Next Generation Eu: investimento o debito?

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La sintesi dell'incontro del 31 marzo organizzato dalle Acli Provinciali Milano, Monza e Brianza, dal titolo “Next Generation EU: investimento o debito?”, che ha ospitato il Professor Carlo Cottarelli, Direttore Osservatorio sui conti pubblici italiani presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, e il Professor Alessandro Rosina, Docente di Demografia Facoltà di Economia presso l’Università Cattolica e Coordinatore scientifico Osservatorio Giovani Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori.

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Foto di Leonardo1982 da Pixabay

Entro il prossimo 30 aprile l’Italia dovrà consegnare alla Commissione europea il PNRR, acronimo di “Piano Nazione di Ripresa e Resilienza”, in cui illustrerà come intende investire, nei prossimi 6 anni, i 209 miliardi erogati dal Next Generation EU, il maxi-piano previsto per rilanciare l’economia europea, affossata dalla crisi pandemica da ormai più di un anno.

È nel solco di questa importante scadenza che si inserisce l’incontro del 31 marzo organizzato dalle Acli Provinciali Milano, Monza e Brianza, dal titolo “Next Generation EU: investimento o debito?”, che ha ospitato il Professor Carlo Cottarelli, Direttore Osservatorio sui conti pubblici italiani presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, e il Professor Alessandro Rosina, Docente di Demografia Facoltà di Economia presso l’Università Cattolica e Coordinatore scientifico Osservatorio Giovani Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori. Gli interventi dei due illustri ospiti sono stati uno spunto prezioso per comprendere natura e finalità del più grande piano di investimenti che il nostro Paese ha visto dal secondo dopoguerra ad oggi, con l’auspicio che possa alimentare un autentico piano di investimenti di cui potranno giovare le generazioni future.

Proprio i giovani, come ricordato più volte nel corso della serata, sono i veri destinatari dal piano, battezzato per l’appunto Next Generation EU, che si configura come un patto intergenerazionale che risulterà vincente solo se l’Italia sarà in grado di ascoltare le istanze, i desideri e le ambizioni dei suoi giovani. Il cambiamento può diventare miglioramento solo se si permette alla novità incarnata dalle giovani generazioni di attecchire e germogliare – spiega il Professor Rosina, che paragona l’impossibilità di realizzarsi dal punto di vista professionale e sentimentale cui spesso devono confrontarsi i giovani, al sopruso subito dai manzoniani Renzo e Lucia. La complessità del mondo attuale, in rapida e continua trasformazione, richiede che si attrezzino i giovani, fin dalla tenera età e poi lungo tutto l’arco della vita, con una solida formazione, educata ad una forma mentis incline all’adattamento, e in definitiva capace di “apprendere ad apprendere”.

Investire nel “capitale umano” è parte della formula indicata anche dal Professor Cottarelli per aumentare la produttività, da abbinarsi ad un investimento anche nel “capitale fisico”. Investire nel capitale umano ed intellettuale del nostro paese significa sostenere investimenti a favore della pubblica istruzione (dagli asili nido fino all’università, senza tralasciare i diversi gradi in cui si articola la scuola secondaria), e garantire l’opportunità a tutti di ricevere una formazione continua durante tutto l’arco della vita, nell’ottica dell’”apprendere ad apprendere”. Gli investimenti del capitale fisico, spiega il Professore, si compongono da una parte di investimenti pubblici (atti a semplificare le procedure e snellire la burocrazia) secondo i principi indicati dall’Europa della digitalizzazione e della transizione ecologica, e dall’altra di investimenti privati, che deve tornare ad essere appetibile nel nostro Paese per gli imprenditori, rispetto a cui occorre contrastare la lentezza della giustizia, le complicanze burocratiche, e gli elevati livelli di tassazione.

Per rilanciare la crescita del nostro Paese e sostenerne la produttività – ha proseguito il Professor Rosina – occorre poi restituire centralità alle politiche familiari, in virtù delle ricadute strategiche che generano in termini di sostegno alla natalità, all’occupazione femminile, ad una formazione di qualità e alla riduzione della povertà economica ed educativa. La peculiarità degli squilibri demografici cui sta andando incontro il nostro Paese non si possono ridurre al solo invecchiamento, ha spiegato il Professore, ma anche al processo di “degiovanimento” della popolazione, neologismo da Lui coniato per illustrare la sempre più marcata riduzione della coorte giovanile e, in definitiva, della futura popolazione attiva. Tale squilibrio demografico contrasta la produzione di ricchezza e la crescita sostenibile del Paese, oltre a impedire la sostenibilità del sistema di welfare pubblico, per cui occorre predisporre le condizioni per cui le nuove generazioni possano produrre nuovo benessere. È questa la prospettiva da cui il Professore legge la recente approvazione del Family Act, definito un insieme di politiche integrate – che si compongono dell’assegno unico, del potenziamento dei servizi per l’infanzia, del ripensamento del congedo parentale – in una prospettiva intergenerazionale.

Con la predisposizione del PNNR l’Italia ha l’occasione di contrastare l’indebolimento cui ha condannato le giovani generazioni da prima della recessione finanziaria del 2007-2008, riconoscendo che il sostegno delle politiche familiari e giovanili costituiscano il trampolino di lancio per la crescita del sistema paese tutto.  Tale responsabilità, però, non ricade solo sull’attuale Governo che, come ricordato dal Professor Cottarelli, ha il compito di avviare le riforme, ma non potrà portarle a termine a causa della ristrettezza dell’orizzonte temporale in cui opera. Determinante sarà allora la volontà dei cittadini, nelle cui mani è rimessa l’implementazione delle misure che l’Italia presenterà il prossimo 30 aprile.