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    il 3° Forum Mondiale sullo Sviluppo Economico Locale.

    di Paolo Ricotti – 22/10/2015

    Si è svolto dal 13 al 16 Ottobre a Torino il 3° Forum Mondiale sullo Sviluppo Economico Locale. Obiettivo generare opportunità per un’economia locale sostenibile e per un miglioramento della qualità della vita attraverso una migliore governance economica.

    Tre giorni di lavori, quasi 60 panel su diversi temi, decine di progetti presentati e centinaia di relatori. Questi alcuni dei dati meramente numerici del 3° Forum Mondiale sullo Sviluppo Economico Locale (LED – Local Economic Development) svoltosi a Torino nella cornice di Palazzo Reale, organizzato da diversi partner tra cui, oltre al Comune di Torino, UNDP, ILO, FAMSI (Fondo Andaluso di Cooperazione Internazionale Decentrata), UCLG (Network mondiale degli Enti Locali).green jobs; implementare lo sviluppo urbano sostenibile: le strategie di Sviluppo Economico Locale per creare legami positivi tra realtà urbane e rurali.

    Avendo partecipato ad una sola giornata di lavori e a un numero limitato di panel, posso solo evidenziare alcuni dei tratti evidenziati e dei temi trattati, attraverso spunti di differenti relatori. In generale la percezione è che le aree cosiddette marginali del Pianeta abbiano davvero molto da dire e siano ricche di persone con esperienza, competenze, idee e passione.
    Come Virgilio Levaggi, latino americano e Direttore del Dipartimento per le Partnership e il supporto sul Campo di ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) che con grande forza ha snocciolato dati impressionanti sul tema lavoro e lavoro decente. 800 milioni sono i lavoratori “informali” nel mondo, vale a dire lavoratori poveri, che non riescono, pur essendo impiegati, a garantire una vita decente a se stessi e alle proprie famiglie. 5 milioni sono i posti di lavoro dignitoso da creare ogni giorno nel mondo: una cifra ragguardevole, ma non impossibile secondo Levaggi, nella misura in cui il creare impiego riesca a diventare il cuore dell’azione politica. Il nesso tra lavoro decente e sviluppo locale? Creare posti di lavoro dignitoso, significa aprire ai diritti e creare spazio per agire in termini di protezione sociale, ma anche concentrarsi sullo sviluppo dei territori, che garantisce vera sostenibilità.

    Per la straordinaria potenza e lucidità, si è distinto l’intervento di Jean Pierre Elong Mbassi, Segretario Generale di UCLG Africa. United Cities and Local Government è una rete di enti locali globale, che si prefigge di coordinare gli enti locali per condurli verso una reale sostenibilità e reggere il confronto con le entità statuali, che spesso non li valorizzano, riuscendo così a rispondere meglio alle richieste dei loro concittadini.
    L’intervento di Elong Mbassi si è basato essenzialmente sul concetto di resilienza, vale a dire la capacità di affrontare situazioni traumatiche e ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive, senza alienare la propria identità. Sono quelli africani i contesti più resilienti, ed in particolare, secondo il politico africano, alcune città dello Zimbabwe sarebbero le comunità più resilienti al mondo: abituate a fronteggiare ogni tipo di difficoltà, senza e a volte contro lo Stato, sono riuscite in alcuni casi a costruire una rete significativa di infrastrutture contando unicamente sulle risorse locali. In Africa, secondo Elong Mbassi, lo sviluppo degli Enti Locali non è visto di buon occhio dalla maggior parte degli Stati, che preferisce mantenere un controllo diretto sul territorio e creare così dipendenza.
    Solo un rapporto diretto tra comunità locali del Nord e del Sud del mondo può garantire uno sviluppo sostenibile e duraturo, capace di generare effetti positivi per entrambe le parti. “Stringiamo un’alleanza – ha detto Elong Mbassi – tra comunità locali del Nord e del Sud del mondo: supportate il nostro sviluppo locale, fornendo risorse per uno sviluppo sostenibile e noi faremo quello che più di ogni altra cosa ci sta a cuore, permetteremo alla nostra risorsa più importante, le persone, di non partire per l’Europa!”

