Le Acli ossonesi ricordano il Pier

Le Acli ossonesi ricordano il Pier email stampa

73
0
SHARE
Pier Gussoni (nella foto il terzi da sx)

Pier Gussoni sarà ricordato in una messa mercoledì 30 settembre, a sei mesi dalla scomparsa, alle ore 20.30 a Ossona presso la chiesa parrocchiale di San Cristoforo, nella piazza omonima.

Pubblichiamo di seguito due ricordi: il primo a firma di Luigi dell’Acqua e il secondo di Luigi Bertani

«È partito in silenzio senza clamori e senza seguito, lo vediamo al cimitero e non ci siamo ancora resi conto della dura realtà. Pier è morto in un momento strano, mai successo in questi anni, e si è accomiatato da noi senza far rumore.

Noi però ne sentiamo la mancanza, che diventa ogni giorno più pesante. Sarà molto difficile  far continuare le iniziative che stava gestendo. Per noi delle Acli la gestione tecnica era tutta nelle sue mani e ci siamo sempre fidati di quanto faceva perché è sempre stato coscienzioso e preciso nel suo lavoro. Ora ci arrabattiamo con le sue carte, fiduciosi di non disperdere quanto ci ha lasciato.

La sua presenza nelle Acli dura da diversi anni ed è sempre stato un riferimento per tutti noi. L’apertura della sede la si deve alla sua disponibilità e ha cercato fino all’ultimo di tenere aperto per rispondere alle esigenze degli aclisti o per essere di sostegno a Padre Ferdinando tramite gli aclisti. Ora che aveva raggiunto la pensione si poteva dedicare interamente a trasformare l’associazione in un volano capace di muovere l’intera comunità.

Le sue gite erano famose e proprio in virtù di queste è riuscito ad aggregare molte persone alle quali ha saputo dare la possibilità di visitare luoghi importanti, di sperimentare la gioia dello stare insieme e anche di conoscere la sua capacità nel tener sempre desta l’attenzione. E’ stato un tipo eclettico, che si immedesimava totalmente nel lavoro che accettava e lo portava a termine sempre nel modo migliore.

Anche il nostro giornale è frutto del suo lavoro instancabile. La vigilia di Natale ci trovavamo quasi sempre nei nostri gelidi locali per impaginare i fogli, che poi distribuiva ai soci, ma tante volte si trovava da solo a fotocopiare e impaginare anche trecento copie. Usava il tempo libero dal lavoro per fare qualcosa per gli altri e farlo bene.

Una delle nostre caratteristiche è quella di trovarci a riflettere sulla Parola di Dio attraverso la lettura dei Vangeli e lì la sua partecipazione era utile perché la sua preparazione biblica è stata molto accurata e metteva a disposizione di tutti le conoscenze che aveva acquisito. Ultimamente si era anche inserito nella gestione della amministrazione comunale in modo coscienzioso, come era solito fare. Ma per questo non aveva dimenticato le Acli, che continuava a gestire nei momenti liberi da altri impegni.

La parte religiosa era una sua prerogativa. Non dimenticava mai di mettere i fiori al cimitero davanti alle lapidi delle Acli e dell’Avis, di abbellire la cappella con fiori, di portare in essa il presepio a Natale o di portarlo nella sede comunale, come non dimenticava di tenere i crocifissi in tutte le sale e di mettere l’ulivo pasquale su ogni crocifisso. Non ha mai sbandierato la propria fede, anche se molto credente e praticante, ma semplicemente usava dei mezzi inerenti alla fede per trasmettere un messaggio di fiducia agli altri.

 Ora starà godendo dell’incontro diretto col Signore e potrà capire l’importanza di tutto quello che ha fatto. Non si è dato delle arie per i diversi incarichi che ha ricoperto, ma li ha sempre accettati come un modo per servire gli altri. Sappiamo che in un paese piccolo come il nostro le cariche non portano onorificenze ma solo impegno e lui lo ha dimostrato.

Amava le celebrazioni ordinate e precise e tante volte lo abbiamo visto dirigere cortei o momenti di incontro. Aveva una parlantina facile, che spesso lo portavano ad usarla ad oltranza, ma le cose dette sono sempre state opportune e molto corrette.

