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La riforma dell’assistenza territoriale in Lombardia: a che punto siamo con le case della comunità? email stampa

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La FAP ACLI (Federazione Anziani e Pensionati) propone la documentazione più aggiornata sulla situazione delle Case della Comunità in Lombardia, realizzata e gentilmente concessa dal Centro Studi di Politica e Programmazione Socio-Sanitaria[1] dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, che ringraziamo sentitamente. Il quadro che ne risulta non è assolutamente soddisfacente. E’ necessario continuare a sorvegliare e monitorare tutto ciò che riguarda la salvaguardia della Sanità Pubblica, a partire dalle indispensabili Case della Comunità.

 [1] Centro Studi di Politica e Programmazione Socio-Sanitaria, Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, Milano https://www.marionegri.it/centro-studi-di-politica-e-programmazione-socio-sanitaria

di Alessandro Nobili, Angelo Barbato 
Centro Studi di Politica e Programmazione Socio-Sanitaria
Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS

Premessa

Da più di un anno anche i non addetti ai lavori sono venuti a conoscenza attraverso i media della riforma del Servizio Sanitario Regionale (SSR) e in particolare dell’assistenza territoriale, che prevede la realizzazione di nuove strutture, le cosiddette Case della Comunità, con i finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Con questo contributo cerchiamo di fare chiarezza e spiegare ai cittadini cosa sono queste strutture e a che punto siamo nella loro realizzazione in Regione Lombardia.

 

Il contesto normativo e istituzionale

Come ben noto, la pandemia da Covid-19 ha fatto emergere tutte le debolezze strutturali ed organizzative del nostro Servizio Sanitario Nazionale (SSN), soprattutto per quanto concerne i servizi di prima linea come l’assistenza territoriale e la medicina generale. Nel 2020 l’Unione Europea ha introdotto il Next Generation EU, uno strumento per il rilancio dell’economia nella fase successiva alla pandemia, con un finanziamento di 750 miliardi di euro in sovvenzioni e prestiti, a cui gli stati membri potevano accedere presentando un Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Per l’Italia il testo definitivo del PNRR, predisposto dal governo Draghi, è stato approvato dalla Commissione Europea nel giugno 2021 con lo stanziamento per il settore salute di 18,5 miliardi da impiegare per interventi rivolti alla realizzazione di reti di prossimità per l’assistenza sanitaria territoriale, l’innovazione, la ricerca e la digitalizzazione del SSN. Tra gli interventi per l’assistenza sanitaria territoriale era prevista l’apertura di 1.350 Case della Comunità su tutto il territorio nazionale entro il 2026.

Successivamente con il D.M. 77 del 23/5/2022[1] “Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel servizio sanitario nazionale” sono state definite a livello nazionale le regole e gli standard per la realizzazione delle Case della Comunità. Nello specifico, la Casa di Comunità dovrebbe “…diventare il luogo fisico di prossimità e di facile individuazione dove la comunità può accedere per poter entrare in contatto con il sistema di assistenza sanitaria e socio-sanitaria. …promuovere un modello organizzativo di approccio integrato e multidisciplinare attraverso équipe territoriali. …costituire la sede privilegiata per la progettazione e l’erogazione di interventi sanitari e di integrazione sociale”. Con la realizzazione di queste struttre si dovrebbe riuscire a superare la frammentazione e dispersione dei servizi sanitari di comunità nell’ambito del SSN, che assieme al limitato accesso giornaliero agli ambulatori dei Medici di Medicina Generale (MMG) e Pediatri di Libera Scelta (PLS) spesso disorientano i cittadini e rendono complicata la presa in carico e la continuità di cura per i malati cronici e gli anziani fragili spesso affetti da patologie multiple.

Nel frattempo, in Regione Lombardia è stata approvata  la nuova legge di riforma del SSR (Legge 22  del 14/12/2021)[2] in cui sono stati definiti gli interventi di miglioramento dell’assetto organizzativo del sistema sanitario e sociosanitario lombardo, attraverso il potenziamento e la creazione di nuove strutture e presidi territoriali, il rafforzamento dell’assistenza domiciliare, lo sviluppo della telemedicina e una più efficace integrazione con tutti i servizi socio-sanitari.

