Luci e ombre della riforma sanitaria lombarda

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Il convegno della Fap-Acli tenutosi presso l'Auditorium Clerici il 10 dicembre 2015.

Dal convegno organizzato dalla Federazione Anziani e Pensionati Acli emerge una riforma che non sembra prevedere strumenti idonei a raggiungere gli obiettivi che dichiara di voler perseguire.

Il convegno “Luci e ombre della riforma sanitaria lombarda”,  organizzato dalla FAP-ACLI di Milano lo scorso 10 dicembre, ha finito con l’evidenziare soprattutto le ombre. La riforma non sembra prevedere gli strumenti idonei a raggiungere gli obiettivi che dichiara di voler perseguire.

Fondamentale doveva essere la concreta integrazione tra i servizi sanitari e quelli sociali, tale (per dirla con un efficace sintesi usata da Mario Mozzanica nella sua relazione introduttiva) da far progredire il tradizionale servizio sanitario dalla finalità di curare il malato a quella di prendersi cura della persona. Una finalità che non emerge da una vocazione ideale ma è una necessità pressante di fronte all’aumento delle cronicità dovute all’aumento della popolazione anziana. Se la cronicità si pone in contraddizione con la speranza di ‘liberazione dalla malattia’, richiede però una complessiva e complessa presa in carico della persona con le sue fragilità e la sua vulnerabilità. Occorre quindi misurare la rispondenza di questa riforma agli aspetti culturali, istituzionali e giuridici evidenziati e dai progressi della scienza medica e delle biotecnologie sempre più problematici sul piano etico e antropologico. Gli interrogativi, critici, posti da Mozzanica nella sua riflessione rimandano alla necessità di tentare precisazioni e correzioni nella fase applicativa che si sta aprendo.

Supportano questa necessità anche le osservazioni di Vittorio Mapelli riguardanti sia la struttura che la riforma delinea, sia i suoi esiti economici. Essa risulta un ibrido tra il modello contrattuale che pone in relazione competitiva le strutture del sistema sanitario (e quindi maggiormente caratterizzato da una logica di mercato) e il modello integrato verosimilmente più consono, se correttamente attuato, all’obiettivo dell’integrazione socio-sanitaria, perché più orientato all’accoglimento dei bisogni. Nella nostra Regione permane quindi un modello abbastanza indeterminato tale da non consentire contenimenti o razionalizzazioni della spesa, visto che – se non interverranno modifiche in fase applicativa – secondo le previsioni di Mapelli resterà pressoché invariato il peso degli apparati amministrativo-burocratici, nonostante la riduzione delle 15 ASL finora esistenti alle 8 ATS (Agenzia di Tutela della Salute). Questa riduzione peraltro produce un ampliamento rilevante dei territori di competenza, tale da ingenerare pesanti dubbi sulla effettiva possibilità di integrazione socio sanitaria considerato che gli interventi di tipo sociale sono in buona misura affidati ai comuni che sono stati sostanzialmente estromessi dai processi decisori.

Sul mancato ruolo degli enti locali, delle organizzazioni sociali e del Terzo Settore, cui sono tradizionalmente delegati compiti di assistenza e intervento sociale, hanno parlato Eugenio Comincini, vice-sindaco della Città metropolitana milanese, Paola Gilardoni della Segreteria Cisl Lombardia che richiama l’impegno sulla riduzione dei ticket sanitari e delle rette delle RSA, e Giovanni Merlo in rappresentanza del Forum del Terzo Settore.

In risposta ai dubbi manifestati sulla necessità di questa riforma (ma meglio sarebbe definirla come semplice riassetto organizzativo) ripresi anche dal consigliere regionale di minoranza, Carlo Borghetti, suscita non poche perplessità la motivazione fornita da Fabio Altitonante, consigliere regionale di maggioranza e membro della Commissione sanità, secondo il quale è sbagliato che il 70% della spesa pubblica sanitaria lombarda vada al 30% di assistiti malati cronici. La motivazione ha scarsa consistenza poiché, almeno in via di principio, sembra invece piuttosto naturale e anche meritorio che le risorse si concentrino dove sono maggiori le necessità; semmai occorre valutare se rimangano risorse pubbliche sufficienti per tutti gli altri interventi e interrogarsi su come accrescerle, anche attraverso l’eliminazione di sprechi e distorsioni che anche nella nostra Regione si sono manifestati. Accorato infine l’appello di Giovanni Merlo affinché gli interventi normativi abbiamo contenuti veri, dettati dai bisogni delle persone nei diversi percorsi e progetti di vita, nelle diverse stagioni della vita. Con riferimento agli obiettivi dichiarati da questa Legge e dal libro bianco che l’ha preceduta, conclude che, se di riforma si tratta, è riforma puramente sanitaria, essendo del tutto mancanti innovazioni di tipo sociale. Indispensabile, ribadisce Merlo, la riammissione del Terzo settore e delle organizzazioni sociali alle consultazioni e ai tavoli decisori, nonché la individuazione dei soggetti responsabili della ‘presa in carico’ e dell’orientamento delle persone utenti dei servizi.

Purtroppo, si è rilevato, che l’approvazione di questa Legge è avvenuta senza debita e preventiva informazione e discussione con la cittadinanza e le associazioni. Le segreterie FAP-ACLI di Milano e della Lombardia si impegnano a seguirne gli sviluppi applicativi e a portarne a conoscenza i propri Circoli. Confidano in un impegno analogo delle altre organizzazioni sociali affinché alla rappresentanza politica e istituzionale giungano le attese e le istanze dei cittadini.

Fap Acli