La politica oggi: scopi e strumenti

La politica oggi: scopi e strumenti email stampa

1301
0
SHARE

Confesso che non lo sapevo. Nel 2011 Piero Angela ha pubblicato un libro intitolato “A cosa serve la politica”, l’autore ne parla in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera (5 luglio 2017): «Nel libro ho raccontato un fatto molto semplice. La politica, nei secoli e nei millenni, non ha mai concretamente migliorato le condizioni di vita della gente comune. Non ha mai prodotto ricchezza né benessere. La base è rimasta povera, ignorante, malata, analfabeta. Tutto è cambiato quando, sulla scena del mondo, sono apparse le macchine e l’energia che hanno moltiplicato i pani e i pesci».

Confesso che questa affermazione e questo giudizio mi hanno lasciato più che perplesso per la superficialità e l’inesattezza, ma, forse, l’autore ha voluto solo essere provocatorio.

Certo la politica oggigiorno non mostra il meglio di sé, ma anche le sfide che i cambiamenti in atto le hanno posto e le stanno ponendo rendono il suo compito assai difficile.

La politica ha indirizzato l’uso delle risorse per una loro ripartizione e ha dato vita al welfare, ha trasformato i diritti fondamentali in norme e in leggi che proteggono la persona e, generalmente, i più deboli.

La politica ha dettato e detta le regole per la tutela dell’ambiente (vedi l’accordo di Parigi) e sempre la politica tenta di demolirle (vedi la posizione di Trump).

La politica ha stabilito che, per sconfiggere l’analfabetismo, l’istruzione – diritto fondamentale – dovesse essere impartita obbligatoriamente e che la tutela della salute dovesse essere garantita da un sistema sanitario universale.

La politica decide quali risorse energetiche utilizzare e verso quali macchine impegnare le risorse pubbliche (più carrarmati o più treni?).

La politica non è una sovrastruttura che, se non ostacola, è indifferente al progresso dell’umanità, essa è una dimensione del nostro essere persona, ci appartiene, perché con essa si sono definiti e si definiscono i nostri destini.

Ci sarebbe stata la Rivoluzione americana e francese con le loro affermazioni dei diritti dell’uomo, che non sono stati né creati, né affermati da una macchina, senza la politica?

Ci sarebbe stato il riconoscimento e l’attuazione del principio di eguaglianza senza la politica?

Ci sarebbe stata l’affermazione dei diritti dei lavoratori (sfruttati, analfabeti) senza la politica?

Oggi la politica deve affrontare sfide globali, dall’ambiente, al terrorismo, all’immigrazione, all’economia, alla crisi dello stato nazionale e della sovranità, che fanno ridiscutere i princìpi stessi della convivenza, si pensi al dibattito sulla cittadinanza che attiene direttamente ai valori che fondano l’identità di una comunità.

La politica va contestata anche duramente quando è corrotta e quando non assolve al suo dovere di trovare soluzione ai bisogni dell’uomo, ma non va deligittimata sino a ritenerla inutile.

Un intero mondo di certezze è in discussione e non sarà un’intelligenza artificiale a darci gli spunti per uscire dalle difficoltà, ma l’intelligenza e la volontà delle persone di trovare soluzioni ai nuovi problemi. Questa volontà si chiama politica.