    Nel panel sul ruolo dell’Economia Sociale e Solidale (SSE) diversi sono stati gli interventi di sostanza. Come quello del Prof. Borzaga, economista dell’Università di Trento e dell’Istituto Europeo di Ricerca sulle Cooperative e le Imprese Sociali, secondo cui vi sono alcune specificità delle imprese sociali che le rendono capaci di affrontare meglio degli altri attori economici i vincoli dello sviluppo. Particolarmente efficace appare l’approccio del Terzo Settore, in particolare in quei contesti caratterizzati da scarsa qualità nei sistemi di Governo, scarsa qualità del capitale umano, mancanza di risorse finanziarie o sovrasfruttamento del capitale ambientale.
    In questi contesti infatti le imprese sociali sanno spesso mettere in campo dinamiche valoriali di “bilanciamento etico”, programmi di formazione per il proprio personale, progetti di finanza solidale, programmi di conservazione ambientale e di welfare di comunità.

    Dal punto di vista dei numeri, le cooperative nel mondo danno lavoro a 100 milioni di persone e vi sono quasi 2.000 realtà, disseminate in 55 Paesi, in grado di fatturare più di 100 milioni di USD l’una. In Italia, secondo quanto riportato da Borzaga, nel 2001 vi erano 353.000 organizzazioni no profit, fra cui 50.000 cooperative, con un fatturato complessivo di 200 miliardi di euro (che arrivano a 600 mld considerando gli effetti indotti). I lavoratori impiegati nel no profit nel nostro Paese sono quasi 2 milioni, pari quasi al 9% del totale dei lavoratori, cui si aggiungono 800.000 autoimpiegati e quasi 5 milioni di volontari. Interessante anche sapere che più del 75% dei contratti è a tempo indeterminato e per la grande maggioranza i lavoratori del terzo settore sono donne. Tra il 2001 e il 2011 i posti di lavoro nel terzo settore in Italia sono cresciuti del 27%, contro il 3,3% del privato e il -11% del pubblico. E nella crisi il no profit ha resistito decisamente meglio del privato e del pubblico, soprattutto per quanto riguarda la tenuta dei posti di lavoro: il terzo settore punta maggiormente sul livello locale e non ha alcun interesse a delocalizzare.
    Ma la vera sorpresa è il grafico che indica, in valore assoluto, l’ammontare di imposte pagate dalle cooperative e dal terzo settore in generale, rispetto al privato: ebbene, se le SpA contribuivano con le loro tasse nel 2013 per il 6,8% del bilancio dello Stato, il terzo settore contribuiva per ben il 7.7%!
    In linea generale appare molto chiaro il legame stretto tra sviluppo locale, sostenibilità, e terzo settore, ulteriormente rafforzato dal nuovo processo di attuazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile adottati dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite lo scorso settembre. http://www.un.org/sustainabledevelopment/sustainable-development-goals/
    In particolare gli obiettivi 4 (Educazione di Qualità), 8 (Lavoro buono e crescita economica), 10 (Riduzione delle diseguaglianze), 11 (Città e Comunità Sostenibili), 12 (Consumo Responsabile), 16 (Pace e Giustizia), sono strettamente correlati alle azioni dell’economia sociale e nel raggiungimento di questi target il terzo settore ha un’indubbia centralità e spesso un vantaggio comparato, soprattutto se affiancano la loro azione a quella degli enti locali.

    Ed è questo il messaggio emergente dal Forum di Torino: un’alleanza politica tra enti locali e realtà dell’economia sociale e civile capace di generare comunità locali sostenibili, resilienti e capaci di risposte rapide alle situazioni di crisi economica, sociale, ambientale. Ed un’alleanza tra comunità locali a livello globale, che sfidi gli Stati nella rappresentazione, comprensione e soddisfacimento dei bisogni e dei sogni dei propri cittadini.