Successivamente, con la Delibera N° XI/7592 del 15/12/2022[3] la Regione ha recepito il regolamento del D.M. 77 e ha emanato le disposizioni attuative per la programmazione dell’assistenza territoriale e con la Delibera N° XI/6080 del 7/03/2022[4] ha individuato le sedi di 216 Case della Comunità e definiti i relativi Distretti e territori di afferenza.

A fine luglio 2023 dal nuovo esecutivo nazionale è stata presentata la revisione del PNNR che, a causa dall’aumento dei costi dell’investimento e dei tempi di attuazione (Art. 21 del regolamento 2021/241), introduceva per case della comunità la riduzione da 1.350 a 936, senza indicare in maniera specifica la riduzione a livello delle singole regioni.

Per quanto riguarda Regione Lombardia, in base al Contratto Istituzionale di Sviluppo (CIS) stipulato tra regione e ministero in ottemperanza al PNRR[5], il numero di Case della Comunità da realizzare entro il 2026 coi fondi del PNRR varierebbe da un minimo di 187 a un massimo di 199, di cui 48 di nuova edificazione e le altre da realizzare in strutture già esistenti. I termini del CIS sono stati recepiti dalla regione nel Piano Operativo allegato alla Delibera N° XI/6426 del 23/5/2022[6]) e ulteriormente modificato dalla Delibera N° XII/62 del 27/3/2023[7]. I continui rimaneggiamenti della normativa e la mancanza di un regolare aggiornamento sul problema da oparte della regione rendono oggi difficile sapere con certezza quante Case di Comunità siano state effettivamente attivate e quali sono in fase più o meno avanzata di attivazione, anche perché la regione intenderebbe, almeno sulla carta, realizzarne alcune con fondi propri, attingendo a voci di bilancio peraltro ancora da identifiare. Comunque, in base alle ultime informazioni disponibili sul sito di Regione Lombardia, a fine gennaio 2023 ne risultavano attivate 90, senza però fornire un elenco dettagliato delle strutture già operative. (https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/sanitaterritoriale). La relazione presentata dall’assessore Bertolaso nel maggio del 2003 ne portava il numero a 105. Al contrario, la Corte dei Conti nella sua Relazione sull’assistenza territoriale nel PNRR della Lombardia riportava il numero di 81  A tutt’oggi manca un dato ufficiale di fonte regionale su numero e localizzazione delle Case di Comunità.

Il Distretto e l’organizzazione della rete territoriale

Quando si parla di assistenza territoriale e di Case della Comunità non bisogna dimenticare il ruolo dei Distretti. Secondo il DM 77 “… il Distretto costituisce il luogo privilegiato di gestione e di coordinamento funzionale ed organizzativo della rete dei servizi sociosanitari a valenza sanitaria e sanitari territoriali. È inoltre deputato, anche attraverso la Casa della Comunità, al perseguimento dell’integrazione tra le diverse strutture sanitarie, in modo da assicurare una risposta coordinata e continua ai bisogni della popolazione, l’uniformità dei livelli di assistenza e la pluralità dell’offerta”.

In Regione Lombardia il Distretto è un’articolazione organizzativa che afferisce alla Direzione Sociosanitaria delle Aziende Socio-Sanitarie Territoriali (ASST) e dovrebbe assumere un ruolo strategico di gestione e coordinamento organizzativo e funzionale della rete dei servizi territoriali, in cui dovranno essere presenti due o più Case della Comunità. Un Distretto sanitario dovrà servire in media un’area di circa 100 mila abitanti e dovrà comprendere oltre alle Case della Comunità anche altri servizi tra cui:

