Andare nella giusta direzione….controvento email stampa

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    Il presidente delle Acli Milanesi e Portavoce del forum del Terzo settore Paolo Petracca

    Pubblichiamo il testo del presidente delle Acli Milanesi e Portavoce del Forum del Terzo Settore, Paolo Petracca, pronunciato in apertura dell’8° Forum delle Politiche Sociali, giovedì 31 gennaio 2019
    (qui il video)

    “Mentre il profilo delle nostre società è stato profondamente modificato dall’impatto della tecnologia, della finanza e della globalizzazione, ci siamo dimenticati dell’uguaglianza. Ma con l’aumento delle disuguaglianze si aprono crepe nel tessuto sociale che alimentano i populismi, mettendo a rischio la stabilità democratica”.

    Questo acuto e serrato insieme di considerazioni di un professore che è stato l’ultimo italiano alla guida della Commissione Europea ci porta dritto al cuore del nostro lavoro e del nostro strenuo ed incessante impegno di questi giorni e di questi anni.

    Questo monito ci sprona a proseguire il nostro cammino (alla luce di quella che Norberto Bobbio definiva la stella polare della politica progressista e riformista), ci invita a rafforzare e potenziare l’alleanza tra istituzioni locali e società civile che a Milano stiamo “praticando” per mantenere elevato il grado di coesione e di inclusione della nostra società.

    Tutto ciò nella piena consapevolezza che il nostro è un impegno “controvento”: le statistiche ci dimostrano infatti che nonostante i diversi interventi messi in campo a tutti i livelli in materia di lotta alla povertà, tra il 2008 ed il 2018, a Milano la forbice reddituale tra i cittadini più abbienti e quelli meno abbienti si è allargata del 5,7%. Tale tendenza sarebbe stata ancora più rilevante se il Comune di Milano non avesse stanziato e utilizzato risorse economiche in favore di minori, anziani e indigenti in misura più che doppia rispetto alla media nazionale delle amministrazioni locali.

    Sappiamo che il reddito non è l’unico parametro da considerare per misurare la qualità della vita delle persone – ed ancor meno se ne si vuole misurare la felicità (economicamente intesa) – rimane tuttavia un fattore cruciale e non solo per i poveri assoluti e relativi ma anche per i ceti medi sempre più insofferenti e con sempre meno capacità di spesa, soprattutto quando si confrontano con quelli delle altre grandi aree urbane europee con le quali competiamo e cooperiamo.

    In altri Paesi della UE si sono trovati modi per premiare i lavoratori e le lavoratrici delle zone geografiche contraddistinte dalla presenza concomitante di due determinanti economiche essenziali ovvero un’elevata produttività ed un elevato costo della vita.

    E non appaia strano se come forze del Terzo Settore ci permettiamo di suggerire e chiedere in questa sede (all’inizio dell’intervento a noi assegnato e dei lavori di questo ottavo Forum) che insieme si faccia tutto il possibile nei prossimi mesi (ma più probabilmente nei prossimi anni) perché qualcosa di simile possa accadere anche in Italia. L’intera comunità nazionale trarrebbe beneficio dall’incoraggiare chi è in grado di guidare lo sviluppo dell’economia. Curare e manutenere bene la locomotiva di un treno genera vantaggi anche per chi si trova nell’ultimo dei vagoni in fondo al convoglio. Keynesianamente si generebbe un sostegno alla domanda aggregata promosso da soggetti con una scarsa propensione al risparmio e con invece una buona attitudine verso gli investimenti e l’innovazione e verso il consumo di beni ad alto valore aggiunto. Si tratterebbe insomma di una misura di politica economica con un effetto moltiplicatore importante che chi governa dovrebbe a nostro avviso considerare con grande attenzione.

     

    PROTAGONISTI DI UN’ALLEANZA VIRTUOSA

    Ho accennato al tema dell’alleanza. Ma alleanza tra chi? Ed alleanza come?
    Innanzitutto cerchiamo di riconoscere i giocatori in campo e quali sono i ruoli diversi e differenti di ciascuno in questa partita in cui in palio ci sono la sicurezza ed il riscatto sociale.

    Il welfare ambrosiano ha infatti un profilo unico ed originale nel panorama italiano ed europeo ed è una infrastruttura essenziale per uno sviluppo umano della nostra città. Vi sono alcuni tratti distintivi, alcuni ingredienti di successo che dobbiamo esaminare insieme per guardare al futuro con senso di responsabilità e con l’ottimismo della volontà.

