La Messa di Natale ai tempi del Covid

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E’ una vecchia politica quella di utilizzare la religione come strumento di potere e spesso la religione si presta a questa strumentalizzazione

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Grande e ipocrita indignazione dei quotidiani di destra per l’invito dell’Unione Europa agli Stati membri di non far celebrare la Messa di Natale, si immagina quella di mezzanotte. Secondo esponenti politici della destra questa misura non avrebbe nulla a che fare con la lotta al Covid.
L’invito e l’indignazione si prestano ad una duplice considerazione preceduta da una constatazione.
Da mesi nel rispetto del protocollo di sicurezza si accede alla Messa in chiesa sotto la guida e la vigilanza dei volontari che ti indicano il posto a sedere ben segnalato e distanziato. La mascherina è sempre indossata e si abbassa solo per la Comunione.
In genere non si tratta di celebrazioni affollate, anzi.
Diversa è la tradizione della messa natalizia che induce molti a parteciparvi, come ad un’abitudine che almeno una volta l’anno va onorata.
Chiesa affollata, ambiente chiuso, distanziamento difficile da mantenere. Del resto anche la benedizione nelle case è stata sospesa per evitare pericoli di contagio tra estranei. Non risulta che nessun esponente e giornale di destra abbia eccepito questa misura di puro buon senso precauzionale.
Venendo alle considerazioni.
La prima.
L’indignazione non nasconde la sua strumentalità rispetto al fenomeno religioso e alla Fede visto in chiave di affermazione e difesa di una identità del popolo minacciata dalle élite globalizzate e massificatrici.
In funzione di questa identità si chiudono i confini, si erigono muri, non solo di mattoni, si separano le persone a seconda della nazionalità e si stabiliscono supremazie, confondendo la necessità di politiche regolatici dei fenomeni, si pensi alla migrazione, con la discriminazione, si giustificano misure illiberali e si piccona lo Stato di diritto.
E’ una vecchia politica quella di utilizzare la religione come strumento di potere e spesso la religione si presta a questa strumentalizzazione, quando diventa manifestazione civile di riti esteriori, quando negozia la difesa di valori non negoziabili (domanda: se sono valori non debbono essere per definizione non negoziabili?) in cambio di tutele secolari e vantaggi economici dallo Stato, quando asseconda politiche autoritarie che omaggiano formalmente la Fede e la calpestano nella quotidianità della repressione (Magatti, La scommessa cattolica).
Non una parola sul grido di denuncia del Papa sulla cultura dello scarto che umilia le persone e le riduce a cose.
In compenso si atteggiano a difensori, purché a casa loro, dei poveri del mondo, ma non arriva un gesto sulle attività, spesso di rapina, delle multinazionali che impoveriscono terre e colture e che spingono moltitudini a risalire verso il nord, sulle politiche che dissennatamente ammalano il pianeta (Lett. Enc. Laudato Sì).
La seconda considerazione.
Non è da oggi che nell’Occidente, ma soprattutto in Europa, la religione è sempre più vista come una fatto privato, che attiene alla coscienza dei singoli, relegata alla dimensione tutta laica della libertà di coscienza.
L’ora di religione che dovrebbe essere trasformata in storia delle religioni. L’esposizione dei simboli religiosi vietata nei luoghi pubblici (in Francia). Le polemiche sul crocefisso in classe, diventato suo malgrado mezzo di contrapposizione tra due fondamentalismi, tra chi non lo vuole perché viola il precetto dello Stato laico e di chi lo pretende per affermare l’originarietà di una cultura e di un identità civile più che religiosa.
Colpisce che nel dibattito pubblico accanto alla giusta condanna per l’orrore dei gesti di inaudita violenza e ferocia verso professori e fedeli scatenata dalle vignette sacrileghe pubblicate in Francia non sia comparsa una riflessione, non già sulla necessità/opportunità dell’autocensura che violerebbe la libertà di pensiero, bensì sulla tutela della corrispondente libertà di Fede. Non è oscurantismo domandarsi sino a che punto la blasfemia sia libertà di pensiero.
Il sacro come evento di popolo non appartiene alla cultura dell’individualismo che oggi domina.
Scrive il Cardinale Ruini, commentando gli Appunti di Papa Benedetto XVI, che riflette sulla crisi profonda del cristianesimo, basata sulla crisi della sua pretesa di verità: “Ratzinger si chiede perché ciò sia avvenuto e in concreto cosa sia cambiato, sia nel cristianesimo sia nella razionalità. Per quel che riguarda il cristianesimo la risposta è che esso, contro la sua natura, era diventato tradizione e religione di Stato, mentre la voce della ragione era stata troppo addomesticata” (C. Ruini, La Verità 1 dicembre 2020).
In questa constatazione sta una verità che inevitabilmente interroga la Chiesa e la comunità dei fedeli.