  • gli Ospedali di Comunità (OdC), caratterizzati da assistenza infermieristica importante soprattutto per quei pazienti in post ricovero ospedaliero o in tutti quei casi dove c’è bisogno di una particolare assistenza vicino al domicilio del paziente; una funzione intermedia tra il domicilio e il ricovero ospedaliero, con la finalità di evitare ricoveri ospedalieri inutili o di favorire dimissioni protette in luoghi più idonei e più vicini al domicilio del paziente;
  • gli infermieri di famiglia, impiegati in molte delle nuove strutture definite dal decreto, con il compito di assicurare l’assistenza infermieristica. È un professionista con un forte orientamento alla gestione proattiva della salute. È coinvolto in attività di promozione, prevenzione e gestione dei processi di salute individuali, familiari e di comunità all’interno del sistema dell’assistenza sanitaria territoriale;
  • le farmacie di Comunità, convenzionate con il SSN, che assicurano quotidianamente prestazioni di servizi sanitari a presidio della salute della cittadinanza, come la distribuzione del farmaco, la possibilità per i pazienti cronici di usufruire di un servizio di accesso personalizzato ai farmaci, la farmacovigilanza e l’assegnazione delle nuove funzioni, tra le quali le vaccinazioni anti-Covid e antinfluenzali o l’esecuzione di test diagnostici a tutela della salute pubblica;
  • la rete delle cure palliative, costituita da servizi e strutture in grado di garantire la presa in carico globale dell’assistito e del suo nucleo familiare, in ambito ospedaliero, domiciliare e in hospice. I servizi della rete garantiscono cure e assistenza a favore di persone affette da patologie croniche, evolutive o a prognosi infausta per le quali le terapie sono inadeguate o inesistenti;
  • i Consultori Familiari, una struttura aziendale gratuita e a libero accesso, con lo scopo di fare prevenzione e promuovere salute. Inoltre, offrono consulenza alle donna, agli adolescenti e alla famiglia in senso ampio, in linea con le evoluzioni sociali correnti e al contesto comunitario di riferimento;
  • le attività di prevenzione, in collaborazione col Dipartimento di Prevenzione (DP), che ha il compito di salvaguardare la salute dell’uomo e dell’ambiente individuando possibili fonti di malattie di origine ambientale, umana e animale.

La Figura 1 riassume schematicamente l’assetto organizzativo della rete dei servizi di assistenza territoriale come prevista dal DM 77.

Ma che cosa sono le case della comunità?

Le Casa della Comunità sono strutture socio-sanitarie polivalenti destinate a garantire funzioni di assistenza sanitaria primaria, prevenzione e promozione della salute. All’interno di queste strutture dovrebbero essere presenti équipe di medici di medicina generale, pediatri, medici specialisti, infermieri e altri professionisti della salute (tecnici di laboratorio, ostetriche, psicologi, ecc.) che operano in raccordo anche con la rete delle farmacie e degli altri servizi territoriali. Le CdC dovrebbero erogare servizi socio-sanitari con l’obiettivo di rendere l’assistenza territoriale centrata sul paziente e non sulle singole prestazioni. La compresenza in un unico centro di un ampio ambito di operatori sanitari, sociali e amministrativi dovrebbe consentire di:

  • minimizzare le sovrapposizioni amministrative;
  • migliorare la gestione dei servizi fuori orario;
  • migliorare l’assistenza domiciliare diretta e integrata per i pazienti non in grado di muoversi autonomamente;
  • facilitare la comunicazione e la collaborazione fra operatori di varie professionalità, migliorando il lavoro di squadra e, in prospettiva, permettere di sfruttare al meglio gli strumenti tecnologici moderni di informazione e comunicazione come la telemedicina;
  • favorire l’integrazione socio-sanitaria e valorizzare la partecipazione della comunità di riferimento.

Nel DM-77 sono previste due tipologie di Case della Comunità: le Case della Comunità hub e le Case della Comunità spoke.