    Come è stato osservato da chi studia comparativamente i sistemi delle grandi aree urbane nel mondo a Milano si stanno realizzando “tentativi di governo collaborativo, in cui l’Amministrazione persegue intenzionalmente la costruzione di luoghi in cui ascoltare e collaborare alla produzione di politiche pubbliche inclusive[1]”. In altre parole, va riconosciuto che le ultime giunte di Palazzo Marino, oltre a non aver diminuito le risorse messe a disposizione per il sociale (in controtendenza rispetto alle altri grandi metropoli del Paese), hanno puntato decisamente sul dialogo e sulla ricomposizione del patto di cittadinanza tra i diversi strati sociali e i diversi territori e settori della città. E non solo, hanno cercato di costruire vere e proprie cabine di regia per coordinare senza disincentivare le molte iniziative nate e sviluppatesi secondo il principio di sussidiarietà.

    Ed in effetti gli attori sussidiari – ma tutt’altro che secondari – capaci di generare e di rigenerare relazioni e servizi nella nostra città davvero non mancano.

    In primo luogo – e lo affermo con malcelato orgoglio – vi è il poliedrico mondo del terzo settore (APS, OdV, cooperative sociali, ecc.), da sempre in prima fila quando diventa necessario (e urgente) offrire risposte ai soggetti più svantaggiati, anticipando istanze che non trovano ascolto (almeno in principio) presso gli interlocutori politici ed istituzionali presenti sul territorio. Dai dati dell’ultimo Censimento sulle istituzioni non profit dell’Istat risulta che vi sono 12.265 enti del privato sociale attivi nell’area metropolitana di Milano (3,8 ogni mille abitanti). Questo fitto tessuto di soggetti collettivi alimenta una società civile vivace e partecipativa. E non va dimenticato inoltre che nella nostra città il terzo settore (globalmente inteso) è anche un determinante finanziatore e/o contributore del sistema di welfare poiché tra quote associative, fund raising, raccolta del 5 per mille (di cui gli enti milanesi sono al primo posto in Italia) e investimenti delle reti sociali non solo buona parte del bilancio delle strutture ETS risulta essere monetariamente autofinanziato ma “chiude bilanci sociali ampiamente in attivo” se si contabilizzano i milioni e milioni di ore di volontariato qualificato ed appassionato che i nostri enti consentono di realizzare.

    Un altro attore con caratteristiche uniche ed originali è il vasto mondo della filantropia. Questo elemento determinate è costituto dalle diverse fondazioni di origine bancaria (fra cui spicca indubbiamente la F. Cariplo), da quelle “d’impresa” e da molte altre operanti sul territorio di diversa natura a cui si è aggiunta da pochi mesi l’ultima nata, la Fondazione Comunitaria di Milano (che vede una governance plurale di società civile e istituzioni e che riteniamo sarà un ulteriore utile strumento al servizio del benessere dei cittadini milanesi). Questo altro settore portante immette nel sistema risorse ingentissime, non paragonabili per quantità e qualità a nessun’altra realtà italiana ed europea e che si traducono in ultima analisi anche e soprattutto in servizi innovativi e di prossimità complementari e integrativi rispetto ai programmi pubblici, si pensi a titolo di esempio ai recenti progetti de “La città intorno” e di “QuBì” in fase di realizzazione nei quartieri della città.

    Sempre più rilevanti ed in costante crescita, anche grazie alle recenti agevolazioni ed incentivazioni normative, sono poi i programmi di welfare aziendale che offrono tendenzialmente servizi (o la copertura delle spese per il consumo dei medesimi) e che per numeri e qualità vedono ancora una volta Milano prima nella classifica italiana.

    Infine l’ultima componente, ma non per ordine di importanza, del welfare ambrosiano è quella che ha le radici più antiche ed è quella rappresentata dall’insieme di “opere benefiche” realizzate e messe in campo direttamente dalla realtà ecclesiale: accanto alla fondamentale opera di assistenza e di consulenza prestata attraverso la Caritas ad un numero ragguardevole di persone in stato di povertà, o ad istituti come il Don Gnocchi e la Sacra Famiglia il cui solo nome evoca ai nostri concittadini il senso concreto di parole come sostegno e solidarietà, la Chiesa cattolica sviluppa attraverso le parrocchie e gli oratori una serie di opportunità di socialità e di socializzazione davvero unici: si pensi a titolo di esempio ai centri estivi per i minori (realizzati grazie ad un numero record di giovani volontari) che sono arrivati a sostituire in molti casi i servizi pubblici in questo settore.

