Liberi e forti. Per una nuova politica email stampa

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    L’appello di Don Sturzo agli uomini “Liberi e Forti”, di cui celebriamo il centenario, oggi ha solo un valore storico o può ancora essere riattualizzato?

    L’Italia, uscita dalla sanguinosa è drammatica esperienza della prima guerra mondiale, si ritrovava stanca, esausta e spaesata. Oggi, per ragioni diverse ci troviamo nelle stesse condizioni, con l’aggravante di una mancanza di una carica utopica soprattutto nelle giovani generazioni.

    Il disincanto delle moltitudini verso la politica e chi la rappresenta, è determinata da molti fattori: la comunicazione digitale che estremizza l’individualismo ideologico e rabbioso. La litigiosità dei partiti, incapaci di alzare lo sguardo oltre l’orizzonte per un più ampio ed esigente Bene Comune. Le élite avvitate su loro stesse per difendere posizioni di rendita obsolete, più che impegnate ad innescare e guidare nuovi processi di cambiamenti condivisi. Leaders populisti che usano parole e gesti distruttivi (come ad esempio i vaffa, la rottamazione e la ruspa) per ottenere consenso e delegittimare l’avversario.

    Il 18 Gennaio del 1919, Don Luigi Sturzo, con altri amici, ebbe un grande coraggio laico: chiamare i cittadini “Liberi e Forti” per formare un Popolo. La visione Popolare, infatti indica allora come oggi un progetto politico che tende al Bene Comune, contro una società liquida in cui ogni individuo ha il proprio modo di comprendere il bene diversamente da altre visioni individuali. In questo modo si rende impossibile raggiungere mete condivise.

    Diversamente il progetto Popolare, chiede ai cittadini di essere Liberi e Forti e di impegnarsi al servizio di tutti, di andare oltre il proprio interesse e tornaconto. È la visione di una comunità coesa, costituita da persone responsabili che partecipano attivamente alla costruzione di un progetto politico. La gente è una sommatoria di individui, un Popolo ha una coscienza di comunità e sceglie liberamente  di andare in una certa direzione.

    Il messaggio di Sturzo si fonda sulla convinzione che nella vita politica occorrono uomini e donne coraggiosi capaci di pensare in grande, e quando occorre, di pagare di persona per il raggiungimento di un fine improntato sul vero bene comune.

    Tuttavia il servizio al bene comune, non può attualizzarsi in solitudine, ha bisogno di una comunità con cui confrontarsi, ispirarsi e verificare l’azione politica intrapresa.

    Il Popolarismo, nel suo divenire, durante i decenni del secolo breve, ha assorbito alcuni principi del conservatorismo, del liberismo, del socialismo democratico e dell’antifascismo. Tuttavia la connotazione maggiore dell’esperienza del Partito Popolare e poi della Democrazia Cristiana è stata la trasposizione nell’azione politica dei caratteri sociali ed etici della Dottrina Sociale della Chiesa, presa a vera e propria ispirazione.

    I principi di Sussidiarietà, Solidarietà, Bene Comune e del Personalismo Comunitario hanno influenzato sia la formazione della Carta Costituzionale, sia le leggi della giovane Repubblica Italiana.

    Una caratteristica fondamentale che ha contraddistinto il pensiero e l’azione politica di Don Sturzo, dalle altre dottrine politiche novecentesche, è stato l’aver impegnato in modo particolare i Popolari nelle amministrazioni locali territoriali: i Comuni.

    La questione del governo di territori, ripresa dall’attivismo dei movimenti sociali delle cooperative, delle mutue e delle esperienze di solidarietà locali, hanno permesso a Sturzo di valorizzare l’autonomia dei comuni, veri pilastri portanti della vita democratica del Paese.

    Anche nei momenti difficili per le istituzioni nazionali, le città hanno saputo tenere un rapporto vivo e di vicinanza ai bisogni degli ultimi, dei penultimi e di tutti i cittadini. Ancora oggi questo fenomeno viene, correttamente, chiamato  “Municipalismo Sturziano”.

    Oggi nella confusione e nello spaesamento generale della politica nazionale, è proprio dalle nostre città ben amministrate, che possiamo agevolmente iniziare a riattualizzare quell’appello ai cittadini “Liberi e Forti” di don Sturzo. Iniziamo dal basso, dalle comunità territoriali e iniziamo il lungo processo di riavvicinamento dei cittadini all’impegno Politico.

    Francesco Prina
    Vicepresidente di “Persona e Comunità”