“Nero latte, il film”: ricordare, vedere, creare

“Nero latte, il film”: ricordare, vedere, creare email stampa

Il Circolo ACLI di Abbiategrasso e la Zona ACLI Abbiatense Magentino sono partner e sostenitori di questo percorso e quando il film sarà girato e prodotto sarà possibile anche per altri Circoli ACLI proiettarlo, eventualmente anche alla presenza di uno dei ragazzi protagonisti.

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Un film costruito su un viaggio, che parte dall’Istituto Bachelet di Abbiategrasso (MI), da un laboratorio teatrale, da un percorso artistico, culturale, umano, e approderà ad Auschwitz, per provare a guardare in faccia quell’orrore.
Un’opera che vuole andare al di là della “retorica della memoria”, che racconterà la storia di un gruppo di ragazzi, con le loro emozioni, gli amori, i dubbi, le scelte da fare, e il modo in cui il viaggio influisce sulle loro vite.
Un intreccio di fiction e documento, teatro e cinema, fondato su un’idea estetica forte e ambiziosa, per dire quanto sia importante imparare a guardare la realtà con consapevolezza, passione, coscienza.
Ecco cos’è “Nero latte: il film”, un progetto legato al Viaggio della Memoria, che avremmo dovuto fare alla fine di marzo e che cercheremo di effettuare al più presto possibile, non appena sarà finita l’emergenza. Il lavoro è cominciato nel novembre del 2019 ed è andato avanti per mesi, fatto di incontri settimanali con gli studenti, ma anche riprese quasi quotidiane, oltre alle prove, le riflessioni collettive, le letture, le visioni di opere sul tema… Sì, perché il lavoro collettivo va ben oltre il film, ha un valore educativo, oltre che creativo, e punta sull’umanità, i pensieri, le emozioni di chi vi partecipa.
Il Circolo ACLI di Abbiategrasso e la Zona ACLI Abbiatense Magentino sono partner e sostenitori di questo percorso e quando il film sarà girato e prodotto sarà possibile anche per altri Circoli ACLI proiettarlo, eventualmente anche alla presenza di uno dei ragazzi protagonisti.

UN FILM VERO
Un film vero, ecco cosa stiamo facendo. Non solo un “progetto scolastico”, ma una vera e propria produzione cinematografica indipendente. Nata grazie all’IIS Bachelet, dentro cui si è sviluppato il gruppo teatrale al centro del progetto (guidato da Maurizio Brandalese e dall’associazione Dedalus), la scuola che ha creduto in questa idea. Il gruppo di lavoro che si è formato – costituito da professionisti del cinema e del teatro, autori, tecnici e comunicatori – sta costruendo una sceneggiatura in tempo reale, che procede insieme alle riprese, alla costruzione dei personaggi, alla formazione degli attori, dodici studenti scelti all’interno del gruppo teatrale (ma in alcune scene gli studenti coinvolti saranno molti di più).
Non solo un documentario, quindi, la registrazione audiovisiva di un viaggio ad Auschwitz, ma un film narrativo, in cui i ragazzi interpreteranno dei personaggi, dentro una trama che mischierà finzione e realtà. Un’opera che ha l’ambizione di arrivare a un pubblico che sia il più ampio possibile, che abbia una sua autonomia espressiva e un suo valore artistico, in grado anche di trovare una visibilità in festival cinematografici e rassegne specializzate.

UN LAVORO COLLETTIVO (ARTISTICO ED EDUCATIVO)
Il film si sta sviluppando su tre livelli. Il primo è quello teatrale, raccoglie e porta avanti il lavoro effettuato negli ultimi anni a scuola, sul tema della memoria, con Maurizio Brandalese e Dedalus, visto che protagonista del film sarà proprio un gruppo teatrale studentesco: la trama è fondata sulla storia di questi ragazzi, che preparano uno spettacolo da mettere in scena a Birkenau, e che ovviamente hanno una loro vita, gli amori, i dolori, le ambizioni, i problemi nei rapporti con gli altri, le scelte da fare…
Il secondo livello è quello cinematografico, basato su una sceneggiatura, un’idea visiva molto forte e una struttura complessa costruita su diversi piani, ideata da Fabrizio Tassi (autore e regista) e realizzata da Matteo Ninni (operatore, direttore della fotografia e del montaggio).


Il terzo livello è quello dell’esperienza-viaggio, il documento, l’improvvisazione, lo spazio lasciato alle emozioni, i gesti, le parole che si svilupperanno nei sei giorni di viaggio in treno, la tappa di Cracovia, la visita dei campi di sterminio, gli incontri… Ai ragazzi viene chiesto di mettere in gioco anche le proprie emozioni e la loro umanità. Il lavoro di preparazione non è un banale esercizio di allenamento alla messinscena, ma un percorso di crescita collettivo. Ci alleniamo a capire e sentire meglio, più in profondità, per portare poi quel lavoro davanti alla macchina da presa. E ci prepariamo anche a comunicare questa esperienza agli altri, a condividerla, nelle scuole, nei cinema, nelle associazioni, nei luoghi in cui andremo a presentare il film e a raccontare cosa abbiamo scoperto.

