Educarsi al pensiero di Cristo email stampa

    770
    0
    SHARE
    Il cardinale Angelo Scola.

    di Paolo Colombo – 09/09/2015

    “Abitare davvero il presente” il card. Angelo Scola, come vuole la tradizione per la Festa di Santa Maria Nascente, ha aperto l’anno pastorale presentando la Lettera pastorale che guiderà la Chiesa Ambrosiana nel biennio 2015-2017.

    La Lettera pastorale del card. Angelo Scola per il biennio 2015-2017 mostra il suo profilo centrale a partire da una citazione di san Massimo il Confessore: «Anch’io, infatti, dico di avere il pensiero di Cristo, che pensa secondo Lui e pensa Lui attraverso tutte le cose». In altre parole, e riprendendo due importanti passi di Paolo, possiamo dire che il cristiano è colui che fa proprio il pensiero di Cristo (1 Cor 2,16) e dunque i sentimenti di Cristo (Fil 2,5).

    Anzitutto il pensiero di Cristo, che il cristiano è chiamato a far proprio e che, sempre secondo l’affermazione di Massimo il Confessore, occorre ricercare in tutte le cose, eventi e situazioni della vita. E’ questa l’esperienza del credente: in ogni circostanza portare l’attenzione del cuore e della mente a ciò che Cristo ha significato e significa nella storia dell’umanità e nella storia personale di ciascuno, così che tutto sia vissuto alla luce dell’incontro con lui e con la Chiesa; e che tutto, anche gli eventi negativi o tragici, sia l’occasione per comprendere sempre più a fondo il messaggio di Gesù. E quindi i sentimenti di Cristo: in gioco infatti non sono soltanto il profilo intellettuale e quello conoscitivo, ma la persona tutta. Né bisogna pensare al sentimento come a qualcosa di vago, imprendibile, riduttivamente emozionale. Opportunamente i il card. Scola suggerisce una correzione della traduzione ufficiale di Fil 2,5 – «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù» – ritenendola non già scorretta, comunque fraintendibile. Meglio tradurre: «Abbiate in voi quel modo di sentire che è proprio di chi è in Cristo Gesù»: occorre sentire le cose di conseguenza valutare le situazioni, reagire ai problemi e giudicare i fatti così come farebbe Gesù e secondo i criteri di lettura espressi nel Vangelo.
    Il cristiano, in definitiva, è colui che “sente come Cristo” e “sente con Cristo” ogni cosa. Siamo agli antipodi di una fede astratta, nozionistica, quasi appendice rispetto a un modo di considerare la vita mediato da altri criteri; siamo agli antipodi di una fede salottiera, che si compiace magari di disquisire su alcuni aspetti del credo religioso ma che in quasi tutti gli ambiti della vita trova altrove la propria forma.

    La Lettera, anche per ragioni di voluta brevità, non intende scendere nel dettaglio, fino a indicare le piste di lavoro che possono scaturire da quanto sopra detto: ciò è lasciato alla libertà e alla creatività dei credenti e delle comunità parrocchiali, di concerto con le associazioni e i movimenti presenti sul territorio della vastissima diocesi ambrosiana. Questo non significa però che il card. Scola si limiti alla pura affermazione di fondo: le domande sono urgenti e impegnative, specie in rapporto al senso complessivo dell’azione pastorale. In questa luce può essere utile riprendere un duplice, insistito richiamo affinché le numerose e peraltro preziose attività pastorali non scadano nella routine o peggio ancora si riducano a semplici aggiunte rispetto all’esperienza delle persone e dei gruppi. Riascoltiamo le parole di Scola: «Ma, domandiamoci: queste nostre attività, di importanza indubbia, incidono in maniera determinante sul modo di concepire la vita nei suoi aspetti fondamentali?» (p. 56). E poco dopo: «Essi [parrocchie e comunità pastorali, associazioni e movimenti] sono i luoghi imprescindibili di educazione ad una fede che incida nella vita quotidiana del popolo. Vigilino perciò per evitare di ridursi a realtà a margine dell’esistenza e dei suoi problemi» (p. 69).
    L’intenzione è espressa in modo chiaro: da un lato una fede staccata dalla vita, pura appendice di una modalità di esistenza già costituita in sé, dall’altro una fede che si fa cultura, intendendo ciò di nuovo non in maniera intellettuale, come la cultura degli specialisti, ma nel senso pluriforme che investe il dettato antropologico tutto, quindi lo sguardo su di sé e sulle cose che dà sapore e luce all’esperienza umana prima ancora che cristiana.

    Come dar seguito a tutto ciò nella vita personale e delle comunità? Il card. Scola è consapevole di quanta ricchezza di tradizione e di operatività vi sia nella diocesi ambrosiana; tutto questo andrà continuamente riscoperto e rivitalizzato, non da ultimo grazie alla visita pastorale che nel prossimo biennio vedrà coinvolti i decanati e le parrocchie. Sempre nella Lettera troviamo quindi elencati una serie di soggetti – dalla famiglia (stimolanti e incisive al riguardo le 18 raccomandazione proposte) ai presbiteri e religiose/i – e di ambiti privilegiati per educare al pensiero di Cristo: la liturgia, la catechesi, le opere di carità e i luoghi di sofferenza, le opere educative e culturali, l’ambito sociale e politico. In definitiva si tratta, per il credente e la Chiesa nel suo insieme, di abitare davvero il presente (p. 85), senza sottrarsi alle sue sfide o farsi intimorire dalle sue difficoltà, consapevoli che l’indicazione di papa Francesco sulla Chiesa in uscita risulta incompatibile con gli sterili arroccamenti o con le affermazioni altisonanti ma vuote circa i “principi” cristiani.