Milano città metropolitana europea nello scenario mondiale

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L’eredità dell’Esposizione Universale di Milano, che per oltre sei mesi ha catalizzato l’attenzione dei cittadini del mondo sulla sfida umanitaria di “nutrire il pianeta” sconvolto dalle disuguaglianze nell’accesso al cibo e dalle intollerabili ingiustizie che generano povertà e conflitti, non sembra aver lasciato traccia nel dibattito che si sta svolgendo fra i candidati alla conquista della carica di Sindaco della città metropolitana lombarda.

Eppure sarebbe sufficiente aprire gli occhi sulla metamorfosi della realtà cittadina, con la presenza degli immigrati e il flusso dei profughi, per uscire dai confini mentali del localismo con l’apertura necessaria a immaginare una città aperta e accogliente, capace di progettare un futuro condiviso di integrazione sociale e di sviluppo delle potenzialità di una società ormai multietnica.
Quando si parla di rivitalizzare le periferie e di valorizzare le potenzialità umane del tessuto sociale dei quartieri, si tratta di far emergere  le esperienze delle comunità locali, delle associazioni e dei comitati, del volontariato e dei centri d’ascolto parrocchiali, per cogliere l’intreccio delle azioni di assistenza e solidarietà che aiutano ad uscire dall’emarginazione e dalla povertà.
In particolare, anche i candidati alle nuove municipalità devono affrontare le questioni della convivialità con le diverse realtà straniere, dando voce al disagio dei residenti per le difficili condizioni di vicinato e di abitabilità, soprattutto nelle case popolari lasciate troppo spesso in stato di abbandono e degrado, nonostante le ristrutturazioni previste dai contratti di quartiere.

Dal Consiglio episcopale milanese, con l’invito ai cattolici a prendere la parola, e dalle Associazioni ecclesiali della Diocesi ambrosiana sull’impegno politico dei cittadini, affiora una “idea di città”, plurale e inclusiva, con una visione della convivenza civile capace di creare le condizioni per il dialogo nel solco della tradizione dell’accoglienza e nella logica della sussidiarietà.
Una pubblica riflessione, alla vigilia delle elezioni comunali, dei Parroci del Decanato S.Siro, fondata sull’esperienza quotidiana degli incontri con le persone degli operatori volontari delle comunità cristiane, sottolinea alcune emergenze da affrontare con urgenza, in collaborazione fra il pubblico e il privato sociale, per offrire un aiuto e un sollievo alle famiglie in difficoltà.
Continua ad aumentare il livello di povertà di molti cittadini che si rivolgono ai servizi parrocchiali che svolgono una “azione di supplenza”, difficilmente sostenibile nel tempo, mentre si fa problematica l’attività degli oratori a contatto con gli adolescenti stranieri che vivono situazioni familiari e sociali sempre più drammatiche e disgreganti.

Il “degrado delle periferie”  è legato alla ghettizzazione dell’emigrazione e alla fatica di integrarsi, in relazione alla perdurante crisi economica che rischia di far crescere forme di disadattamento e atteggiamenti di chiusura, con il conseguente isolamento e la difficoltà di vivere le relazioni di buon vicinato con le persone di diversa cultura e tradizione religiosa.
“L’assenza del lavoro” è un dramma concreto che impedisce di guardare con speranza al futuro per i giovani, che sono fra le categorie più a rischio, in compagnia purtroppo delle persone più anziane rimaste disoccupate e senza prospettive di riassunzione, a causa anche della difficoltà ad adeguarsi alle nuove professionalità richieste dalla rivoluzione digitale, con la conseguenza di non poter affrontare con dignità le esigenze personali e familiari.

La collocazione europea e internazionale di Milano deve portare a politiche amministrative in sintonia con le altre realtà metropolitane mondiali, caratterizzate da una convivenza fra le diverse nazionalità che contribuiscono a dare una identità plurale alla comunità cittadina, con evidenti questioni ancora irrisolte di integrazione e di sicurezza, in un’epoca di fondamentalismi religiosi.
Si avverte il “bisogno di una buona politica” al servizio della popolazione e dei diritti di cittadinanza, alla ricerca del bene comune, con una visione relazionale della città che alimenti il senso civico di appartenenza alla comunità metropolitana, per valorizzare le energie culturali e sociali nella costruzione dei percorsi di partecipazione e di condivisione dei processi decisionali.
Vanno favorite le alleanze sociali per dare vitalità alle periferie e voce alla città nella costruzione del municipalismo ambrosiano, aperto all’Europa e al mondo, con percorsi di innovazione e di internazionalizzazione per offrire un ruolo trainante nel rilancio dello sviluppo, da fondare sulle energie della società civile e sulla cittadinanza attiva della società multietnica che si va formando.
Si tratta di valorizzare il “localismo cosmopolita” di Milano, per allargare lo sguardo oltre l’emergenza e per cogliere le opportunità offerte “dall’avventura dell’Expo” che ha richiamato l’attenzione delle nazioni sulla metropoli lombarda e sulle sue potenzialità di operosità e di collaborazione con la comunità planetaria alla ricerca di vie d’uscita dalla crisi mondiale.

L’assemblea dei Sindaci delle grandi città del mondo a Palazzo Reale, aveva infatti evidenziato l’urgenza delle sfide da affrontare e il ruolo determinante dell’alleanza dei Comuni per superare le molte diseguaglianze di un “pianeta stressato” dalle ingiustizie, dai conflitti e dalle migrazioni. Le molte domande sul futuro della città, rivolte dai giovani studenti a Sala e Parisi nell’affollato auditorium dei Salesiani, dimostrano la necessità che la politica vada oltre “l’amministrazione di condominio” per affrontare le questioni del cambio d’epoca con la costruzione della “convivialità delle differenze”.