La sanità prima dell’emergenza Covid-19

La sanità prima dell’emergenza Covid-19 email stampa

1617
0
SHARE

La Sanità è da sempre un tema che come Federazione Anziani e pensionati delle Acli abbiamo a cuore, sul quale ci siamo impegnati per essere costantemente aggiornati su quello che succedeva ed avere una nostra opinione. La riforma del Titolo V della Costituzione Italiana del 2001 ha trasferito agli enti locali (Comuni, Province e Regioni) funzioni che prima erano dello Stato centrale. Fra esse il sistema Sanitario, che è diventato di competenza delle singole Regioni. Nel corso degli anni la Sanità nelle Regioni italiane, e nello specifico in Lombardia, è stata modificata nel suo assetto attraverso una serie di Leggi che ne hanno, in molti casi, radicalmente cambiato forma e organizzazione territoriale.

La nostra attenzione a quanto succedeva in questo delicato settore ci ha portato negli anni a fare Convegni, Studi, sostegno a Proposte di legge di iniziativa popolare con raccolta di firme, Gruppi di lavoro con esperti del settore, e abbiamo fatto sentire la nostra voce evidenziando le criticità di un sistema che vedevamo sempre più attento a interessi e lobby e sempre più lontano dai problemi delle persone. Cito solo il Convegno dello scorso anno dal titolo “SANITA’ IN CODICE ROSSO”. Ora che ci troviamo ad affrontare questa pandemia sono emerse molte delle criticità che avevamo denunciato. Di seguito l’articolo di Francesco Spelta, che ringrazio, che fotografa molto bene lo stato delle cose, in Italia ed in Lombardia, prima che scoppiasse l’emergenza Covid 19.

Il tema della sanità sarà centrale negli impoegni dell’associazione  quando ritorneremo ad operare pienamente, e non faremo mancare il nostro contributo, dando continuità alla collaborazione con AVAL, anche attraverso campagne di sensibilizzazione e proposte.

Gianpaolo Boiocchi
Segretario Provinciale FAP ACLI Milanesi

 Certo, si potesse dire “abbiamo scherzato” e riportare tutto come prima… Ma prima erano rose e fiori nella sanità italiana e lombarda? Noi riteniamo notizie positive anche la comprensione di quanto è successo, a partire dalle condizioni in cui eravamo PRIMA della pandemia, di quanto c’era e di quanto mancava: per ripensare, aggiustare, rinnovare tutto quanto necessario, per prepararci meglio per il futuro, cercando soluzioni ovunque possibile, senza pregiudizi…

Dal 2003 al 2014 si sono succedute quattro epidemie gravi, la Sars, l’Aviaria, la Mers mediorientale e l’Ebola in Africa. Il Covid-19 è il quinto virus aggressivo in 17 anni. Nessuno sa quando arriverà il sesto, ma, secondo tutti gli esperti, una cosa è sicura: arriverà. E potrebbe essere più letale. Abbiamo raccolto dati (pubblici) da siti qualificati e giornali, e dalla relazione del dottor Giuseppe Landonio tenuta alle ACLI il 25/5/2019 (Sanità in Codice Rosso). I numeri sembrano indicare che come Italia (e come Lombardia) non eravamo preparati ad un evento comunque annunciato (dossier “A world at risk” del settembre 2019Global Preparedness Monitoring board– committenti OMS e Banca Mondiale) e il famoso “piano antipandemico” che, secondo i giornali, in Lombardia non veniva più aggiornato. Non eravamo preparati culturalmente, salvo qualche eccezione, ne tecnicamente: e questa impreparazione, davanti a un fenomeno nuovo e sconosciuto, si è riscontrata in tante parti del mondo. Ma una domanda si impone insistentemente: perché in Italia, in alcune zone specifiche, l’evento ha assunto aspetti di catastrofe?.

Due numeri segnano in particolare la diversa disponibilità di strumenti decisivi per affrontare eventi gravi: i posti letto per terapia intensiva erano, all’inizio della pandemia, 5.090 in Italia, e 28.000 in Germania (Suddeutsche Zeitung). (1) Al momento in cui scriviamo, 17 aprile 2020, i giornali radio segnalano che in Germania ci sono ancora liberi 10.000 posti letto di terapia intensiva! Un senatore ha detto (seduta parlamentare giovedì 9 aprile) che l’Europa (quindi è colpa dell’Europa? ndr) ha chiesto tempo fa ai Paesi membri di ridurre i posti letto in Sanità dal 5,7 per mille abitanti a 5