IL SENSO, L’IDEA
Vogliamo andare al di là della “retorica della memoria”, che ha la sua indubbia funzione (civica) ma rischia di banalizzare la questione, di trasformarla in un’abitudine, un obbligo istituzionale, che conserva la forma (la necessità del ricordo) ma smarrisce la sostanza (che ha a che vedere col presente e il futuro, non solo con il passato, con la qualità della convivenza nella nostra società).
Si parte dal teatro, la poesia, la musica, il cinema che ha provato a raccontare “quella cosa”. Si utilizza l’arte per avvicinarsi al dolore, alla verità di Auschwitz. Ma poi c’è l’impatto sconvolgente con quella realtà, che per certi aspetti rimane indicibile, a cui nessuna rappresentazione può pensare di avvicinarsi. E quell’impatto influisce sulla storia (le storie) dei ragazzi (e della compagnia), agisce sulle loro scelte, provoca un cambiamento nel loro modo di guardare le cose. Si tratta di riflettere sulle enormi possibilità del cinema e insieme sui suoi limiti. Ma soprattutto si vuole raccontare cosa accade quando l’io diventa un noi, e quando si impara a stare nelle realtà con coscienza e consapevolezza, nella bellezza e nel dolore, nella responsabilità. Quel male è assoluto e insieme “banale”, perché è ancora dentro e intorno a noi. Bisogna imparare a riconoscerlo. Da quella conoscenza si esce trasformati, più veri e liberi.

LA “SQUADRA”
Fondamentale è il ruolo dell’Istituto Bachelet di Abbiategrasso (MI), e dei suoi docenti, soprattutto di quelli che da anni accompagnano i progetti legati alla memoria, da Anna Ricotti a Gianni Mereghetti. Anche le comparse vengono scelte all’interno della scuola.
I protagonisti sono dodici ragazzi, selezionati attraverso colloqui e provini. Ma vengono coinvolti anche tecnici, professionisti di vario genere, musicisti.
Il progetto è guidato da tre persone.
Il direttore artistico è Maurizio Brandalese; attore e formatore, con diploma universitario da educatore (tesi sul “gioco teatrale”), che si è formato alla scuola di Teatripossibili e a quella di Giovanni Boria in psicodramma classico; ha lavorato tra gli altri con Corrado Accordino (recitando anche in suoi spettacoli), Antonio Fava, Carlo Boso, Eugenio Allegri; direttore di scena e anche direttore artistico di rassegne e produzioni, è insegnante presso il Binario 7 di Monza e co-fondatore dell’associazione-compagnia Dedalus.
Autore e regista è Fabrizio Tassi: critico cinematografico, giornalista, autore (di opere teatrali, racconti, libri-saggi cinematografici e filosofici), operatore culturale (docente di cinema per enti, associazioni, istituzioni, con esperienza ventennale nelle scuole), direttore artistico del festival milanese Aquerò, lo spirito del cinema, vicedirettore della rivista Cineforum, co-autore della sigla della Mostra del cinema di Venezia 2012-2017 e co-produttore del film Animata resistenza vincitore del Leone come Miglior documentario sul cinema nel 2015.
Operatore e direttore della fotografia e del montaggio è Matteo Ninni: documentarista e videomaker, diplomato in cinema documentario alla scuola civica Luchino Visconti, docente in laboratori di alfabetizzazione video e stop motion; impegnato professionalmente nello sviluppo, la produzione e il montaggio di film documentari, case history, video documentazioni; co-autore di Sotterranea e Makers, regista di Se mancherà la sua compagnia non riusciremo a dormire (Premio come miglior fotografia a “Milano in 48 ore” 2013) e Di acqua , di fuoco e di quello che resta, aiuto regia e fotografia di Magnifiche sorti.

IL FILM AI TEMPI DEL CORONAVIRUS
Cosa stiamo facendo in questo tempo sospeso, di isolamento? Continuiamo a lavorare. Essendo un’opera a metà tra fiction e documentario, abbiamo deciso di inserire questa emergenza nella trama del film. Parliamo di ragazzi liceali (dai 16 ai 18 anni) che affrontano le questioni della vita, anche la necessità di starsene chiusi in casa e vivere un’esperienza senza precedenti. Questo ovviamente cambierà anche il modo in cui vivranno il viaggio ad Auschwitz.
Quindi ora stiamo lavorando su tre livelli: riscriviamo la sceneggiatura, organizzandola in modo diverso; montiamo e rimontiamo le cose già girate, per capire come procedere nel lavoro; chiediamo ai ragazzi di raccontarci la quarantena, come la stanno vivendo. Non solo, stiamo portando avanti anche un confronto costante con loro, un lavoro creativo: ai ragazzi viene chiesto di interpretare i loro personaggi, di fare e dire cose davanti alla cam del computer o dello smartphone, portando avanti la trama della storia e le riprese del film (con grande entusiasmo!). Insomma, continuiamo a crescere insieme, a cercare di capire, a imparare qualcosa della vita.