  • le Case della Comunità hub devono servire un bacino di utenza di 40-50.000 abitanti e rappresentano le vere strutture di riferimento per l’assistenza territoriale e devono garantire tutte le dotazioni di servizi utili per la programmazione socio-sanitaria, la presenza medica h24, 7 giorni su 7 anche attraverso l’integrazione della Continuità Assistenziale, l’erogazione di specifici servizi, anche mediante modalità di telemedicina, come ad esempio la presenza di equipe multiprofessionali, la presenza infermieristica 12 ore al giorno, 7 giorni su 7, la presenza di ambulatori specialistici, un punto prelievi, strumenti di base per la diagnostica e la profilassi vaccinale.
  • le Case della Comunità spoke, invece, dovrebbero garantire l’erogazione dei servizi di cure primarie, se necessario ricorrendo anche al collegamento in rete degli studi dei medici di medicina generale, per garantire la presenza medica e infermieristica per almeno 12 ore, sei giorni su sette e la disponibilità di alcuni ambulatori specialistici, anche qui mediante modalità di telemedicina.

La Tabella 1 riassume le caratteristiche organizzative previste dal DM 77 e quelle implementate da Regione Lombardia nel la DGR n. XI/6760 del 25/07/2022[8]. Secondo la normativa di regione Lombardia, le principali funzioni di una Casa della Comunità sono riconducibili alle seguenti macroaree, che seppur distinte devono interagire tra loro:

  • area di accesso e dei servizi amministrativi, che comprende gli sportelli informativi polifunzionali, il PUA, il CUP, il servizio di scelta e revoca MMG/PLS e i servizi di accettazione, ecc.;
  • area dell’assistenza primaria, che comprende le attività di MMG/PLS, Medici di Continuità Assistenziale, ADI e IFeC. La realizzazione delle CdC deve costituire stimolo ad uno sviluppo dei modelli associativi ed erogativi della medicina di famiglia e dell’interazione e integrazione dei diversi professionisti coinvolti nell’Assistenza Primaria;
  • area della specialistica ambulatoriale e della diagnostica di base, rivolta a tutti i cittadini, prevalentemente residenti nel territorio servito dalla CdC che necessitano di prestazioni sanitarie di primo livello;
  • area della prevenzione e promozione della salute, anche attraverso interventi realizzati dall’equipe sanitaria con il coordinamento del Dipartimento di Prevenzione, con particolare riferimento ai programmi di screening, all’attività di profilassi vaccinale e di sorveglianza delle malattie infettive;
  • area dell’integrazione con i servizi sociali e con la comunità, che si esplicita attraverso il Punto Unico di Accesso (PUA), l’integrazione di servizi sanitari e sociosanitari con quelli socioassistenziali dei comuni e degli ambiti sociali, attraverso la valorizzazione delle reti sociali (reti informali, reti di volontariato, terzo settore, associazioni di pazienti, ecc.)

La presenza nella CdC di altri servizi, tra cui quelli per la salute mentale, le dipendenze patologiche e la neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza, le cure palliative, la medicina dello sport, le attività consultoriali, i programmi di screening e le vaccinazioni, è raccomandata e deve trovare la sua collocazione in aree dedicate.

Il Modello Organizzativo della DGR n. XI/6760 del 25/07/2022 indica inoltre le diverse figure professionali coinvolte nell’ambito della CdC o che collaborano a distanza con essa per fornire le cure primarie. In particolare:

  • Medici di Medicina Generale (MMG) e Pediatri di Libera Scelta (PLS);
  • Medici di Continuità Assistenziale e Unità di Continuità Assistenziale (UCA);
  • Infermieri di Famiglia e di Comunità (IFoC);
  • eventuale personale amministrativo di supporto.

I Medici di Medicina Generale e i Pediatri di Libera Scelta, appartenenti alle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) di riferimento di una Casa della Comunità, devono contribuire all’erogazione delle attività e alla gestione dei processi assistenziali sia fisici che digitali nel Distretto, in linea con gli Accordi Collettivi Nazionali, Regionali e Aziendali.