     

    IL PROFILO UNICO DEL WELFARE AMBROSIANO E LE DINAMICHE STRUTTURALI DA AFFRONTARE

    Se questi sono gli attori che rendono unica la “compagnia sociale milanese”, il frutto del loro, del nostro lavoro è un evidente contributo ad elevare in termini sostanziali la qualità della vita dei ceti popolari e medi impoveriti di Milano. Ma il dato che tengo più ad evidenziare è che – come già accennato – tutti questi protagonisti dialogano e collaborano in questa stagione della città. E questo è un valore ed ha un valore senza prezzo che va custodito con cura, attenzione, come una delle nostre cose più preziose.

    I tavoli, i luoghi dove abbiamo la possibilità di confrontarci, di pensare al bene comune (a partire dalla consapevolezza dei ruoli differenti e degli interessi che ciascuno dei rappresentanti degli enti governa) devono essere sempre più oggetto della nostra riflessione. Dobbiamo porre grande attenzione ai processi di interazione e di costruzione di visioni condivise, per non disperdere le energie, per ridurre al minimo le contraddizioni ed i conflitti, per aumentare al massimo l’efficacia della nostra azione che deve essere sempre più integrata. Non abbiamo manuali da seguire, non ci sono istruzioni per l’uso, ma credo che investire tempo, intelligenza, e passione su questo ambito e livello del confronto sia davvero molto utile e gravido di buoni frutti per il domani. E chiudo con un esempio di questi giorni e di questi mesi che va in questa direzione: come possiamo non salutare con favore l’annuncio di una maggiore collaborazione su povertà e periferie tra Amministrazione comunale e Arcidiocesi emerso nel dialogo tra Sala e Delpini in un luogo simbolico, la Casa della Carità, che è già un “luogo strutturale” della loro partnership (…per volontà autografa di Carlo Maria Martini)?

    A partire da questo profilo unico del welfare ambrosiano dobbiamo saper rispondere alle sfide del presente iniziando a preparaci per tempo e con perizia alle sfide del futuro. Non sono infatti soltanto le vecchie e le nuove forme di povertà ad aprire delle crepe in un modello di sviluppo urbano equo e sostenibile. Vi sono altri processi sociali che stanno già mettendo sotto pressione la città e sempre di più lo faranno. Tra il 2003 ed il 2018 gli ultrasettantacinquenni sono aumentati del 30%, ancor più cospicuo è stato l’incremento delle famiglie monogenitoriali con almeno un figlio a carico (+53%); per non parlare, infine, delle famiglie delle lavoratrici e dei lavoratori extracomunitari (con regolare permesso di soggiorno) che nell’arco di quindici anni sono più che raddoppiate (+232%). La combinazione di questi fenomeni altera gli equilibri consolidati, mettendo a dura prova la capacità di resilienza del nostro welfare.

    Consapevoli di queste sfide, di queste risorse e di questa alleanza (del fare e nel fare) proviamo come Terzo Settore ad avanzare pubblicamente alcune idee da sviluppare insieme, in questa sede ovviamente cercando di concentrarci sul rapporto tra la rete dei nostri enti e l’Amministrazione.

     

    IL NUOVO PIANO DI SVILUPPO DEL WELFARE

    In questi giorni partecipiamo alla penultima tappa di un percorso, che porterà all’approvazione del nuovo piano di sviluppo del welfare, che è iniziato ufficialmente nel settembre 2017 con l’apertura dei molti tavoli tematici (in cui alcune centinaia di realtà del nonprofit si sono confrontate con il Comune e con altre istituzioni) e che vuole raggiungere l’obiettivo di compiere una coscrittura partecipata e condivisa del “testo guida” previsto dalla legge 328.

    Questo documento è stato nel recente passato il vero “ancoraggio fondamentale” delle politiche pubbliche di welfare dell’Amministrazione. Con il nostro lavoro congiunto abbiamo avuto modo di sottoporre a verifica gli anni appena trascorsi e a condividere obiettivi specifici e circostanziati per il futuro per rispondere ai crescenti, pluriformi e mutati bisogni sociali.

    La responsabilità finale e politica del piano è e rimane naturalmente e saldamente nelle mani dell’istituzione però siamo certi che quest’opera di condivisione e maggiore conoscenza reciproca sia la strada giusta da continuare a percorrere.

