La Sanità deve avere come obiettivo principale la presa in carico integrale...

La Sanità deve avere come obiettivo principale la presa in carico integrale del cittadino email stampa

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Delfina Colombo interviene alla manifestazione

L’intervento di Delfina Colombo, della presidenza delle Acli milanesi alla manifestazione in difesa della sanità pubblica, che si è svolta sabato 23 ottobre in piazza Duomo

Forse a tanti o ai più non appariva evidente che in Lombardia dove gli ospedali sono un eccellenza ci fosse un problema di tutela del diritto alla salute.

Non ce ne siamo accorti :

  • quando sono stati chiusi tanti ospedali pubblici,
  • quando sono stati chiuse strutture di assistenza specialistica ambulatoriale sul territorio
  • neppure quando il personale medico è diminuito,
  • neppure quando la spesa procapite per la sanità ci vedeva ad uno degli ultimi posti in Europa.

Forse abbiamo iniziato a preoccuparci quando anche prima della pandemia in Lombardia le liste d’attesa, I tempi di attesa delle prestazioni pubbliche sono diventati una delle problematiche più ingenti della sanità Lombarda.

Allora ci siamo chiesti ma che fine ha fatto la libertà per il cittadino di scegliere l’erogatore dei servizi sanitari caposaldo del modello sanitario Lombardo?

Ma quale libertà di scelta resta ad una persona se la sua possibilità di cura appropriata rimane solo quella privata ? e per contro chi non ha una disponibilità economica per rivolgersi alle strutture private è costretto a rinunciare a curarsi ?

Forse a quel punto qualcuno di noi si è posto il problema che questo sistema Lombardo contraddiceva l’art. 32 della costituzione che afferma “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e termina dicendo che garantisce cure gratuite agli indigenti”

Ma sicuramente durante la pandemia tutti si sono fatti questa domanda, la morte di tanti amici e parenti ci ha spalancato gli occhi alla realtà dei fatti :

  • ci siamo accorti che erano anni che non si investiva in PREVENZIONE ormai denominata la cenerentola del sistema sanitario (Prevenzione epidemiologica, prevenzione dalle dipendenze, prevenzione di ogni genere
  • ci siamo accorti che i MEDICI DI MEDICINA GENERALE sono pochi ed insufficienti ai bisogni dei cittadini
  • ci siamo accorti che la questione della salute non è un tema legato al singolo individuo, ma un tema di comunità e di territorio, in buona sostanza una questione pubblica. L’aver gradualmente spostato, in questo ultimo ventennio, il tema della salute da questione pubblica a soluzione individuale, è probabilmente uno dei motivi, certamente non il solo, per cui la Lombardia si è rivelata particolarmente vulnerabile nella gestione dell’emergenza sanitaria determinata dal Covid-19.

Questo progetto di legge di riforma della legge sanitaria Lombarda doveva porsi come obiettivi quello di recuperare

– la perdita di fatto dell’universalismo delle prestazioni sanitarie garantite a tutti e l’equità di accesso alle prestazioni

– depotenziamento del servizio pubblico

Ma nei fatti questo non appare dal testo normativo tutt’ora in discussione in Consiglio Regionale che ripropone

  • un modello prestazionistico di stampo individualista
  • un modello organizzativo che smentisce i principi universalistici perché considerare la salute come un prodotto del mercato mettendo in competizione gli erogatori pubblici con quelli privati in un sistema dove l’unico finanziatore e’ il Servizio Sanitario Nazionale crea solo, l’abbiamo visto, differenze e disparità costringendo il cittadino che se lo può permettere a pagare per la sua salute
  • gli stessi modelli di case della salute che tanto attendevamo per rivendicare un sistema di presa in carico globale sono sulla carica ridotti a meri ambulatori dove non sono previsti in modo obbligatorio i servizi sociali, i servizi per le dipendenze, i servizi psichiatrici …ovviamente neppure le realtà del privato sociale che tanto fanno in questa nostra Regione

Infine chiarisco che al di là dei pubblici proclami di Regione Lombardia il progetto di legge di riforma della legge sanitaria Lombarda ha abrogato o definito facoltativi gli organi che vedevano quanto meno la consultazione degli enti del terzo settore, non dando al terzo settore neppure la possibilità di coprogettare e coprogrammare facoltà riconosciutegli addirittura da una sentenza della corte Costituzionale.

Occorre affrontare questa che è in sostanza una visione antropologica diversa

 Termino citando quello che disse in modo profetico il cardinale Carlo Maria Martini nel 1999 durante la Prima conferenza nazionale sulla Sanità Roma

Le disuguaglianze e le ingiustizie non possono essere più viste come il risultato di qualche finalità naturale: esse sono piuttosto riconosciute come opera dell’uomo e del suo egoismo. Come opera dell’uomo è indubbio che possono figurare le ingiustizie provocate e accentuate da un sistema sanitario pensato più come impresa che come servizio, accessibile solo a chi è già dotato di mezzi, svuotato dei legami con il territorio, forgiato su un modello di sanità come una qualsiasi azienda, la salute come il prodotto e il malato come un cliente”.

La Galleria fotografica della manifestazione (QUI)