I medici che fanno parte delle Case della Comunità sono distinti in diverse categorie:

– Medici con studio primario in Casa della Comunità;

– Medici collegati funzionalmente alle Case della Comunità.

Per alcuni medici che operano nell’area territoriale in cui si trova la Casa della Comunità, l’ambulatorio può fungere da principale sede in cui il MMG o il PLS svolge la propria attività convenzionale.

La figura dell’Infermiere di Famiglia e Comunità (IFoC) previsto nel modello organizzativo corrisponde a un professionista dedicato all’erogazione dell’assistenza infermieristica a vari livelli di complessità, in stretta collaborazione con tutti gli altri professionisti presenti nella Casa della Comunità in cui opera.

Per tutti i dettagli sugli aspetti organizzativi e di personale si rimanda a: https://www.anaaolombardia.it/wp-content/uploads/2022/08/DGR-6760-del-25.07.2022.pdf

Lo studio del nostro Istituto

A partire da questo contesto il Centro Studi di Politica e Programmazione Socio-Sanitaria[9] dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS ha avviato un progetto per la valutazione dei modelli strutturali, organizzativi e di personale coinvolti nella realizzazione delle Case della Comunità in Regione Lombardia.

Lo studio, tuttora in corso, ha per obiettivo la valutazione comparativa dei modelli organizzativi attualmente implementati nelle Case di Comunità già aperte in Lombardia rispetto agli standard previsti dalle normative nazionali e regionali in termini di struttura, servizi e personale socio-sanitario coinvolto. In fase di avvio dello studio, il Centro studi ha inviato a tutti i Direttori Generali delle ASST una lettera di presentazione e di invito a partecipare allo studio. Avuta l’adesione, i monitor, coinvolti nello studio, hanno contattato i punti unici di accesso (PUA) delle case di comunità per fissare un appuntamento con il coordinatore o un operatore coinvolto nell’organizzazione per una visita in loco, in modo da condividere con gli operatori la compilazione della scheda, visionare la struttura e completare la raccolta dei dati. A partire dagli standard indicati dal DM 77 e dalla Delibera Regionale XI/7592 è stata predisposta la scheda di raccolta dati. Tutti i monitor coinvolti hanno effettuato una fase di addestramento per standardizzare le modalità di raccolta dati e compilazione della scheda, a partire dai dati disponibili sul sito di Regione Lombardia e sui siti delle 27 ASST lombarde e dopo aver effettuato una visita alla Casa della Comunità. Tutti i dati raccolti sono quindi stati inseriti in una piattaforma elettronica dove il personale del Centro Studi ha avuto modo di controllare la completezza e la qualità dei dati raccolti.

Abbiamo identificato, facendo una verifica diretta su tutte le ASST della regione, 97 Case di Comunità attive al 20 Settembre 2023.  Le analisi preliminari che vengono presentate di seguito, sono state condotte sulle prime 67 case di comunità visitate dai monitor dello studio di cui sono disponibili i dati completi e rivisti al 21 settembre 2023 e fanno riferimento ad un primo gruppo molto generale di indicatori sui principali aspetti organizzativi, sulla presenza e attività dei medici di medicina generale, del personale infermieristico, degli ambulatori specialistici e della disponibilità di altri servizi.

I primi risultati

Le Tabelle 2 e 3 riassumono schematicamente i risultati relativi agli indicatori analizzati nelle 67 case di comunità analizzate.

L’istantanea che emerge è quella di strutture ancora in divenire, dove nella maggior parte dei casi si è ancora lontani dal raggiungimento degli standard previsti sia dal DM 77 che dalla Delibera Regionale XI/7592. In particolare in solo 26 è presente almeno un MMG, che nella totalità dei casi mantiene i propri assistiti e solo in 10 casi è disponibile a vedere anche pazienti di altri MMG.

Il punto di forza delle case di comunità visitate è al momento rappresentato dagli infermieri di famiglia e comunità che spesso sono anche i responsabili e coordinatori della struttura.