    Perché ciò avvenga con mutua soddisfazione ci sentiamo di chiedere (al termine di questo lungo lavoro volontario) che tutti questi tavoli di condivisione d’indirizzo e programmazione rimangano permanenti e riconosciuti perché resti sempre aperto questo ambito di confronto e anche in ragione della grande capacità dimostrata in questi anni da entrambe le parti di saper tenere sempre ben distinte il momento della programmazione da quello, altro e rigidamente normato, della gestione.

    Chiediamo inoltre di sollecitare la realizzazione di occasioni di confronto tra le esperienze degli operatori del sociale, siano essi di natura pubblica o privata al fine di consolidare un punto di vista comune sulle criticità presenti e sulle buone pratiche da rendere “virali”.

    Chiediamo infine che la nostra collaborazione salga ancora di livello facendo formazione comune a partire dai nuovi scenari aperti dalla legge di riforma del Terzo settore e dai temi dell’accreditamento e delle gare d’appalto.

    Se l’obiettivo è connettere risorse pubbliche, private e del terzo settore serve un investimento intenso e creativo su diversi aspetti: la regia, la fluidificazione del sistema e la realizzazione di un più efficace orientamento ed accesso dei cittadini al welfare municipale. Se il Comune è sempre più il pivot dei servizi sociali di competenza pubblica ed istituzionale e il terzo settore è sempre più il finalizzatore ed il realizzatore dei medesimi la strategia di gioco va pianificata e condivisa sempre più assieme in una logica di partenariato, sempre più secondo i principi ispiratori della “Legge Bobba” e sempre meno secondo le pur comprensibili logiche del minimo ribasso che ispirano l’operato di chi governa i bilanci.

    Noi sappiamo che ciò è possibile e avvertiamo la volontà di collaborare verso questi obiettivi ma dobbiamo tutti evolvere culturalmente verso queste nuove prospettive.

     

    LE PERIFERIE: I LUOGHI DOVE VINCERE LA SFIDA DELLA “BUONA” CONVIVENZA

    Due anni fa, da questo palco il Sindaco e l’assessore lanciavano la sfida del “20 maggio senza muri”. Una sfida che come terzo settore raccogliemmo immediatamente e che ancora raccoglieremo cominciando dal prossimo 2 marzo per dire sì in modo creativo e realmente interetnico, interculturale ed interreligioso a Milano città internazionale, aperta, giusta, solidale e sicura. Per dire insieme ed in forma bilingue, a pochi mesi da una scadenza cruciale per l’Europa: People – Prima le persone.

    Faremo il massimo con determinazione e creatività, onoreremo questo avvenimento culturale e questa festa civile con convinzione. Rimaniamo consapevoli tuttavia che è partendo dalle periferie che si affrontano e si vincono le sfide temi dell’integrazione, della giustizia e della coesione sociale. Esse sono autentici incubatori sia dei problemi e sia delle soluzioni.

    In quei territori investire sui processi di partecipazione e di formazione identitaria delle persone, di inclusione serve a nostro avviso davvero tanto, sono più che opportuni e necessari la rigenerazione urbana, le soluzioni abitative, le infrastrutture, le nuove opportunità produttive. Servono le case, le scuole, i trasporti, i servizi ed i sussidi alle persone vulnerabili e vulnerate e le start-up ma serve anche la cura delle relazioni, la promozione del protagonismo dei cittadini, reti efficaci che liberino energie, che trasformino la rabbia e la paura in creatività socio-economica.

    Le modalità di relazione costruita nel tempo tra terzo settore e assessorato al welfare è per noi una buona prassi di cooperazione per il bene comune.

    Riterremmo opportuno che a partire dalle periferie potesse divenire pratica diffusa, georeferenziata e intersettoriale.

    Le periferie sono infatti al tempo stesso un tema metropolitano ed un tema municipale dove occorre abbattere i muri invisibili dei confini amministrativi per affrontare correttamente le questioni. Anche in questo Milano deve sapere innovare e noi siamo disposti e disponibili a collaborare.

    CONCLUSIONE

    In conclusione, al Sindaco, all’Assessore e tutti voi vogliamo ribadire che per parte nostra sentiamo la necessità di fare di più per combattere le diseguaglianze partendo da ciò che è nelle nostre possibilità, siamo pronti e disponibili ad aumentare il nostro impegno per sviluppare insieme la nostra città, partecipando ad un cambiamento culturale di cui vogliamo continuare ad essere protagonisti, per riuscirci, però, dovremo farlo insieme.

    [1] T. Vitale, Governo collaborativo e catene relazionali di innovazione. Spunti a partire dal caso di Milano, 2017.

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