Magari! In Italia siamo al 3,2 per mille (al 17 posto nell’Europa a 23): l’Austria è al 7,4×1000, la Germania all’8×1000. Per i posti letto per acuti (che comprendono i posti letto per terapia intensiva) la situazione è simile: Italia 2,6×1000 (al 18 posto nell’Europa a 23). La media UE è 3,7×1000: la Germania è all’8×1000! (2) Dal 2000 al 2017 in Italia i posti letto sono diminuiti del 30% (Ministero della Salute, annuario 9/2019). La Cergas Bocconi ha stimato un calo di 70.000 posti negli ultimi 10 anni. (3)

Perché abbiamo questa situazione?
-La spesa
La Fondazione GIMBE.org nel rapporto del 7/19 spiega come dal 2010 al 2019 (4) vi sia stato un de-finanziamento della spesa sanitaria di 37 MILIARDI (a fronte di aumentati bisogni dovuti all’invecchiamento della popolazione). La spesa pro-capite ci vede sotto la media OCSE: spesa totale Italia 3428 dollari per persona, contro i 3980 della media OCSE. Spesa pubblica 2545 Italia contro 3038 media OCSE. In zona OCSE siamo al 21° posto: meglio di noi Germania, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi, Spagna.
E anche in percentuale PIL siamo sotto: media OCSE 6,6%, Italia 6,5%, Germania 9,5%, Francia 9,3%, Regno Unito 7,5%…(5) In Italia lo Stato investe 119 miliardi in Sanità, mentre la spesa privata è di circa 40 miliardi, di cui 37 da esborsi diretti dei cittadini (out of pocket): gli italiani pagano di tasca loro il doppio dei francesi e dei tedeschi. (6)

-Infermieri e medici
In Italia abbiamo 5,6 infermieri ogni 1000 abitanti, contro i 7,9 del Regno Unito, i 10,5 della Francia, i 12,6 della Germania! (7) Per quanto riguarda i medici Gloria Riva (L’Espresso 8/3/20) segnala il deficit, confermato da più fonti, di 56.000 medici, a fronte di una fuga all’estero di 1000 camici bianchi all’anno (oltre 10.000 negli ultimi 10 anni, diretti per lo più in Svizzera e nel Regno Unito). La Grecia ha più posti letto e più medici dell’Italia (8). Francesco Longo (Cergas Bocconi) conferma la chiusura di 759 reparti ospedalieri (dal 2012 al 2017): per portare l’incidenza sul PIL della spesa sanitaria italiana a livello di Francia e Inghilterra servirebbero 12 miliardi…(8)

Walter Ricciardi, ex presidente ISS (Istituto Superiore Sanità), consulente del Governo, dichiara (l’Espresso1/3/20) che negli ultimi 10 anni 40.000 operatori sanitari andati in quiescenza non sono stati rimpiazzati.

Silvio Garattini, fondatore dell’Istituto Mario Negri, afferma (9) che l’Italia ha la metà dei ricercatori rispetto alla media UE. E si spende lo 0,2% del PIL per la ricerca, contro la media UE dell’1%. (8)

La Sanità lombarda è eccellente: migliaia di persone vengono da altre regioni a farsi curare

Si, in Lombardia il saldo è positivo: circa 100.000 persone arrivano nella nostra Regione. (10) Qui abbiamo specialità e ospedali eccellenti come l’Istituto Nazionale per la cura dei tumori, l’Istituto Europeo di Oncologia, il San Raffaele, il Niguarda, il Policlinico, il San Matteo di Pavia, il Besta e tanti altri, ma abbiamo soprattutto un altissimo numero di Cardiochirurgie (qualche tempo fa si stimava che ci fossero più cardiochirurgie in Lombardia che in tutta la Francia … ). (11)  Ciò perché in questo territorio  è stato possibile a gruppi imprenditoriali, sostenuti da una politica regionale che spingeva sul privato, investire ingenti capitali in apparati cardio-chirurgici, ritenuti oltremodo redditizi (in altre Regioni, vedi la Campania, per “recuperare” vengono eseguiti migliaia di parti cesarei, 2 su tre partorienti, il 65,4%, come segnala il sito www.fondazioneveronesi.it 1/10/19). Ma questa “eccellenza” risponde sempre più a logiche di mercato, e gira sempre più verso “l’out of pocket”, il pago di tasca mia, con le tariffe Smart, il privato, l’intramenia … il mantra è diventato sempre più: o paghi o aspetti. Il Paese dove l’eccellenza tecnica raggiunge vette indiscutibili sono gli Stati Uniti: ma ci sarebbe da pensarci mille volte a scegliere quel modello, profondamente ingiusto ed eticamente improponibile.

