariali sulla soggettività dei Circoli, sull’ambiente circostante, sulla progettazione e sull’impatto territoriale.
In parallelo, “La lettera alla città”, del Servizio per la pastorale sociale e il lavoro, evidenzia la necessità di attivare un processo di dialogo costruttivo fra il mondo ecclesiale e la società civile, in un’unica realtà, dove recuperare la dimensione dell’ascolto, degli altri e del territorio, e rilanciare la partecipazione dei cattolici alla vita della città.

Per approfondire insieme gli argomenti emersi dal confronto fra i Circoli e i Nuclei cittadini, l’appuntamento è a Ronchi di Massa, con sosta a Lucca e visita a Sarzana, sulla base di un programma articolato, in relazioni e lavori di gruppo, sull’attesa della Chiesa e delle Istituzioni, delle altre Associazioni e delle comunità parrocchiali e di quartiere, per la presenza e le iniziative delle Acli, nella nuova stagione dell’incontro fra “religioni e culture”.
In riferimento alla storica e tradizionale “triplice fedeltà” delle Acli ai lavoratori, alla democrazia e alla Chiesa, integrata e resa d’attualità da Papa Francesco con la “fedeltà ai poveri”, si è sviluppato l’intervento di Don Alberto Vitali, delegato arcivescovile, che ha evidenziato i rapporti della Chiesa di Milano con le Acli, il riferimento alle radici e alla formazione dei lavoratori cristiani, la collaborazione con le altre “classi” della società, il “meticciato” di civiltà in un mondo in evoluzione, la mission dell’essere cattolici nella società complessa.
Da Pio XII a Papa Giovanni, dal Concilio a padre Balducci, da don Milani a Pax Christi, è emersa la visibilità della Chiesa, con l’attuale invito del card. Scola ad “educasi al pensiero di Cristo”, nella città metropolitana, per creare percorsi di integrazione, offrendo ai giovani la possibilità di sperimentare il futuro.
Sull’associazionismo contemporaneo, si è concentrata la relazione di Emanuele Polizzi, sociologo dell’Università di Milano Bicocca, che ha riservato specifica attenzione alle organizzazioni professionali e al volontariato, alle politiche del welfare, dell’ambiente e del tempo libero, oltre la nicchia dell’esternalizzazione dei servizi pubblici, per la sussidiarietà, in particolare con la crisi del 2008 e in relazione al taglio delle risorse delle amministrazioni locali.
Con la delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e del servizio civile, si allargano gli spazi alla partecipazione associativa, all’imprenditorialità e alla costruzione di reti sociali, con l’apertura alle nuove generazioni, per affrontare i bisogni occupazionali attraverso le attività di cooperazione e mutuo aiuto, l’innovazione tecnologica, l’artigianato digitale, le start up, le pratiche di collaborazione, di condivisione e di cittadinanza attiva.

Per Erica Mastrociani, responsabile della formazione delle Acli nazionali, si deve ridare significato alle parole, nella quotidianità delle relazioni personali e nella comunità aperta, fra conflitto e consenso, in tempi di cambiamenti troppo accelerati che stanno generando una perpetua incertezza.
Nella società di massa, lo scambio sociale e il legame spirituale, consentono di avere una storia comune e un senso di appartenenza, che evidenzia lo spazio delle Acli nella comunità cristiana e nei servizi alle persone, per fare da filtro alle priorità dei bisogni e alimentare le coscienze nel dare risposte fraterne.
L’accoglienza deve diventare concretezza nella casa comune, per avviare le esperienze di socialità e ricostruire le certezze, riattivando le persone, oltre gli occhiali dell’ideologia, con il superamento della disaffezione verso i luoghi pubblici e l’animazione dei territori.

La vice Presidente del Consiglio comunale di Milano, Beatrice Uguccioni, ha invece affrontato la questione della politica, dei partiti e della deriva del populismo, nella varietà delle Istituzioni e dei Corpi intermedi, nella complessità degli interessi generali e nell’orizzonte del bene della comunità, nella dialettica del Comune e dei Municipi, con i vari Comitati di Via e di quartiere, alla ricerca di scelte articolate e condivise.
L’ascolto delle persone e la necessità di parlare con tutti, sui temi emergenti dell’immigrazione e delle sicurezza dei quartieri di periferia, diventa un dovere degli Amministratori che devono saper aggiornare il linguaggio della comunicazione, per ben operare nell’emersione e nella tutela della marginalità.

E’ toccato poi alla Segretaria Delfina Colombo e al Vicepresidente provinciale, Alessandro Galbusera, dopo gli interventi di Cislaghi, Spelta e Boiocchi, che hanno presentato e introdotto i relatori del week-end residenziale, “tirare le conclusioni” dopo il dibattito e le “restituzioni” dei lavori di gruppo.

Si tratta di valorizzare la storia delle Acli, per creare un ponte fra le generazioni, da sentinelle del territorio, in uscita dai Circoli e dalle Parrocchie verso i quartieri, in relazione con le Istituzioni della città, in una dimensione ormai transnazionale, per il lavoro e l’accoglienza, con reti di inclusione.
Si deve “cambiare per continuare”, stando in mezzo alla gente con l’identità e la fedeltà alle origini, nel radicamento territoriale, per la rigenerazione del “mestiere” delle Acli, con “una sosta” nella quotidianità, prima di voler entrare nel futuro, senza aver paura di aprire i Circoli a “cose nuove”.
Le Acli devono essere aperte, accoglienti e aggreganti, a partire dalla fascia multietnica e periferica della città, con un percorso di studio e di conoscenza dei bisogni da affrontare, per stare in comunità con una “visione” di servizio alle persone e di azione sociale per il cambiamento.
Le “trasferte” al mare, nelle case delle Acli, di fronte all’orizzonte infinito e in continuo divenire, sembra che stiano ridando ossigeno alla voglia di continuare “l’avventura aclista”, con l’innamoramento di sempre e la speranza di poter contribuire, con la “differenza cristiana”, a costruire un mondo migliore.