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INTERVISTA Sen. Messina: ” Un ambiente sano è un diritto e deve essere un dovere di tutti” email stampa

Fondamentale recuperare la capacità di un ragionamento collettivo, di uno spirito comune, rimettendo al centro la comunità e il suo benessere, a vantaggio di tutti e, inevitabilmente, a discapito dell’agio del singolo

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Foto di DarkWorkX da Pixabay

In questo periodo di forte incertezza, preoccupazione e paura, in un periodo nel quale ci troviamo a fronteggiare una crisi sanitaria, economica e sociale mai vista nella storia del Paese, dobbiamo come cittadini confidare nelle Istituzioni, in prima linea nella gestione della crisi. A questo proposito abbiamo chiesto alla senatrice Assuntela Messina, membro della Commissione Ambiente, della Commissione Diritti Umani e della  Commissione Bicamerale Antimafia) di illustrarci come il comportamento dell’individuo può essere determinate nel superamento dell’emergenza.

 Ci può spiegare cosa significa oggi per il cittadino avere un ruolo cruciale rispetto alla questione ambientale? Che cosa significa far parte dell’ambiente?

Negli ultimi anni la questione ambientale è stata posta al centro del dibattito pubblico globale ed anche nel nostro Paese la riflessione sui cambiamenti climatici, sostenibilità, rigenerazione urbana e trasformazione in chiave “green” del modo di vivere e produrre delle nostre società, ha assunto maggiore rigore e determinazione nelle scelte. Questa rinnovata coscienza è, già in sé, un fatto molto rilevante per almeno due ragioni.

La prima è che ha rinvigorito quell’humus sociale e culturale all’interno dell’opinione pubblica, necessario per sollecitare partiti e parlamento a mettere ulteriormente le tematiche ambientali al centro dei loro programmi. Penso, per fare qualche esempio, a ciò che nel corso di questa legislatura abbiamo fatto per le politiche di sostegno alla biodiversità, alla qualità dell’aria e dell’acqua o anche a quello che si sta facendo sul fronte del consumo sostenibile del suolo e della rigenerazione urbana. Questioni diventate oggetto di attenzione in una prospettiva olistica e confluite in misure e provvedimenti specifici.
La seconda riguarda proprio le persone, sia come individui che come insieme, come comunità. I cittadini hanno maturato la consapevolezza che la questione ambientale riguarda tutti, che la prospettiva di un’irreversibile e radicale trasformazione dell’ecosistema potrebbe avere conseguenze per l’intera popolazione umana.
Per arrestare questo smisurato processo è necessaria una forte azione collettiva. Tale azione collettiva non può essere scissa da condotte individuali corrette e responsabili. In questo senso il cittadino ha un ruolo centrale rispetto alla questione ambientale: deve avere sempre maggiore coscienza di essere parte di una dimensione più grande con cui ha una relazione costante che incide su di sé e sulla sua vita e su cui, a sua volta, può incidere in termini positivi o negativi.

Il cittadino deve comprendere ancora di più di essere “influente”, di avere una porzione individuale ma fondamentale di responsabilità nei confronti dell’Ambiente, del Creato che gli è stato affidato, della sua cura e della sua custodia, così come degli Altri e delle future generazioni. Un Ambiente sano è un diritto per tutti sostenuto dal dovere di tutti.
Questa considerazione diventa opportuna e stringente in relazione a quanto sta avvenendo proprio in questo periodo, in seguito al diffondersi del Coronavirus.
Le Istituzioni hanno lanciato un messaggio forte e inequivocabile: il rallentamento e il blocco del contagio può avvenire solo a condizione che ciascuno limiti al massimo i propri spostamenti e le relazioni fisiche con gli altri attraverso nuove forme di autoregolamentazione necessarie e rispettose del senso civico e dell’appartenenza. Una ri-educazione al vivere, un ri-pensarsi profondo all’altezza delle nuove circostanze, una ri-considerazione ecologica, relazionale e sociale dell’io nell’habitat di riferimento.
Il tutto, sempre nell’ottica anch’essa necessaria e solidale dell’appartenenza alla comunità, di una comunità – ambiente formata da persone che si prendono cura dell’altro, si fanno carico di bisogni condivisi, ritenuti appunto diritti umani e realizzano in questo modo i valori posti a precondizione di ogni forma di impegno rivolto al bene: al bene comune, al bene di tutti.

E’ possibile oggi, in una Società che esaspera il concetto di “individuo”, riportare l’uomo ed il cittadino al centro di un ragionamento di insieme?

È vero, viviamo in un tempo e in una società che esaltano, come mai nel corso della storia, il concetto di individuo e di individualismo. Il singolo è posto al centro del sistema, tanto da dare e avere l’illusione di costituire egli stesso un sistema “finito”, verrebbe da dire, o quantomeno “autosufficiente” per le possibilità che in parte si è attribuito, in parte gli sono date dal mondo attuale.
Paradigmi questi di autoreferenzialità sempre più invadenti ed insistenti. Questa è senz’altro una delle conseguenze del modello economico che caratterizza le società occidentali, da cui peraltro derivano altri grandi cambiamenti del nostro modo di interpretare la realtà e la nostra la nostra funzione in essa, a partire dalle modalità del vivere e dall’indirizzo e qualità dell’impegno da esprimere. Basti pensare alle grandi possibilità che l’evoluzione tecnologica e informatica ci ha dato in termini di comunicazione. La rete permette all’individuo di vivere, lavorare ed educarsi in modi totalmente nuovi ed efficienti rispetto a un ventennio fa, talvolta prescindendo dal contatto fisico con gli altri.
Non si può però ignorare la presenza di alcuni evidenti “effetti collaterali”. La possibilità di smaterializzare i nostri rapporti ci dà anche l’illusione di poter sostituire le “relazioni digitali” a quelle “tradizionali”, per così dire. Ma, riflettendoci, sappiamo che nulla può e potrà mai soppiantare la fisicità di una relazione umana e tutto ciò che ne consegue. La densità del “contatto” emotivo rischia di svuotarsi e raffreddarsi nei circuiti di nuove modalità espressive, comunicative e dunque esistenziali che lambiscono i terreni dell’anaffettività.
E con questo arrivo alla domanda.  Come detto, assistiamo da anni a diverse spinte verso un modello individualistico di società. E ciò lo avvertiamo anche nell’ambito della politica: se da una parte l’elettorato è mosso sempre più da esigenze particolaristiche, dall’altra la classe politica in alcuni casi va “evolvendosi” verso uno slancio leaderistico.
Credo che questo trend rappresenti uno dei pericoli più allarmanti per il mondo occidentale, perché riesce a condizionare sempre di più il metodo, il linguaggio e l’attività dei decisori pubblici, con tutto ciò che ne consegue.
Quello che è davvero fondamentale, quindi, è recuperare proprio la capacità di un ragionamento collettivo, di uno spirito comune. In concreto, rimettendo al centro la comunità e il suo benessere, a vantaggio di tutti e, inevitabilmente, a discapito dell’agio del singolo. Non andare in questa direzione, nel lungo termine, potrebbe portarci ad una grave crisi sociale e conseguentemente economica, una crisi etico-valoriale complessiva.
L’essere umano è nato per la libertà, che non può essere tale se non declinata nell’orizzonte della fratellanza e della condivisione.  E tale deve essere, anche in politica, perché solo con e per gli altri il singolo può “sviluppare pienamente la sua persona” e “svolgere la sua personalità”, come afferma la nostra Costituzione. In questo momento storico, poi, è giusto mettere in campo l’esperienza più alta della libertà, la libertà come solidarietà.