La città policentrica nella prospettiva metropolitana

La città policentrica nella prospettiva metropolitana email stampa

2349
0
SHARE

Per le ACLI e le organizzazioni della società civile c’è la possibilità di inserirsi nel dibattito politico con idee e proposte finalizzate a valorizzare le voci dei quartieri periferici, che sono ormai destinati a diventare fondamentali nella costruzione della Città metropolitana.

La corsa alla candidatura nelle primarie del Partito democratico, in attesa di conoscere anche le decisioni degli altri schieramenti politici antagonisti in vista della sfida elettorale per la conquista del Comune di Milano, gestito per una sola stagione dalla coalizione guidata dal Sindaco Pisapia, sta finalmente riaccendendo il dibattito sul prossimo futuro della città dopo l’avventura dell’Expo, che ha aperto spiragli di mondializzazione della metropoli lombarda.
L’Esposizione universale, con la valorizzazione delle ricerche, dei progetti, delle sperimentazioni e delle iniziative per “nutrire il pianeta”, realizzate dalle Nazioni partecipanti e dalle Organizzazioni della società civile, del volontariato e della solidarietà internazionale, ha lasciato in eredità alla comunità milanese e metropolitana una vocazione alla condivisione delle speranze di libertà, di sviluppo e di pace dei popoli del mondo.

E’ un messaggio da raccogliere per vivere il cambiamento epocale che ci investe per le migrazioni e il “meticciato” di religioni e culture, con intrecci da armonizzare in un difficile processo di integrazione e di coesione sociale, di diritti di cittadinanza e di fraternizzazione, nella fase costituente della Città metropolitana, con particolare attenzione agli ultimi e alle “periferie esistenziali e geografiche”, per superare squilibri territoriali e marginalità sociali.
La riscoperta dei quartieri e delle condizioni di vita degli abitanti da parte dei candidati, dalla Balzani a Majorino, da Sala a Iannetta, in giro fra i mercati rionali e le case popolari, per incontrare e dialogare con i cittadini e gli immigrati, alla ricerca di proposte da inserire nei programmi per le primarie e per il governo della città, è una occasione per ripensare il ruolo delle istituzioni e il mestiere della politica al servizio delle persone e del bene comune.

L’appello del Consiglio Episcopale Milanese, rivolto ai laici cristiani, “spesso senza voce e timidi nell’esporsi”, con l’invito a presentarsi come candidati, per un impegno politico e amministrativo, nella gratuità di chi si offre per un servizio, sulla traccia degli insegnamenti ecclesiali della dottrina sociale della Chiesa, può offrire un contributo alla costruzione della convivenza civile, con una idea di città aperta all’ascolto dei giovani e delle famiglie.
Il tema della politica, “censurato nella comunità cristiana”, per il rischio di causare divisioni e contrapposizioni, deve quindi tornare di attualità, anche se la Chiesa non si schiera, mentre i cristiani invece si, con le Parrocchie che sono invitate a non programmare iniziative per i candidati e a non mettere le sedi e le strutture a disposizione dei partiti.
Si tratta di aperture ancora timide, ma comunque utili a far scendere i cattolici in campo aperto, per dialogare e camminare insieme, prendendo la parola per superare la tentazione all’individualismo e allo scetticismo, allo scoraggiamento e all’astensionismo, per esprimere “con il voto” le proprie scelte.
Le lunghe code per entrare al Piccolo Teatro e al Dal Verme, quasi come all’Expo, per incontrare e ascoltare  i candidati alle primarie, si agganciano ai più conviviali incontri nelle sedi periferiche dei partiti e dei centri culturali, con la maggiore possibilità di scambiare idee e proposte per una città policentrica.
La trasformazione delle Zone del decentramento in Municipi, con maggiori poteri e risorse, consentirà infatti di raccordarsi a cerniera con i Comuni dell’hinterland della città metropolitana, senza squilibri urbanistici e lacerazioni sociali, per un’armonizzazione delle identità locali.
Se la bocciatura in Consiglio comunale dell’accordo per la riqualificazione degli Scali ferroviari, rimanda nel tempo il risanamento di vaste aree ai confini della città, con un degrado crescente e intollerabile, la voce dei quartieri e delle periferie cittadine si sta comunque facendo sentire con le iniziative dei cittadini che ricostruiscono tessuti sociali lacerati dalle disuguaglianze sociali.

La Consulta delle Periferie, con una serie di incontri all’Urban Center e altrove, sta facendo emergere le spinte all’innovazione sociale che affiorano dalle attività delle Associazioni e dei Comitati di quartiere, con una documentazione storica e d’attualità sullo sviluppo urbano, fra antichi borghi, campi e case popolari, con un mix di identità alla ricerca di nuovi equilibri di convivenza.
Dal Parco delle risaie al Bosco in città, dai fontanili alle vie d’acqua, dalle Cascine comunali agli orti urbani, dall’agricoltura di prossimità ai gruppi d’acquisto solidali, dalle botteghe del commercio equo e solidale ai negozi dei prodotti etnici, c’è una trama di relazioni decentrate da riscoprire in una città ormai cosmopolita con potenzialità ancora da valorizzare.
Il confronto dialettico fra i candidati alle primarie, non privo di asprezze sulla questione dei conti dell’Expo, si sta concentrando sulla semplificazione della macchina comunale, sulla fiscalità locale, sui rapporti con il governo nazionale, sulla voglia di cambiare dei giovani, sulle nuove tecnologie informatiche, sulla rigenerazione dei quartieri, sulla gestione delle case popolari e del patrimonio edilizio esistente, sull’inclusione e sul riscatto sociale, sul lavoro e sulla sicurezza, sull’ascolto dei cittadini e delle periferie.

Non c’è ancora molta attenzione per la Città metropolitana e per la proiezione europea e mondiale del ruolo di Milano nella competizione internazionale, che era invece emerso nel confronto a Palazzo Reale con i Sindaci del mondo, in relazione alla centralità delle politiche urbane per la ripresa dello sviluppo e per sperimentare un nuovo rapporto con le aree agricole e le attività produttive, in una dimensione aperta all’accoglienza e all’integrazione culturale e sociale.
C’è quindi la possibilità per le ACLI e le organizzazioni della società civile, di inserirsi nel dibattito fra le forze politiche in campo, con idee e proposte finalizzate a valorizzare le voci dei quartieri periferici, che sono ormai destinati a diventare fondamentali nella costruzione della Città metropolitana, nel dialogo fra le religioni e le culture che si intrecciano per la costruzione di nuovi rapporti di vicinato e di proiezione sullo scenario cittadino e nazionale.