Padre Bartolomeo Sorge è salito alla casa del Padre

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Nelle parole di Paolo Petracca il ricordo del gesuita che ci ha lasciato lunedì mattina, all'età di 91 anni. Fino all'ultimo ha commentato i principali eventi della vita politica del paese

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Lascia l’esistenza terrena una persona di notevolissimo spessore spirituale e di grandissima competenza nelle scienze sociali e nella politica.
Gesuita, milanese di adozione è stato un acuto e lucido animatore culturale per la città e per il Paese ed è stato molto vicino, a più riprese nel corso dei decenni alla nostra associazione, anche in alcuni passaggi drammatici della nostra storia.
Negli ultimi diciotto mesi, nonostante la veneranda età, è stato ospite due volte presso la nostra sede provinciale per presentare il suo “Il populismo fa male al popolo” e per discutere del libro di Marco Politi sulla solitudine di Francesco. Quel papa di cui era amico di lunga data sia per via della comune appartenenza alla Compagnia fondata da Sant’Ignazio, sia per aver condiviso, collaborando strettamente, i lavori della conferenza di Puebla oltre quarant’anni fa, definendola “un segno di Dio per tutta la Chiesa”.
Sorge quasi coevo e concittadino di Tina Anselmi, ordinato sacerdote nel 1958, si è formato prima nella nostra città, poi in Spagna e successivamente a Roma. Entrato nella redazione de La Civiltà Cattolica nel 1966 ne divenne subito una delle firme di punta (fino alla sua nomina a direttore nel 1973). All’inizio degli anni Settanta dopo aver preso parte ad un convegno delle Acli lombarde a Rho con una relazione dal titolo “Il Capitalismo è correggibile?”, da vice direttore della rivista si impegnò per evitare, purtroppo senza ottenere il risultato sperato, la deplorazione di Paolo VI alle Acli, sostenendo l’aderenza delle tesi di Vallombrosa all’insegnamento sociale della Chiesa, in particolare alla Populorium progressio. Negli stessi anni collaborò alla stesura della lettera apostolica di Paolo VI Octogesima adveniens, sull’azione della comunità cristiana in campo politico, sociale ed economico. Negli anni ottanta si attivò, con conferenze tenute in varie città d’Italia, per promuovere nei cattolici una nuova identità culturale e un nuovo ruolo politico e una nuova spinta di rigenerazione etica per i laici impegnati. Anche le Acli milanesi, regionali e lombarde lo invitarono a più riprese a contribuire al loro dibattito, in diverse occasioni pubbliche e nei corsi di formazione per dirigenti.
Si è sempre battuto contro l’integrismo di alcuni movimenti cattolici, che al convegno “Evangelizzazione e promozione umana”, del 1976, aveva definito «il tarlo del Vangelo».
Lasciata la direzione di Civiltà cattolica nel 1985 per Palermo, dal 1986 al 1996 ha diretto l’Istituto di Formazione Pedro Arrupe.
Personalmente l’ho conosciuto, da giovane aclista, proprio in quegli anni seguendo e leggendo proprio i testi della scuola di politica che all’interno di questo Istituto, insieme a padre Ennio Pintacuda, aveva creato. Con il movimento Città per l’Uomo fu tra i padri ispiratori della cosiddetta Primavera di Palermo. Nel 1997 tornò a Milano, presso il Centro San Fedele, di cui è stato il responsabile dal giugno 1998 al settembre 2004. È stato anche direttore delle riviste Popoli fino al 2005 e Aggiornamenti Sociali fino a tutto il 2009.
In questo suo ultimo ventennio ambrosiano numerosissime sono state le occasioni di incontro con la nostra associazione, anche su invito dei nostri circoli e delle nostre zone, sempre con grande semplicità e modestia ha messo a disposizione del nostro movimento e delle nostre comunità la sua sterminata cultura, la sua arguzia, la sua saldezza di principi. Con il suo modo gioviale non ha mai fatto sconti a chi ha cercato di usare la fede come copertura ideologica superficiale e strumentale.
Ha fatto sentire la sua voce fino agli ultimi suoi giorni di vita, anche usando i social media, in particolar modo Twitter su cui fino al 22 ottobre non ha mancato di commentare sagacemente i momenti più caldi della politica italiana, internazionale e le principali questioni sociali riguardanti la Chiesa.
Due ricordi personali rimangono indelebili nella mia memoria. Da direttore del San Fedele ospitò un incontro delle Acli milanesi di presentazione del libro “Parti uguali tra disuguali” di Ermanno Gorrieri, la cena che seguì a cui ebbi l’onore di partecipare con lo straordinario uomo politico modenese, con lui e con pochi altri dirigenti aclisti, fra cui Giovanni Bianchi fu un momento di alta formazione informale ma sostanziale, del quale mi torna alla mente una battuta scherzosa di Padre Bartolomeo rivolta al nostro presidente nazionale di allora: “condivido le sue argomentazioni, Giovanni, dovrebbe scriverci un libro e sostenere i perché solo la sinistra va in Paradiso”. Si vede che Bianchi qualche anno dopo se l’è ricordata. L’ultimo ricordo è più intimo. Con una amica sono andato a trovare Padre Sorge – Bartolomeo aveva una particolare predilezione per le donne di origine meridionale giunte a Milano ed impegnate nel sociale, trovava il tempo di chiamarle al telefono, di far loro gli auguri di compleanno, aveva di queste attenzioni umane squisite – all’Aloisianum a Gallarate, dove come il suo amato confratello e amico Carlo Maria, ha vissuto i suoi ultimi anni. Mi fece una sorta di interrogatorio sulle Acli, voleva sapere dello stato di salute dell’associazione, delle sue prospettive, mi raccontò del suo lungo rapporto di vicinanza al nostro movimento e poi mi ricordò dell’importanza dell’azione dello Spirito nel nostro agire e del saperLo accogliere e assecondare.

Addio padre Bartolomeo, le tue parole chiare e sempre ben fondate, ci accompagneranno ancora in questi tempi di accelerazione del cambiamento d’epoca e grazie per l’amicizia riservata al nostro movimento e per il tuo sorriso e per la tua positività anche nei frangenti più duri, limpida testimonianza di quanto abitasse in te la gioia del Vangelo.

Presentazione del libro “Il populismo fa male al popolo” del 7 maggio 2019 (VIDEO)