E’ ancora piuttosto scarso il coordinamento e l’integrazione dei MMG con il resto del personale e con gli specialisti presenti nella casa di comunità, che non sono altro che gli specialisti degli ex-poliambulatori in cui spesso è stata messa la casa di comunità.

Una estrema variabilità riguarda anche le altre tipologie di servizi elencati in Tabella 2. In particolare, poco coinvolto appare il volontariato e il terzo settore come pure i cittadini che risultano presenti solo in 12 strutture. Ancora in buona parte da costruire la programmazione, il coordinamento e il monitoraggio delle attività e del personale.

Considerazioni generali e prospettive

Premesso che i dati presentati sono dati ancora preliminari e che nella maggior parte dei casi siamo di fronte a cantieri ancora aperti.

La fotografia che emerge dalla visita di queste prime 67 Case di Comunità già avviate documenta un panorama piuttosto eterogeneo sia per quanto riguarda le tipologie organizzative, sia per quanto attiene alla quantità e qualità dei servizi offerti e del personale ad oggi presente.

Al momento, poche rispondono completamente agli standard nazionali e regionali, anche se la situazione va considerata in continua e progressiva evoluzione, non ultimo per rispettare le scadenze imposte dalla Mission 6 del PNRR.

Quello che emerge da questi primi dati è che nella maggior parte dei casi le Case della comunità aperte in Regione Lombardia sono state collocate in strutture già esistenti, soprattutto ex-poliambulatori, e sono il frutto di una riorganizzazione di servizi già disponibili, piuttosto che la creazione e l’implementazione di nuovi modelli organizzativi indirizzati all’approccio multi e interdisciplinare, al lavoro in equipe multiprofessionali integrate e alla reale presa in carico dei bisogni di salute dei cittadini nei territori in cui sono state collocate.

L’innovazione principale riguarda la dotazione di figure di nuova introduzione come gli infermieri di famiglia e comunità, che al momento coordinano e erogano la maggior parte delle attività, mentre ancora molto limitata e frammentata è la presenza dei medici di medicina generale, la loro integrazione e interazione con il personale già presente e il collegamento con gli specialisti, con i servizi sociali del territorio e con le associazioni del terzo settore.

L’aspetto più interessante che è emerso da queste prime visite è l’entusiasmo e l’abnegazione degli operatori attualmente coinvolti nell’organizzazione di queste nuove strutture, un elemento che fa ben sperare per il futuro, soprattutto se anche la politica e gli amministratori sapranno supportare questa riforma che, se attuata, dovrebbe finalmente ricostruire una assistenza territoriale che nel corso degli ultimi 20 vent’anni in Lombardia è stata fortemente penalizzata e trascurata.

Nonostante le difficoltà e l’estrema eterogeneità della situazione attuale, riteniamo che il modello delle Case della Comunità e il disegno della riforma dell’assistenza territoriale delineato dal DM 77 rappresentino un percorso da cui non si può prescindere per rendere i servizi territori più efficaci e meglio rispondenti ai bisogni di salute dei cittadini. Certo che di lavoro e investimenti ce ne sono ancora tanti da fare, ma questa è la strada che riteniamo si debba percorre, altrimenti il rischio è quello che abbiamo già sperimentato nel corso della pandemia dove tutto si è riversato sul pronto soccorso e sulle strutture ospedaliere.

L’indagine proseguirà e i risultati saranno periodicamente resi pubblici.

 

Ringraziamenti: un ringraziamento particolare ai Colleghi che con il loro contributo e le viste alle Case di Comunità hanno reso possibile la raccolta dati.

