Gli affari del Signor Vladimir Putin email stampa

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    Il Presidente russo Vladimir Putin conta molti ammiratori in Europa, che grossomodo possono essere suddivisi in due categorie.

    La prima è quella, per così dire, di sinistra, che è composta soprattutto da ex o neo comunisti che per riflesso condizionato odiano gli Stati Uniti e l’Occidente e vedono nell’antico ufficiale del KGB colui che rivendica l’onore dell’Unione Sovietica, anche se non esiste più, dopo la confusione della perestrojka di Gorbaciov e la decadenza degli anni di Eltsin. I più acculturati di loro sostengono la necessità di ricreare un equilibrio di poteri che spezzi l’unilateralismo americano, ma basta grattare la superficie dei loro discorsi per accorgersi di quanto tendano a perdersi nel delirio del complottismo e della più bieca propaganda antiamericana (il loro cavallo di battaglia preferito sono le versioni “alternative” sui fatti dell’11 settembre 2001).

    La seconda, più numerosa e preoccupante, è quella dei movimenti di destra sovranisti e populisti, dal Front National francese fino all’AFD tedesca e al partito di Wilders in Olanda, e ben rappresentato nel nostro Paese, pur con tutte le differenze, dalla Lega Nord, dai Fratelli d’Italia e dal Movimento Cinquestelle. In Putin questi esponenti politici vedono l’uomo forte, il difensore dei valori tradizionali, Dio Patria Famiglia, il nemico di quel melting pot etnico che essi aborrono, lo Zar buono che riscatta i valori dell’onesto popolo cristiano dall’orrida tirannia delle élite favorevoli ai migranti, ai diritti dei gay e delle donne e a tutte le altre manifestazioni dell’inequivocabile decadenza dell’Occidente liberale. Non è un caso del resto che Putin sia l’idolo di molti nemici di Papa Francesco all’interno della Chiesa cattolica, avendo egli stretto un patto di ferro con una delle Gerarchie ecclesiastiche, quella del Patriarcato ortodosso di Mosca, in linea generale meno illuminate e più antiecumeniche e da sempre prona nei confronti del Piccolo padre di turno (persino dell’ex seminarista Stalin, a suo tempo).

    Il vantaggio strategico di Putin nello stipulare accordi con simile gente è evidente, ed è basato sul duplice calcolo di un allentamento dei rapporti politici e militari fra l’Europa e gli Stati Uniti e la fine dell’Unione europea come soggetto politico, che lascerebbe i singoli Stati europei, divisi da nuove guerre commerciali e dall’incapacità di fare fronte comune, alla mercé di una potenza nucleare ben decisa ad esercitare la sua forza egemonica certo in modo diverso da quella dell’URSS rispetto agli Stati satelliti, ma sempre con l’intento di diventare il “dominus” in grado di condizionare le scelte economiche e strategiche dei Paesi occidentali. D’altro canto, basta leggere il programma di politica estera approvato recentemente dal Movimento Cinquestelle con le sue  singolari forme procedurali per accorgersi che in esso è contenuto tutto ciò che il Cremlino sottoscriverebbe a due mani: uscita dell’Italia dalla NATO e, in sostanza, dalla UE, con la solita rivendicazione di “sovranità” e “indipendenza” come se l’Unione europea fosse il frutto di un’imposizione esterna e non un libero patto deliberato con procedure democratiche e il cui funzionamento è anch’esso regolato da norme democratiche (e, a volerla dire tutta, se l’Unione europea non ha fatto progressi sulla dimensione del federalismo è per volontà dei singoli Stati e non della “burocrazia di Bruxelles”, onnipotente vilain ad uso dei disinformati).

    Aggiungiamo che le proposte di politica interna di tutte queste forze politiche fanno presagire una torsione autoritaria delle democrazie occidentali, con un’evidente deriva sicuritaria, la limitazione delle pubbliche libertà ed una stretta decisa contro le politiche migratorie ed i diritti delle minoranze.

    Vi sono voci insistenti, e spesso più che voci, sulla disponibilità della Russia di fornire cospicui appoggi alle forze politiche sovraniste, sia in termini di finanziamenti diretti sia fornendo “service” informativi nelle diverse lingue: non è un caso del resto che i media da cui i Cinquestelle traggono la maggior parte delle loro informazioni in politica estera siano quelli come “Russia Today” totalmente controllati dai servizi d’informazione moscoviti. Anche qui si tratta di un’antica politica del potere imperiale russo, qualunque fosse la sua denominazione, che all’epoca degli Zar agiva attraverso la corruzione di giornalisti e uomini politici atteggiandosi a baluardo cristiano ed occidentale contro il declinante potere ottomano ed in epoca sovietica sfruttava cinicamente l’internazionalismo marxista dei partiti comunisti in funzione degli interessi strategici russi.

    E’ stato singolare in questi ultimi giorni vedere l’immediato voltafaccia dei sovranisti europei rispetto a Donald Trump, salutato come il “Presidente del popolo” che con il suo isolazionismo ed il suo atteggiamento filo-russo avrebbe consolidato il processo di rottura del vincolo atlantico, ed ora condannato a causa dei missili lanciati contro Assad, il protegé mediorientale di Putin come reazione alla strage chimica di Idlib.

    Dopo l’inaspettata vittoria della cosiddetta “Brexit” il populismo europeo ha incassato alcune significative sconfitte come quella delle elezioni presidenziali austriache e del mancato sfondamento di Wilders alle elezioni parlamentari olandesi: se il trend si consoliderà nei prossimi appuntamenti elettorali in Francia, Germania ed Italia vi saranno tutte le condizioni per la ripresa di un più sistematico cammino di integrazione europea contro le strategie avventuristiche di chi vorrebbe nuovamente ridurre il nostro Continente ad una congerie di staterelli deboli e litigiosi, e magari succubi di una tirannia asiatica.