La mia alternanza scuola lavoro alle Acli

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Gli incontri nelle scuole elementari dell'Area Educazione delle Acli Milanesi

Sono una ragazza al quinto anno di liceo delle scienze umane opzione economico-sociale e per questo ultimo anno di scuola ho svolto una settimana di stage-lavorativo alle Acli di Milano nel periodo compreso tra il 22 e il 26 Gennaio.

Considero il progetto di alternanza scuola lavoro una bella possibilità offerta agli studenti di poter entrare attivamente all’interno di un contesto lavorativo, anche se per un breve periodo. Essendo, però, un progetto nuovo ha, a mio avviso, ancora delle difficoltà strutturali di cui spesso gli alunni si accorgono. Dal confronto con i miei coetanei ho riscontrato alcune criticità quali, ad esempio, la difficoltà di trovare aziende disposte ad accogliere gli stagisti. Inoltre, un’altra criticità su cui ci siamo confrontati consiste nel fatto che le aziende o gli enti che accolgono ragazzi in alternanza scuola lavoro spesso non sono in grado di affidare loro mansioni che siano svolgibili ma nel contempo utili e pertinenti al proprio indirizzo scolastico. Fortunatamente la mia esperienza alle Acli è stata molto positiva in quanto entrambe le difficoltà di cui precedentemente parlavo, non sono state da me riscontrate nell’ambiente lavorativo.

Durante questa settimana ho lavorato presso l’area educazione delle Acli di Milano che tra le varie attività si occupa della diffusione del messaggio della sostenibilità con varie fasce di età, in particolare i giovani che tra non molto tempo si dovranno prender cura del mondo che le generazioni precedenti lasceranno loro. Questi temi sono stati da me affrontati attraverso l’organizzazione di laboratori per i bambini della scuole della periferia di Milano.

I miei compiti sono stati molteplici: dall’analisi degli squilibri presenti nel mondo come la diversa distribuzione delle risorse di acqua o di ricchezza, alla preparazione di incontri e  progettazione di esperimenti  da portare ai bambini delle scuole elementari e medie per sensibilizzarli rispetto a queste tematiche, da sempre discusse ma mai risolte.

Tutto ciò è stato accompagnato dalla mia partecipazione attiva ad uno di questi incontri, quello con una classe 5 della scuola elementare di Cormano a cui abbiamo presentato un progetto relativo all’appartenenza ad una collettività e al rispetto di essa e delle sue regole.

Con quest’esperienza mi son resa conto di quanto sia importante educare le nuove generazioni alla cura e e al rispetto dell’ambiente sia naturale che sociale perché voler bene al mondo che ci circonda significa voler bene a noi stessi.

L’esperienza è stata molto interessante, stimolante e coinvolgente; mi è stato chiesto di collaborare, di esprimere le mie opinioni e di mettere tutta me stessa in ciò che, volta per volta, andavo a fare.

Essendo una persona molto creativa e curiosa non è stato per me difficile entrare nell’ottica del lavoro che avremmo fatto, proponendo idee, sperimentando giochi o esperimenti da portare ai bambini.

Mi ritengo fortunata per essermi ambientata subito nell’ufficio e sono a conoscenza del fatto che non tutti abbiano le mie stesse attitudini e questo potrebbe causare disagio.

L’importante è sfruttare al meglio la possibilità che ci viene data che sia positiva, come nel mio caso, sia che sia negativa.

Poter conoscere il mondo del lavoro è una grande possibilità perché permette agli studenti del liceo di farsi un’idea sul lavoro che gli piacerebbe o meno svolgere in futuro e di conseguenza li aiuta anche nella scelta dell’indirizzo di studi universitario.

Difatti, anche coloro che troveranno l’esperienza dell’alternanza scuola lavoro negativa, saranno avvantaggiati dal fatto di aver già capito che quel determinato contesto lavorativo non è conciliabile con le proprie attitudini.

Inoltre doversi relazionare con nuove persone porta a rivalutare se stessi, le proprie posizioni e di conseguenza a compiere un’evoluzione del comportamento e del  carattere della persona stessa.

Chi invece accoglie gli studenti dovrebbe comprendere il loro iniziale imbarazzo e la loro preoccupazione per quello che andranno a fare; non hanno mai lavorato, si trovano a doversi relazionare in ambito lavorativo con persone più grandi di loro, non hanno delle vere e proprie competenze dell’ambito in cui sono stati inseriti. Personalmente credo che il primo passo per poter svolgere un’alternanza positiva sia il compito di ciascuna azienda di coinvolgere lo studente stagista nella nuova realtà spiegandogli nel dettaglio il lavoro che andrà a svolgere e gli obbiettivi su cui verterà. Penso inoltre che gli alunni abbiano il dovere di interessarsi il più possibile agli incarichi affidatigli, chiedendo spiegazioni per qualsiasi genere di perplessità, difficoltà o anche solo curiosità affinché l’alternanza sia per loro un’esperienza il più possibile formativa.

Giulia Scaccabarozzi