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Nel Discorso alla città l’Arcivescovo ci invita a prendere tutti insieme in mano le sorti della città per farla crescere nella giustizia e nell’equità email stampa

Come acliste ed aclisti  ci sentiamo interpellati dal monito dell’Arcivescovo “ora tocca a noi” e proprio per questo lo ringraziamo perché ci accompagna e ci esorta su questa strada difficile ma necessaria

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L'anno scorso nella Basilica di Sant'Ambrogio l'Arcivescovo, Mons. Delpini ha pronunciato il suo primo Discorso alla città

«Nel Discorso alla città per questo difficile Sant’Ambrogio l’Arcivescovo Delpini ci ricorda che solo uno sforzo collettivo ci permetterà di uscire da questa situazione, marcata non solo dalla preoccupazione e dal dolore per la pandemia, ma anche dalle ombre che essa proietta su di una situazione economica e sociale già precaria» ha detto il presidente delle Acli Milanesi, Andrea Villa dopo aver ascoltato il discorso alla città.

«Giustamente, mons. Delpini – afferma il presidente delle Acli Milanesi Andrea Villa, commentando le parole dell’arcivescovo – fa l’elogio di “quelli che rimangono al loro posto” rilevando chegrazie a loro la città funziona anche sotto la pressione della pandemia”: sono loro che “fanno andare avanti il mondo: gli ospedali funzionano, i trasporti, i mercati, i comuni, le scuole, le parrocchie, i cimiteri, gli uffici funzionano. Dietro ogni cosa che funziona c’è il popolo, che nessuno può conteggiare, di coloro che rimangono al loro posto”. Ed è in nome proprio di queste persone, per l’Arcivescovo, che la città, il paese, vanno profondamente ripensati, con la consapevolezza che quando la fase emergenziale passerà, rimarranno i problemi che essa ha acuito e che chiedono una soluzione».

Villa sottolinea come nel discorso alla città Delpini ripudi l’individualismo, in quanto “la vita ha potuto continuare perché la solidarietà si è rivelata più normale e abituale dell’egoismo, il senso del dovere si è rivelato più convincente del capriccio, la compassione si è rivelata più profondamente radicata dell’indifferenza, Dio si è rivelato più vero dell’io. E Delpini aggiunge ancora “abbiamo imparato che l’ideologia non va bene: ha prodotto le peggiori stragi della storia. L’individualismo non va bene: ha inaridito la voglia di vivere e dare vita e porta l’umanità verso l’estinzione. Il neoliberismo non va bene: ha creato disuguaglianze insopportabili”.
«Ci sentiamo molto in sintonia con le parole del nostro Arcivescovo – spiega Andrea Villa – e sentiamo forte il monito di papa Francesco che ci richiama ad un cambio di paradigma, a ripensare l’economia, capace di tenere insieme la centralità della persona e la salvaguardia del pianeta, mettendo al bando la logica dello scarto, così come hanno recentemente iniziato a fare gli oltre mille giovani in collegamento con il Pontefice ad Assisi».

L’Arcivescovo nel suo messaggio richiama inoltre la specificità dell’umanesimo ambrosiano, ricordando che “tocca a noi recuperare le nostre radici, essere fieri della nostra identità originale e proporre una visione comune. Tocca a noi, in coerenza con la nostra cultura, elaborare una visione comune con i tratti di quella sapienza popolare, di quel pragmatismo operoso, di quel senso del limite e quella consapevolezza di responsabilità che sono alieni da ogni fanatismo, da ogni rassegnazione, da ogni conformismo ottuso, capaci di realismo, di serietà e onestà intellettuale, di senso dell’umorismo, di apertura verso l’altro e verso l’inedito”.

«La pandemia – afferma il presidente dell’associazione – ha aumentato il senso di divisione dovuto alla disparità fra chi è garantito e chi non lo è, rischiando di rinfocolare un conflitto sociale latente che può essere foriero di gravi conseguenze. La pandemia ha inoltre dimostrato la falsità della prospettiva populista di fronte ad una malattia che ci fa capire come “siamo tutti sulla stessa barca”, secondo le parole di papa Francesco. Il nostro impegno, come Acli è lavorare alla costruzione di comunità resilienti, capaci di relazioni autentiche. Saremo in grado di farlo – continua Villa – se sapremo rafforzare i legami, costruire alleanze tra l’associazionismo, la scuola, i mondi produttivi, le comunità cristiane per dare risposte credibili alle fragilità, ai bisogni e ai sogni delle persone».
Monsignor Delpini richiama infine alla condivisione, attraverso la costruzione di una società plurale, sapendo che “in questo percorso non ci sono popoli civili e popoli incivili, non ci sono culture che devono sempre insegnare e culture che devono sempre subire o mendicare. Convergono invece fratelli e sorelle che si arricchiscono per uno scambio di doni e per un riconoscimento di limiti da superare(…)”».

Nella prospettiva delle scelte future, che i milanesi dovranno compiere fra qualche mese, ricordate dall’Arcivescovo, per l’avvenire amministrativo della loro città e di tutto il territorio metropolitano, Andrea Villa ribadisce la disponibilità dell’Associazione: «Le Acli ci sono e si mettono al servizio per individuare luoghi di incontro e confronto per costruire una visione comune, basata sul riconoscerci tutti fratelli, figli di un unico Padre. Come acliste ed aclisti – ha concluso – ci sentiamo interpellati dal monito dell’Arcivescovo “ora tocca a noi” a prendere in mano le sorti della città per farla crescere nella giustizia e nell’equità, e proprio per questo lo ringraziamo perché, ci accompagna e ci esorta su questa strada difficile ma necessaria».

Le celebrazioni in Duomo (IV di Avvento e Immacolata) saranno trasmesse in diretta su ChiesaTv (canale 195 del digitale terrestre), Radio Mater, www.chiesadimilano.it e youtube.com/chiesadimilano

Il testo del Discorso