Un legame particolare, trasmesso anche agli aclisti, è stato quello con Padre Fernando al quale non ha mai fatto mancare il sostegno, anche con l’invio di piccoli doni in occasione delle grandi feste cristiane. Ha saputo coltivare l’aspetto umano, convinto che Gesù era un vero uomo. Non siamo fatti solo di spirito, e non dobbiamo salvare solo lo spirito, ma l’intero uomo sarà salvato come è stato con Gesù risorto, anche se il suo corpo aveva delle possibilità che non riusciamo a capire completamente, ma ha chiesto a Tommaso di toccargli le ferite e ai discepoli di dargli da mangiare.

Pier ha coltivato l’amicizia e sono veramente tante le persone che lo ricordano e che avrebbero voluto dare a lui l’ultimo saluto. Credo che le aspetterà quando si andrà nell’altra vita, pronto a dare a tutti la sua amicizia e a dire che non ci ha dimenticato mai.

Credo che la cosa più bella è portare avanti il suo impegno. Non sarà facile né leggero, ma sarà un modo per ricordarlo e per dire a tutti che il suo passaggio accanto a noi non è stato inutile». Luigi Dell’Acqua

 

«Avresti dovuto vedere quanti eravamo la sera di quell’ultimo martedì di marzo, non ricordo se su Skype su Zoom o su Teams, per il rosario.

Sai, l’idea, partita dal Luigi, voleva essere solo per noi delle Acli, ma poi la notizia si è diffusa e la piattaforma digitale che ci ospitava è andata in tilt e non è bastata l’assistenza tecnica del Carlo, dall’Irlanda, per far girar bene le cose. Arrivavano senza interruzione richieste di partecipazione, ma, a rosario inoltrato, più nessuno ha potuto fare niente per accogliere tutti coloro che bussavano ancora, quando eravamo già alle litanie, per non rischiare che si bloccasse tutto. Se fossimo stati in chiesa non sarebbe bastato nemmeno il sagrato a contenerci tutti.

Se non avessi paura di esagerare direi che quella sera c’era come una sorta di eccitazione che aveva preso tutti, perché esserci era un imperativo morale per condividere e diluire il dolore personale che non trovava sfogo, ma soprattutto per dirti: “Guarda Pierluigi che ci sono anch’io”.  A me poi è sembrato quasi, per quella mezz’ora del rosario, di trovarmi dentro una sorta di bolla metafisica che mi teneva sospeso sopra la realtà vera, cioè la verità: stavamo recitando il rosario per un nostro amico aclista e, questa volta, caro Pierluigi, non eri tu a guidarlo, pur essendo presente.

Eh sì. Tutto è stato fuori dall’ordinario quei giorni dopo il 30 marzo perché ogni cosa riferita a te si è svolta non secondo la consuetudine, ma in modo unico e irripetibile da qui all’eternità. Niente funerale, niente messa, nemmeno tutti i parenti e meno che meno gli amici di sempre. A prima vista non può non apparire come un colossale paradosso, se penso a quanto erano importanti per te questi gesti di pietà. Un’autentica ingiustizia cosmica. Ma poi ci rifletto e mi balena il dubbio che potrebbe anche essere stato un dolorosissimo privilegio riservato proprio a te e che, se è vero che tutto ha un senso, anche questo ce l’ha. La tua famiglia è stata precipitata nel dramma di migliaia di altre famiglie, che ha segnato quei giorni apocalittici di marzo e aprile. E l’ha sperimentato sulla sua carne viva. Pensavo alla tua Ivana e al tuo Matteo, in quei giorni, e pregavo che in qualche modo potessero trovare un motivo di consolazione, fra le troppe cose assurde che li stavano mettendo così crudelmente a dura prova, se non potevano nemmeno avere il conforto di chi ti voleva bene.  Per me l’hanno trovato pensando a come è stata spesa bene la tua vita. Sei tu, marito e padre che li consoli con la tua vita donata a loro e alla tua comunità.

Abbiamo però tutti quanti ancora bisogno della grande consolazione della messa da celebrare in tanti, in tantissimi, perché insieme nell’eucaristia il dolore sembra diluirsi e trova un senso percepibile anche dalla limitata mente umana.

