La mia esperienza al servizio della Comunità

La mia esperienza al servizio della Comunità email stampa

410
0
SHARE
Il gruppo che ha vissuto il percorso di vita comune con l'Arcivescovo Mario Delpini

Sono Alessandro Galbiati, svolgo il Servizio Civile presso le Acli Milanesi e, insieme a Marika, Nicolò e Teresa, ho deciso di intraprendere il percorso di Vita Comune proposto dagli Oratori di Cernusco sul Naviglio. Il progetto mira a sfruttare gli spazi disponibili della parrocchia, in questo caso un locale (ribattezzato per l’occasione Casa Nazaret) accanto alla Chiesa della Madonna del Divin Pianto, non solo a servizio della Comunità, ma anche come occasione per  educarci ad una maggiore responsabilità nella cura e gestione di una casa, in autonomia e solidarietà fraterna.

Il progetto di vita comune si inserisce in un orizzonte più ampio che è quello diocesano, in cui proprio in questi mesi sono partite altre occasioni simili in varie città. A guidarci, la regola di vita che abbiamo scritto insieme, basata sul servizio, la carità e la preghiera comune. Il servizio che già caratterizzava le nostre vite tra scout, politica e oratorio si è allargato facendo spazio a piccoli compiti utili alla Parrocchia: apertura e chiusura della chiesa, lodi e compieta del martedì per tutta la comunità. Abbiamo poi vissuto momenti di carità grazie ai turni di Pastorale Samaritana a Milano, nelle sere spese per i senza fissa dimora. Quest’ultima trattasi di un’iniziativa già in essere che ha riscosso una grande attenzione da parte dei giovani degli oratori e, per quanto in Vita Comune, ampliata andando a richiedere maggiore disponibilità. L’uscita prevede l’avvicinarsi alle persone con delicatezza e naturalezza, proponendo un bicchiere di the caldo e, se concesso, restare qualche minuto per scambiare parole. Infatti, non interveniamo solo chiedendo se hanno bisogno di qualcosa di materiale (ci portiamo dietro anche vestiti, intimi e sacchi a pelo), quanto principalmente per stare vicini con l’ascolto e il confronto-conforto reciproco.

Gennaio è passato all’insegna di arredamento, spese, conoscenza degli spazi e dei nostri ritmi, cene di benvenuto e condivisione sincera. Giorno dopo giorno abbiamo sperimentato il prendersi cura, l’attenzione, l’importanza dei gesti gratuiti e la bellezza del farsi piccoli per far spazio all’altro. Siamo arrivati così a febbraio, forti di un’amicizia ben consolidata e di una piena consapevolezza della nostra scelta. Casa Nazaret è stata in questi mesi soprattutto accoglienza: delle nostre fragilità e dubbi, delle nostre idee e del confronto nato da esse, delle persone che hanno voluto condividere con noi un pezzo di questo cammino. Non sono mancati infatti gli ospiti: oltre alla consueta cena del martedì con Don Andrea, agli amici di passaggio e alle famiglie curiose, abbiamo avuto l’occasione di cenare con don Marco Fusi – responsabile diocesano della pastorale giovanile – e con l’arcivescovo Mario Delpini. Occasione che ci ha particolarmente emozionato e che segna uno stile, sobrio, umile e attento, che caratterizza l’operato del nostro Arcivescovo.

La grazia e le riflessioni nate da questi incontri sono state ancora più forti perché sempre condivise in quattro.

Dopo questi due mesi di vita comune torniamo nelle nostre case con tante nuove idee, nuove consapevolezze e soprattutto con l’impegno di una maggior propensione all’ascolto. “Una persona che ti ascolta ti sta dando l’opportunità di esistere. Ecco perché l’ascolto è una delle più alte forme di carità.”