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Milano e il futuro dell’Europa nel discorso alla città dell’Arcivescovo di Milano card. Scola email stampa

Un commento a caldo del presidente delle Acli Milanesi, Paolo Petracca

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Martedì 6 dicembre, alle 18, nella Basilica di Sant’Ambrogio l’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, durante la celebrazione dei Primi Vespri (la sera prima della festività liturgica) ha pronunciato il  Discorso alla Città e alla Diocesi in occasione della solennità del Santo Patrono di Milano (7 dicembre)

Il commento del presidente delle Acli Milanesi, Paolo Petracca

Mi sembra che tre siano gli aspetti più rilevanti del significativo messaggio alla città che il cardinale Angelo Scola ha voluto anche quest’anno donarci nella ricorrenza di Sant’Ambrogio, in un contesto di incertezze politiche e sociali all’indomani del  risultato del referendum costituzionale.

Il primo è quello del legame fra Milano ed Europa. Un legame storico, forte, incontrovertibile, poiché la nostra, come dice il Cardinale, è “una delle metropoli diffuse che costituiscono i motori pulsanti del continente europeo in grado di evolversi e mutare, ancora capace di stupire l’osservatore poiché rivela forti contraddizioni, ma anche inaspettate capacità di “rinascita” “. Expo è stata una di queste occasioni, ma c’è di più e di meglio, perché Milano e la sua metropoli vivono soprattutto della quotidianità di chi lavora, di chi abita il territorio, di chi anima le mille e mille attività sociali, culturali e di volontariato che sono la sua ricchezza e costituiscono il tessuto connettivo della nostra società.
Milano quindi è capacità di innovazione, è apertura, è incontro di tradizioni culturali e religiose diverse, è capacità di incontro e di convivialità di differenze, secondo la bellissima espressione di don Tonino Bello, e deve essere sempre di più il simbolo del rifiuto di ogni forma di chiusura xenofobica e razzista.

Il secondo rimanda al grande ideale dell’ unità europea, che nasce dal rifiuto degli orrori della seconda guerra mondiale dalla generosa visione di uomini politici di matrice cristiana. L’ Europa quindi è un “progetto di pace”, come sottolinea il Cardinale, e deve trasformare progressivamente la sua  impostazione originaria di progetto di tipo economico (il carbone, l’acciaio, il mercato comune …) in un progetto politico compiuto, sapendo che “stante la complessità dei processi in atto, oggi nessuno Stato nazionale è in grado di affrontarli da solo: l’Europa non è un’opzione, ma una vera e propria necessità”.
Da qui l’impegno dei credenti e di tutte le persone di buona volontà a respingere ogni tentazione neo nazionalista, che in se stessa porta i germi dell’esclusione del diverso e, potenzialmente, della guerra: il vero obiettivo politico oggi è quello di rafforzare l’Unione europea, la quale a sua volta deve però uscire dalla sua dimensione economica e dare una risposta seria e strutturale ai bisogni sociali diffusi che alimentano la rottura sociale di cui si nutrono populisti e razzisti di ogni tipo.

Il terzo interpella più direttamente i cattolici ambrosiani, in una fase storica in cui quella fede che ha alimentato la realtà spirituale, culturale e sociale della nostra metropoli sembra rarefarsi o, meglio, trasformarsi perché “appare miope deprecare l’attenzione ai segni dei tempi come un cedimento allo spirito del tempo, o peggio come una sostituzione della fede con il politically correct: questo è certo un rischio, ma speculare rispetto a quello, non meno grave, della chiusura della fede nell’ambito dell’intimità personale, importante sì, ma completamente ininfluente sulla civiltà.
Se è vero infatti, come insegna Papa Francesco nella “Evangelii gaudium” che il tempo è superiore allo spazio, è nella dimensione del divenire temporale, nella testimonianza che assume la forma di quell’ “impegno comunitario e sociale” in cui il Cardinale  ravvisa uno dei tratti del cristianesimo del futuro, e che le ACLI tentano di praticare come luogo della loro specificità di movimento ecclesiale di cittadini, di lavoratori e di animatori sociali.

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