– Gli elementi critici

“… la caduta di ruolo dei distretti, l’arretramento di servizi come il Sert e i Consultori, le difficoltà della psichiatria, l’assenza di una rete reale per il decadimento senile, sono reali elementi di criticità. E su tutto la crisi dei Medici di Medicina Generale (MMG, i medici di Famiglia)” (6)

-Infermieri e Medici

“I MMG sono 6400 in Lombardia (a Milano sono 860) con una età media di 59 anni. L’80% lavora in studi singoli. Nel giro di pochi anni si assisterà ad un ricambio generazionale che non potrà essere coperto in toto da giovani medici. Gli infermieri sono 38.000, ma non raggiungono il rapporto virtuoso fissato dall’OMS di 3 infermieri per un medico. Ne mancherebbero infatti 4700. La carenza di infermieri è confermata dal ricorso al lavoro straordinario, che interessa il 40% degli addetti. Ciò segnala un rischio potenziale per la salute dei pazienti e degli stessi operatori. Ogni infermiere dovrebbe assistere al massimo 6 pazienti, ma attualmente ne assiste quasi il doppio”. (6)

-Il rapporto pubblico/privato

Posti letto privato 7586, pari al 21,1% – finanziamento regione Lombardia: 7 miliardi circa

Posti letto pubblico 28384, pari al 78,9% – finanziamento regione Lombardia: 10,5 miliardi

Il privato, con il 21,1% dei posti letto, ottiene il 40% della spesa sanitaria (5,4 miliardi per i soli ricoveri). In Veneto i PL del pubblico sono il 91,4%. (12)

  1. Il rapporto posti letto/finanziamento è puramente indicativo, non tiene conto della “qualità” dei PL: un posto letto in cardiochirurgia (per lo più privati) non ha la resa di uno in Medicina. Ma il dato su riportato segnala una decisa asimmetria.

– Posti letto per terapia intensiva

Sono quelli indispensabili per assicurare tutte le cure possibili, e dalla disponibiltà dei quali dipende la sopravvivenza di molti pazienti. Di seguito la situazione di alcune Regioni prima del Covid19:

Friuli Venezia Giulia, 1.215.406 abitanti
494 posti letto T.I.   =     1 pl/T.I.  ogni 2.459  persone

Emilia-Romagna,       4.453.000 abitanti
449 posti letto T.I.   =     1pl/T.I.  ogni 9.917  persone

Toscana,                     3.737.000 abitanti
374 posti letto T.I.    =    1pl/T.I.  ogni 9.992  persone

Lazio,                          5.801.000 abitanti
571  posti letto T.I.   =    1pl/T.I.  ogni 10.160 persone

Lombardia                10.400.000 abitanti
861  posti letto T.I.  =    1pl/T.I. ogni 12.079 persone

Piemonte                   4.356.406  abitanti
327  posti letto T.I.   =    1pl/T.I.  ogni 13.322 persone

Per numeri pl/T.I. pre-esistenti corona virus: www.corriere.it 16/3/20.

Per popolazioni Regioni: www.tuttitalia.it

Su quanto è successo e succede, in particolare in Lombardia, si discute e si discuterà. Quanto, ad esempio, ha contato anche l’inquinamento, come ha segnalato Report, e quanto le decisioni o indecisioni della giunta regionale e delle altre Istituzioni, le inettitudini e l’inesperienza, le divergenti opinioni degli scienziati. Di sicuro il modello lombardo, ospedalocentrico, e quindi scoperto sul territorio, ha sollevato molte critiche e riserve: meglio, sembra, hanno funzionato il Veneto, l’Emilia-Romagna e altre Regioni.

Lasciamo anche ai numeri il compito di aiutarci a comprendere questa impensabile tragedia, augurandoci che servano a farci riflettere per prepararci meglio ad un futuro sempre più complesso e difficile.

Francesco Spelta
Presidente AVAL provinciale Milano

Note L’Espresso 8/3/20; (2) dati OCSE- Euronews 2017; (3) L’Espresso 1/3/20; (4) Governi: Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte1/Salvini, Conte2 (Zingaretti); (5) Dati Fondazione GIMBE- Rapporto 7/19; (6) G. Landonio, convegno ACLI 25/5/19; (7) G. Riva- L’Espresso 1/3/20;  (8) Ricerca Cergas Bocconi, L’Espresso 1/3/20; (9) progr. Tv “dimartedi” 31/3/20; (10) Quotidianosanità.it, 27/1/20; (11) ilfattoquotidiano.it; (12) La Repubblica,3/3/20.

Approfondimento (tabelle)