La città dei 15 minuti

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Il nuovo progetto urbanistico presuppone che le istituzioni locali debbano iniziare a pensare e riorganizzare la struttura delle loro città per offrire a tutta la popolazione un’esperienza cittadina di 15 minuti, aumentando in maniera significativa il benessere e la qualità della vita

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In cosa consiste la “Città dei 15 minuti” promossa dalla Sindaca di Parigi Anne Hidalgo? Quali trasformazioni stanno avvenendo? Anche (e come) Milano e la sua città metropolitana possono interpretare questo cambiamento?

Queste le domande di fondo che hanno accompagnato l’incontro coordinato da Silvio Ziliotto: “La città dei 15 minuti – Idee per una Milano in dialogo con i territori”, promosso dalle Acli Milanesi all’interno del programma associativo Idee in azione

Tommaso Vitale, ricercatore al Centre d’études européennes, professore associato di Sociologia, direttore del master Governing the Large Metropolis presso l’Ecole Urbaine de Sciences Po, ha avuto modo di riportare l’esperienza parigina che vuole intendere la prossimità dei servizi essenziali per ogni cittadino come progetto e obiettivo urbanistico, ma soprattutto come leva di trasformazione in senso politico, coinvolgendo direttamente i cittadini. Infatti, la città dei 15 minuti interessa e tocca ogni ambito della vita delle persone e diventa inoltre un modo per attuare la transizione ecologica e renderla accessibile a tutti.

Pertanto per Tommaso Vitale occorre individuare 4 aspetti principali:
1) Il legame tra il benessere individuale e la transizione ecologica. La scommessa politica è non mettere in contrapposizione questi due aspetti. Infatti: redistribuire i servizi su una scala di 15 minuti significa ridurre l’uso dell’auto, dei mezzi pubblici e migliorare la qualità della vita.

2) Il legame tra la prossimità spaziale e la partecipazione democratica. Parigi conta ben 20 municipi i quali consentono di impostare al meglio dei servizi che siano davvero prossimi ai cittadini. Questo avviene nonostante Parigi sia relativamente più piccola di Milano, ma molto più compatta e densa.

3) La città dei 15 minuti va oltre i 15 minuti. Sembra una contraddizione, ma in realtà politicizzare i 15 minuti significa pianificare anche dove devono essere collocati i servizi. Quelli realmente essenziali sono disponibili nei 15 minuti, altri, come i teatri, posso trovarsi anche oltre questa distanza e localizzati nelle periferie, rendendole attrattive. Questi flussi centro-periferia sono resi sostenibili proprio grazie al tempo inziale risparmiato per accedere ai servizi essenziali.

4) La città dei 15 minuti tenta di contrastare la logica della “clusterizzazione” delle attività commerciali per redistribuirle su scala micro in tutta la città. In quest’ottica è opportuna una politica pianificatoria che possa consentire un mix funzionale dei diversi quartieri, anche mediante incentivi o interventi di edilizia pubblica e convenzionata.

Le scuole poi possono essere l’elemento cardine di questa trasformazione. Paolo Limonta, maestro elementare e assessore all’edilizia scolastica del comune di Milano sottolinea come anche Milano intende seguire questo modello. Le scuole devono essere pensate come il cuore del quartiere: devono aprirsi alla città e fare comunità (un esempio: gli interventi interni ed esterni, come le pedonalizzazioni, attuati duranti l’emergenza pandemica).

A Paolo Limonta fa eco Maria Rosa Belotti, sindaco di Pero e Presidente del Coordinamento La Pace in Comune. La sindaca riporta il progetto di un nuovo polo scolastico che sia baricentrico. Questo in una città, Pero, che ha conosciuto lo shock della chiusura di importanti attività industriali e ha vissuto intense trasformazioni: dall’installazione della Fiera a Expo 2015, fino alla sfida di Mind che impone di guardare ad un futuro che sia caratterizzato da una crescita davvero sostenibile.

Chiude Paolo Petracca, presidente Fondazione Acli Milanesi, nonché candidato alle prossime elezioni amministrative di Milano, con una riflessione per una città dei 15 minuti che interessi non solo il capoluogo lombardo ma abbia la forza di imporsi su scala metropolitana.

A tal fine Petracca indica 3 nodi fondamentali:
1) Il problema-premessa istituzionale: vanno ripensati i municipi di Milano, aumentarne le competenze e inserirli in una governance metropolitana più ampia.

2) La città dei 15 minuti è resa possibile mediante politiche urbanistiche del governo del territorio. Petracca propone una riflessione sulla necessità di ripensare alla tassazione della rendita fondiaria, considerata fondamentale per favorire il mix sociale funzionale e ridurre meri obiettivi di profitto.

3) La città dei 15 minuti si realizza partendo dalle comunità. È fondamentale tutelare e arricchire l’alleanza, sostenuta anche dall’Arcivescovo Mario Delpini, tra i soggetti della società civile (comprese le importanti reti solidali) e le istituzioni. Le buone prassi devono diventare sistema e fonte di ispirazione e collaborazione.

Per rivedere il Video dell’incontro QUI