 [1] D.M. 77 del 23/5/2022 https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2022/06/22/22G00085/sg

[2] Legge 22 (14/12/2021) https://normelombardia.consiglio.regione.lombardia.it/normelombardia/accessibile/main.aspx?view=showdoc&iddoc=lr002021121400022

[3] Delibera N° XI/7592 del 15/12/2022 https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/istituzione/Giunta/sedute-delibere-giunta-regionale/DettaglioDelibere/delibera-7592-legislatura-11

[4] Delibera N° XI/6080 del 07/03/2022 https://www.pim.mi.it/normativa/DGR_XI_6080_del_7_marzo_2022_burl_11_16-03-2022.pdf

[5] Contratto istituzionale di sviluppo per l’esecuzione e la realizzazione degli investimenti a regia

realizzati dalle Regioni e Province autonome (PP./AA.) https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_3240_7_alleg.pdf

[6] Delibera N° XI/6426 del 23/05/2022 https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioAvviso/servizi-e-informazioni/enti-e-operatori/sistema-welfare/dgr-6426-2022-piano-operativo-regionale/dgr-6426-2022-piano-operativo-regionale

[7] Delibera N° XII/62 del 27/3/2023 file:///C:/Users/anobili/Downloads/2023_G1_95.pdf

[8] https://www.anaaolombardia.it/wp-content/uploads/2022/08/DGR-6760-del-25.07.2022.pdf

[9] Centro Studi di Politica e Programmazione Socio-Sanitaria, Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, Milano https://www.marionegri.it/centro-studi-di-politica-e-programmazione-socio-sanitaria

Figura 1. Schema dell’organizzazione dell’assistenza territoriale previsto dal DM-77

 

 

Fonte AGENAS:https://www.agenas.gov.it/images/agenas/monitor/quaderno/pdf/Quaderno_Casa_della_comunita.pdf

Tabella 1. Assetto organizzativo delle Case della Comunità.

Fonte: Relazione allegata. L’assistenza sanitaria territoriale nel PNRR della Lombardia. Corte dei Conti. Sezione regionale del controllo per la Lombardia.

Tabella 2. Caratteristiche generali e personale presente nelle 67 Casi di Comunità visitate

Indicatore No Non noto
Bacino di utenza definito 59 8
Numero telefonico dedicato 56 8 3
Sito internet dedicato 49 18
Punto Unico di Accesso 66 1
– Giorni di apertura/settimana*
1-2 gg 7 * In un caso non è stato indicato il numero di giorni di apertura/settimana
3-4 gg 5
5 gg 32
6 gg 17
7 gg 4
Responsabile nominato 55 12
Collegamento con Distretto 58 7 2
Presenza di MMG 26 40 1
– Numero MMG presenti
1-2 15
3-4 5
5 o più 4
Non noto 2
Presenza di PLS 9 54 4
– Rapporto fiduciario mantenuto 16 1 1
– Possibilità di essere visti da una altro MMG 10 15 1
– Invio diretto dal MMG agli specialisti presenti 23 37 7
– Interazione diretta tra MMG e specialisti 3 13 10
Presenza di Infermieri di Famiglia e Comunità (IFeC) 60 4 3
– Numero IFeC presenti
1-2 8
3-4 13
5 o più 27
Non noto 12

 

Tabella 3. Tipologia di servizi disponibili nelle 67 Casi di Comunità visitate

Indicatore No Non noto
Ambulatori specialistici 60 7
– Diabetologia 46 14
– Neurologia 36 24
– Ginecologia 44 16
– Dermatologia 35 25
– Pneumologia 35 25
– Endocrinologia 28 32
– Medicina Interna 29 31
– Chirurgia generale 28 32
– Cardiologia 20 40
– Altri 53 7
Altri servizi
Punto prelievi 52 15
Ambulatorio vaccinazioni 40 27
Sportello scelta e revoca del medico 52 15
Servizio prenotazione aziendale 33 34
Continuità assistenziale 52 14 2
Assistenza domiciliare 56 8 3
Servizi di salute mentale 21 46
Servizio per le dipendenze 14 53
Consultorio famigliare 32 35
Servizi sociali 16 51
Associazioni di volontariato/terzo settore 10 57
Sale riunioni per cittadini 12 37 18
Programmazione/coordinamento 36 30 1
Monitoraggio attività 32 35
Fascicolo sanitario elettronico condiviso 16 46 5