Le aquile che sfidarono la dittatura

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La locandina del film

La stagione cinematografica italiana è iniziata con una sorpresa, un film che è nato dalla caparbia volontà di un pugno di persone – l’AGESCI, la Fondazione Baden, gli Scout d’ Europa- e da un’operazione di crowfunding insolita nel nostro Paese: stiamo parlando del film “Aquile randagie”, che porta agli onori delle platee cinematografiche una storia italiana poco nota ma assolutamente vera.

Nell’aprile del 1928 il regime fascista, desideroso di mettere sotto controllo l’educazione della gioventù nel suo complesso, soppresse tutte le organizzazioni scoutistiche, che dal suo punto di vista avevano la duplice colpa di essere parte di un movimento internazionale (quello fondato dal generale inglese Robert Baden-Powell) e di avere un’organizzazione di modello paramilitare, una divisa, cosa inaccettabile per chi pensava di mettere in camicia nera l’intera Nazione.

Fra le organizzazioni scoutistiche italiane faceva spicco l’Associazione degli scout  cattolici (ASCI) che fu anch’essa colpita dal provvedimento governativo: il Papa Pio XI, che puntava alla conciliazione con il Governo italiano e desiderava piuttosto a preservare le organizzazioni giovanili dell’Azione cattolica, assai più numerose, ordinò ai vertici dell’ASCI di sottomettersi, cosa che puntualmente accadde.

E’ qui che inizia il film, dalla ribellione degli scout del raggruppamento Milano2, che si ritrovavano nella cripta della chiesa del Santo Sepolcro a Milano (e quindi, beffardamente, proprio in fronte al palazzo dove vennero fondati nel 1919 i Fasci di combattimento e dove durante il regime ebbe sede la Federazione fascista milanese)i quali, sotto la guida dei loro capi  Andrea Ghetti (“Baden”) e Giulio Cesare Uccellini (“Kelly”) decisero di continuare in forma clandestina a vivere secondo la legge scout, affiliando nuovi componenti e rifugiandosi, per le loro attività, nell’impervia (allora e adesso) Val Codera. Fu in quell’occasione che Kelly pronunciò il discorso che avrebbe segnato la nascita del gruppo clandestino che avrebbe preso il nome di “Aquile randagie” : “ Non è giusto, e noi non lo accettiamo, che ci venga impedito di vivere insieme, secondo la nostra legge: legge di lealtà, di libertà, di fraternità. Noi continueremo a fare del nostro meglio, per crescere uomini onesti e cittadini preparati e responsabili. Noi continueremo a cercare nella Natura la voce del Creatore e l’ambiente per rendere forte il nostro corpo ed il nostro spirito”.

L’organizzazione clandestina, che sostanzialmente coinvolse qualche centinaio di scout dei gruppi di Milano e Monza, rimase attiva per tutto il periodo fascista, scontando numerose difficoltà ed autentiche misure persecutorie. Kelly, ad esempio, venne riconosciuto e percosso selvaggiamente per strada da una squadraccia, rimettendoci l’uso di un orecchio. Andrea Ghetti, laureatosi in filosofia all’Università Cattolica (alla discussione della tesa si rifiutò di presentarsi in divisa fascista, come allora era d’obbligo) sentì la vocazione sacerdotale e partì per Roma dove venne assegnato al Seminario Lombardo: fra i suoi docenti vi era anche mons. Giovanni Battista Montini, allora alto officiale presso la Segreteria di Stato, che era perfettamente a conoscenza – come emerge anche dal film- delle idee e delle attività del suo allievo . Ghetti venne ordinato nel 1939  e continuò ad occuparsi delle Aquile.

Fu dopo l’8 settembre 1943 e l’occupazione tedesca che l’attività degli scout clandestini divenne ancora più alacre e rischiosa, esprimendosi nel sostegno al movimento resistenziale e soprattutto nell’aiuto ai perseguitati, sia quelli politici sia quelli razziali. Fu qui che l’attività di Kelly e Baden si incrocia con quella di un altro personaggio straordinario, don Giovanni Barbareschi, che ci ha lasciati esattamente un anno fa alla soglia dei cent’anni. Le Aquile diventano quindi parte di un mondo clandestino di falsificatori di documenti, depistatori dell’attività della Polizia fascista e delle SS, guide alpine per gli ebrei e gli antifascisti che debbono scampare in Svizzera (grazie anche al sostegno di don Luigi Re, che mise a disposizione la Casa Alpina di Motta di Campodolcino come base d’appoggio). Arrestato e pestato dai nazisti, don Barbareschi venne liberato per intercessione del cardinale Schuster, il quale lo volle ricevere in Arcivescovado e gli si inginocchiò davanti, con grande imbarazzo del giovane prete, dicendogli: “così la Chiesa antica onorava i suoi martiri”.

Alla Liberazione l’ASCI si ricostituì e le Aquile si sciolsero, avendo tenuto fede a quello che molti anni prima aveva detto Andrea Ghetti : “Dureremo un giorno in più del fascismo”. Uccellini morì ancora giovane, nel 1957, a seguito di un male inesorabile. Don Ghetti fu prima Assistente regionale lombardo dell’ASCI , poi prevosto di Santa Maria del Suffragio a Milano pur mantenendo il ruolo di assistente del suo amatissimo raggruppamento Milano2, accettò con qualche perplessità la fusione dell’ASCI con l’AGI, l’organizzazione scoutistica femminile, che diede vita all’attuale AGESCI e morì durante una route, un raduno scout, nell’agosto 1980 in Francia a causa di un incidente stradale. I suoi resti mortali e quelli del suo fraterno amico Kelly riposano ora nella cappella della sede milanese dell’AGESCI.

Una storia forse minore, venuta fuori a spizzichi e bocconi negli anni a causa della naturale ritrosia dei protagonisti, ben raccontata dal regista Gianni Aureli ed interpretata da attori giovani e poco conosciuti, che pur essendo stata distribuita in poche sale ha tuttavia avuto un buon riscontro di pubblico, avendo avuto nella prima settimana di distribuzione, all’inizio di ottobre, più di 15 mila spettatori e circa 96000 euro di incasso.

Una storia peraltro nostra, ma intendo nostra come aclisti, perché fra i protagonisti del film c’è anche un giovane scout che si fa chiamare Avonio (ma gli amici lo soprannominano ironicamente “Tulin de l’oli”) che poi è Raimondo Bertoletti, fattois successivamente prete – “don Rai”- vice assistente delle ACLI milanesi a fianco di Butté e Clerici, compagno dei poveri fra le baracche del  Porto di Mare e poi divenuto Piccolo Fratello di Gesù sulle orme di Charles de Foucauld , camionista e scaricatore di porto  a Marsiglia, morto all’Istituto Palazzolo di Milano nel 2013 a 96 anni.

Questo film è importante perché ci ricorda le nostre radici: radici di libertà contro ogni imposizione, di fedeltà che per essere tale può diventare ribellione, di lotta contro ogni dittatura che opprime l’uomo nella sua coscienza e nella sua dignità. E soprattutto ci ricorda che in temi difficili, il miglior contributo che ognuno di noi può dare alla lotta contro il male soverchiante è fare, nel suo piccolo o nel suo grande, quello che è giusto.