Sono passati quasi tre mesi da quei lunedì e martedì e mi sento ancora lontanissimo dalla normalità di prima, quando c’eri tu a sistemare tutte le cose alle Acli.

Il tesseramento, anche se siamo in due, facciamo fatica a concluderlo ma progrediamo, grazie alle istruzioni che hai lasciato.

Per le gite adesso siamo in quattro e forse, ma lo dico piano, riusciremo a riassumere il passato e a programmare il futuro; a questo proposito ti ricordi che ti dicevo sempre: “Mi raccomando Pierluigi, guarda che le gite sono il nostro Circul di Socar (bar) perché ci danno sì i mezzi per le nostre attività, ma sono anche la nostra unica apertura verso la gente. E le Acli che non sono comunità viva nel paese valgono poco”. Ma, mentre io lo dicevo, tu questo obiettivo lo realizzavi, perché sono sicuro che molti venivano alle nostre gite soprattutto perché c’eri tu col microfono in mano sul pullman ad arricchire il programma turistico col valore di stare in amicizia con tutti che è proprio delle Acli.

Abbiamo trovato una mano amica anche per chiudere il Bilancio dell’anno scorso grazie alla puntuale contabilità che hai tenuto con precisione come facevano i ragionieri di una volta, quale tu eri.

Insomma, senza chiederla abbiamo avuto in dono la disponibilità di tanti amici e amiche che offrono il loro tempo per tener vivo tutto quello che tu facevi, da solo, per le nostre Acli. E guarda che questo succede sì da sé, perché sono convinto che nelle persone c’è voglia di fare il bene, se ne hanno occasione, ma soprattutto succede perché il tuo esempio ci sprona tutti a dare il meglio senza calcoli personali.

Un anno fa abbiamo celebrato il 70° anniversario della fondazione delle nostre Acli festeggiando col paese, con gli amici di Ossona, della nostra zona e di Milano, venuti apposta, perché so che hanno il nostro Circolo nel cuore, e di quella festa, io che mi irrigidisco nelle circostanze ufficiali e mi impiccio, ricordo invece come tu eri a tuo agio e ti divertivi a moderare il tavolo della presidenza e degli ospiti e mi dicevo che per fortuna c’eri tu. Magari già non eri più in forma come prima, ma ti garantisco che sei stato il più brillante di tutti e un attentissimo padrone di casa. Faremo ancora festa, ci saranno altri anniversari da commemorare e, fino a quando ci sarà consentito, ti assicuro che lo faremo ancora insieme perché è importate che a una festa ci siano tutti, altrimenti che festa è?

Ti ricordi che giusto domenica 29 marzo verso mezzogiorno ti ho scritto per chiederti se conoscevi l’episodio dei semi che Gesù aveva donato alla famiglia di Lazzaro, raccontato dall’arcivescovo di Milano nell’omelia della messa di quella domenica e tu mi hai risposto che non avevi mai sentito né letto di un dono del genere di Gesù a Lazzaro?

La storia è questa, ascolta.

Salutando Lazzaro e le sue sorelle, Gesù gli lascia in dono dei semi che Marta e Maria piantano subito in un vaso che mettono nel locale più luminoso della casa, ma nonostante tutte le loro cure dai semi non nasce nulla. Mettono allora il vaso nella stanza più calda e anche lì, però, non succede nulla. Gli cambiano il vaso, nulla. Gli cambiano il terriccio, nulla. Scoraggiati buttano i semi nel prato di casa, convinte che siano secchi, ma ecco che dopo qualche giorno, invece, da questi spuntano dei germogli e dopo qualche settimana dei bellissimi fiori colorati, tutti diversi l’uno dall’altro. Allora capiscono che quei semi non avevano bisogno di una stanza luminosa o calda o di un vaso più grande o di terriccio nuovo, ma di stare nel campo insieme agli altri fiori e insieme anche alle erbacce.

Ecco, caro Pierluigi, era domenica 29 marzo e io, qualche giorno dopo, ho capito che le Acli, per le quali tu hai lavorato tanto, sono come quei semi che hanno bisogno del campo per meravigliare coi loro colori e non di stare comodi al chiuso. Gesù si era dimenticato di dire a Marta e Maria dove bisognava piantare quei semi, ma tu l’avevi capito, vero? Ciao» Luigi Bertani